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La scuola serve a vivere meglio, non a produrre di più
(Nando Cianci)

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Scuolaslow è una piazza nella quale incontrarsi, discutere, raccontare le riflessioni, le esperienze, le pratiche intrecciate con l'idea di una scuola slow, vale a dire sottratta...

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ARTE DI INSEGNAREdi Isabella Milani, Vallardi Milano, pp. 254, € 12,00
       Si entra per la prima volta in classe –da adulti- con il proprio bagaglio di studi, di conoscenze, di riflessioni e si incrociano sguardi di bambini o ragazzi in attesa, che perlustrano le pieghe del volto del nuovo insegnante per carpirne indizi sul carattere, sui futuri comportamenti. E si scopre che la fiducia nella propria “preparazione” non è sufficiente a sostenere quegli sguardi, ad avviare un dialogo n gli animi che stanno dietro di loro, a suscitarne l’interesse, l’attenzione, la buona predisposizione per il percorso da fare insieme. E si reagisce in base al proprio essere. Chi sa o scopre di avere doti affabulatorie, si affida al

fascino della parola e dei primi contenuti da proporre. Soprattutto del modo in cui proporli. Chi ha ingannato l’ansia dell’attesa del primo giorno in cattedra sui manuali di didattica cerca nella memoria qualcosa che dia la scintilla al suo nuovo lavoro.  Chi ha riflettuto sulla propria “missione” pedagogica cerca di richiamare in vita, per riceverne tranquillità, quella consapevolezza della propria funzione umana e sociale che fino a qualche ora prima stava nella mente come un pilastro su cui costruire l’avvenire. Insomma molto vasta è la gamma delle reazioni alle difficoltà che il primo giorno di scuola presenta ai nuovi insegnanti. Molti dei quali sono accomunati, in quegli indimenticabili momenti, dal desiderio di avere qualcuno che li aiuti ad affrontare il nuovo capitolo della propria vita.
            A questi insegnanti –ma anche a quelli di più lungo corso- si propone di fornire un terreno di confronto, forte della sua esperienza trentennale, una insegnante che si cela sotto lo pseudonimo di Isabella Milani con L’arte di insegnare. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi (pp. 254, € 12,00), da poco uscito da Vallardi. Un libro che va letto con interesse perché proviene dall’interno della scuola e, perciò, oltre che ad aiutare i nuovi docenti ad iniziare il proprio cammino con il conforto di chi ha già fatto un lungo percorso, può aiutare chi ne vive al di fuori a conoscere meglio questo mondo. E, possibilmente, a liberarsi di qualcuno dei pregiudizi che su di esso circolano.
            Il libro è un invito continuo a mettersi in discussione, ad osservare i propri errori, a riconoscere i propri limiti, per corregge, sperimentare, analizzare il modo di essere, il linguaggio, gli interessi degli alunni, per poter impostare un lavoro che li coinvolga. E cercare di migliorarsi sempre, in tutti gli aspetti, dal bagaglio culturale alla capacità di leggere e parlare in modo espressivo. Consapevoli sempre che gli alunni sono tutti diversi, così come lo sono le classi fra loro e come lo sono anche gli insegnanti e i modi di insegnare. Il che non impedisce di constatare che nel mondo della scuola «ci sono atteggiamenti, problemi e soluzioni che si ripetono». E di fornire una bussola che vale in ogni classe, in ogni ordine di studi e in ogni situazione: «la persona più importante per voi, quando siete in classe, deve essere l’alunno con la sua personalità, le sue difficoltà, il suo piccolo bagaglio di vita».
            Fatte queste ed altre premesse sul ruolo dei docenti, il libro accompagna l’insegnante attraverso i vari momenti e i diversi problemi del suo lavoro: come si conduce una classe (ma anche come ci si “attrezza” interiormente prima di entrare in classe e persino come si entra in classe), come si reagisce a situazioni in cui gli alunni esprimono una certa qual ostilità, come saper parlare con il linguaggio del proprio corpo ed ascoltare il linguaggio del corpo degli alunni, come acquisire fiducia in se stessi, come rapportarsi con la “generazione tecnologica”, come comportarsi con le classi e con gli alunni “difficili”, come comprendere le ragioni del bullismo e affrontarne gli effetti. E tanti altri aspetti del lavoro degli insegnanti, presentati nel concreto manifestarsi quotidiano, più che nei loro fondamenti concettuali (il che, naturalmente, non impedisce che dall’insieme dello scritto emerga una sorta di insegnante tipo: una persona di cultura capace di stare sul “palcoscenico” dell’aula e di creare un clima in cui rispetto delle regole e rispetto delle esigenze dell’alunno trovino un proficuo equilibrio). Manifestazioni quotidiane presentate con una attenzione certosina che è certamente utile a stimolare riflessioni, anche se a volte un eccesso di minuziosità nell’analisi di ogni singolo aspetto dell’essere insegnanti potrebbe portare ad una qualche insicurezza e al rischio di ingessare il ruolo in una serie di prescrizioni. Un pericolo da cui l’autrice mette in guardia, ricordando che ognuno è artefice del proprio destino di docente: «Questo libro è un percorso che vi invito a fare insieme a me. Un punto di partenza. Quando avrete riflettuto sui concetti qui espressi, potrete poi trovare la strada che fa per voi e procedere senza timore». Evitare, dunque, di considerare il libro come una sorta di prontuario, per così dire, di meccanica didattica sta all’intelligenza del lettore. Perché l’autrice, che pur rivendica con fermezza di volere «fatti e non parole» e di voler fornire nel libro
«consigli pratici, non discorsi teorici», sa bene che ogni comportamento pratico esprime un’idea di scuola, un modo di guardare al mondo ed ha, dunque, dietro di sé una teoria. Il compito di rintracciarla viene lasciato al lettore, il quale ne individuerà i fondamenti quanto più si riconoscerà nei comportamenti consigliati. E quanto più riuscirà ad affrontare le dure fatiche quotidiane con la consapevolezza che «l’insegnamento può anche essere meraviglioso».
                                                                         Nando Cianci

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