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MERLINI

a spasso per l’Italia senz’auto
di Paolo Merlini, Ediciclo editore, Portogruaro, pp. 176, € 14,50

Praticare “vie traverse” è in genere, locuzione che indica un agire furbesco, un comportamento eticamente non proprio irreprensibile. Ma c’è chi ha trasformato questa espressione in una virtù. E’ Paolo Merlini, esperto, per l’appunto, di “vie traverse”. Le quali sono, nel nostro caso, non le strade dell’etica e dell’agire umano, ma quelle materiali che collegano tra loro i mille borghi d’Italia e che Merlini percorre da anni rigorosamente con mezzi di trasporto pubblico. Eroicamente, verrebbe da dire, se si pensa alla nomea non proprio eccelsa con la quale molta parte della nazione guarda ai servizi italiani, trasporti compresi. Con sommo gaudio, invece, dal punto di vista di questo viaggiatore che, dai finestrini dei mezzi pubblici locali, vede scorrere lentamente “il lungometraggio del Bel Paese”. Al punto che le strade, pur non perdendo la loro materiale concretezza, diventano anche degli itinerari dell'animo.
       Di questa sua singolare esperienza Merlini ci narra ora nel suo primo libro, L’arte del viaggiare lento, Ediciclo editore, Portogruaro, pp. 176, € 14,50. Un libro prezioso, perché ci fa vivere, pagina dopo pagina, il piacere della scoperta di una mappa ricchissima di linee ferroviarie e su gomma intessuta di una rete fittissima di collegamenti con i quali si possono gustare le mille bellezze paesaggistiche, storiche ed artistiche della provincia italiana. Una ricchezza che forse davvero pochi, in Italia, conoscono. Ma è anche un libro di gradevole lettura, perché ci porta su è giù per l’Italia non lesinandoci elenchi di orari, enti e aziende di trasporto (indispensabili per chi voglia a sua volta accingersi ad effettuare almeno qualcuno dei viaggi raccontati), ma inserendoli in un contesto di vita vissuta che dà aria e respiro alle pagine. Notazioni personali e riflessioni, che l’autore chiama autoironicamente “sparate esistenziali”, si accompagnano ad una dettagliata informazione su mezzi, strutture, orari, caratteristiche dei luoghi, posti di ristoro. Materia che di per sé sarebbe arida, se non fosse vivificata dalle “peripezie libresche” dell’autore, ossia da richiami colti, fatti con gradevole leggerezza, alla letterature, al cinema, alla musica.
           I viaggi si snodano per l’intera penisola, isole escluse, e ci portano dagli incantevoli paesaggi alpini che scorrono dai finestrini del mitico Bernina Express, giù per l’intera dorsale appenninica dello stivale, il paesaggio ricco e vario che forse più si presta -per la natura dei luoghi, dei mezzi e delle reti viarie e ferroviarie interne che lo percorrono- ai godimenti di un viaggiatore lento. Ritrovandoci, però, anche a seguire il mito di Fausto Coppi su e giù per il Colle della Maddalena, o a pedinare, in una notte veneziana, il fantasma di Hugo Pratt; o a rincorrere altre suggestioni letterarie. Merlini conduce i viaggi narrati con l’animo di quel che Albano Marcarini, nella presentazione iniziale, definisce il viaggiatore” interstiziale”, quello «che, di fronte alla deriva consumistica del viaggio verso mete sempre più sature ed omologate, ritrova quella piccola fessura, quell’interstizio, appunto, dove ancora può sopravvivere l’avventura. […] il turista che, nel cuore dello spazio sconosciuto e domestico, reinventa l’esperienza del viaggio e il piacere della scoperta».
           La piacevolezza della lettura non risparmia improvvisi sussulti, che per gli incalliti scontenti dei servizi pubblici italiani (e degli stereotipi che spesso li accompagnano), possono spingersi fino alle soglie dello shock. Per esempio quando si legge che la Campania è una specie di paradiso dei trasporti pubblici e che a Sorrento, per prendere il bus per Amalfi, occorre fare una ordinata fila all’inglese. Per tutto l’arco dello stivale, il libro narra di mezzi pubblici con passeggeri a bordo dotati, tutti, di biglietto; di autostazioni comode e confortanti, da cui «è una goduria partire»; di biglietterie efficienti; di personale quasi ovunque affabile, competente e gentile. Chi, a ragione o a torto, si è costruito un’altra immagine dei servizi pubblici italiani, dovrà riflettere sul fatto che qui non si tratta solo del dichiarato ottimismo dell’autore, portato a prestare più attenzione alle cose che funzionano che ai difetti. Dovrà riflettere se non sia proprio il viaggiare con lentezza a consentire di scoprire negli altri una gentilezza che la fretta e la velocità non ci consentono di scorgere e di assaporare (del resto, si sa, lentezza fa rima con gentilezza). Una riflessione che certamente sarebbe più intensa e profonda se condotta proprio effettuando di persona almeno qualcuno dei viaggi descritti che, in ogni caso, consentono di attraversare paesaggi che rappresentano una sana terapia dell’anima contro lo stress e l’imbronciatura. Paesaggi attraverso i quali il mezzo pubblico, come nel caso del treno delle Ferrovie del Gargano, «non trasporta solo il vostro corpo, soprattutto trasporta la vostra anima verso confini nuovi».
          Quello di Merlini, in definitiva, è un libro che mette di buon umore (e perciò predispone al piacere del viaggio). Un po’ perché, comunque la pensiamo sull’efficienza dei servizi (che si appartenga alla schiera dei catastrofisti incontentabili o che si abbia, come nel caso di Monelli, quella che Marcarini definisce una “commovente” e “straziante” ammirazione per il trasporto pubblico italiano), resta il fatto che ci fa comunque scoprire, con piacere, angoli d’Italia che funzionano. In secondo luogo per un motivo ancor più cospicuo. L’arte del viaggiare lento non è, dichiaratamente, un libro alla Paolo Rumiz (per il quale l’autore mostra una grande ammirazione), che, quando lo chiudi, il viaggio lo hai già fatto e sei tornato a casa. Questa è una narrazione che ti spinge a metterti subito alla ricerca degli orari dei mezzi di trasporto e a pensare a cosa mettere nella borsa da viaggio. Ma che, soprattutto, ti spinge a partire con un viatico che illuminerà tutto l’andare: «non è importante la meta, ma il cammino». Che va fatto, proprio per questo, con la dovuta lentezza.                                                         

                                                                            Nando Cianci

 

 

 

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