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La scuola serve a vivere meglio, non a produrre di più
(Nando Cianci)

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Scuolaslow è una piazza nella quale incontrarsi, discutere, raccontare le riflessioni, le esperienze, le pratiche intrecciate con l'idea di una scuola slow, vale a dire sottratta...

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LACATTIVASCUOLA#lacattivascuola. Un’inchiesta senza peli sulla lingua
di Alez Corlazzoli
Jaca Book, MiIano, pp. 120, € 12,00

Il libro: Nel mentre studiosi e uomini di scuola si lambiccano il cervello per cercare il modo di far incontrare il linguaggio alfabetico nel quale sono cresciuti gli insegnanti con quello digitale proprio delle nuove generazioni, i responsabili ad “alto” livello dell’istruzione” lasciano una scuola su due senza connessione internet, assiste al crollo di calcinacci ed infissi con preoccupazioni tanto esibite quanto sterili,  ospita centinaia di migliaia di persone in edifici non dotati di agibilità statica, a volte in condizioni igienico-sanitarie che nessuno tollererebbe a casa propria. E’ l’impietosa fotografia da chi osserva la scuola

dalla parte di chi la ama: da un lato un bel po’ di persone di buona volontà –presidi, docenti, altro personale, studenti, genitori- che suppliscono con fatica e con sempre incombente frustrazione alle carenza ormai storiche della nostra scuola,  dall’altro politici saltellanti da un salotto televisivo all’altro garantendo che penseranno a tutto loro, che presto i problemi saranno un ricordo perché loro hanno scoperto il magico ingrediente che a tutti i loro predecessori era sfuggito: la fretta. Le due parole d’ordine “fare in fretta” e “la buona scuola” risuonano da mesi nei nostri media, senza che chi lavori e studi nella scuola abbia potuto palpar con mano gli esiti di questa miracolosa miscela. 

   E così, guardando la scuola dal di dentro, si continua a scoprire i mali di sempre . Lo fa ora con un libro agile e pungente Alex Corlazzoli, il maestro-scrittore già noto ai nostri lettori per il suo Tutti in classe (leggere qui la recensione). Il suo nuovo libro, #lacattivascuola, è una contestazione impitosa del trionfalismo ministeriale. Ma non solo.
   Articolato in sei sezioni, il libro prende le mosse dall’amaro e persistente cahier de doléances già tante volte snocciolato dalla pubblicistica e dagli uomini di scuola: quello che elenca le già ricordate carenze strutturali, che constata come non ci si curi abbastanza delle barriere architettoniche, che non tende a sufficienza la mano agli ultimi. Anche attingendo al Rapporto di Cittadinanzattiva, Cornazzoli affronta poi il tema dell’integrazione nella nostra  degli oltre 800mila alunni non cittadini italiani (il 9 % del totale), al quale non si dedica l’attenzione che la sua estensione e la sua delicatezza esigerebbe.
   Non che sui temi più delicati non ci si muova. Se si sta al proliferare di acronimi che corrispondono a problemi emergenti nella società, l’Italia non è seconda a nessuno.  BES (Bisogni Educativi Speciali), DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) e così via vengono individuati con prontezza. E  abbandonati nelle mani di docenti ai quali non si dà la dovuta formazione al riguardo.
   Non, però, il libro di Cornazzoli un incoraggiamento alla consumata arte della lamentazione che, occorre riconoscerlo, è fastidiosamente diffusa nelle nostre scuole. Né una visione che spinge ad una impotente disperazione. Al contrario, la parte più bella e interessante del libro è quella finale, che tratta della scuola che verrà, quale l’autore la immagina.  Una scuola nella quale, finalmente, le persone conteranno più delle procedure, degli apparati burocratici, dei ministri, dei politici. Una scuola accogliente,nella quale l’articolo 34 della Costituzione («La scuola è aperta a tutti» venga letto non solo nel pur giusto e doveroso senso che tutti debbano poter accedere all’istruzione, ma anche in quello di un luogo sempre aperto, una “piazza” in cui ognuno possa portare il suo contributo alla comunità. Una scuola in cui convivano quaderni, astucci e tablet. Una scuola in cui non cadano soffitti e finestre. E nella quale non esistano più gli sconfitti.

L’incipit:Ryszard Kapuściński diceva che un reporter deve osservare e raccontare. Quello che avete tra le mani non è un saggio ma un reportage della scuola italiana fatto seguendo i comandamenti del grande giornalista polacco.
   Abbiamo fotografato le scuole, anzi le abbiamo fatto i raggi x, per raccontarvi quello che abbiamo visto, di là delle parole della casta dei politici, di là dei numeri che ogni governo snocciola sugli investimenti che farà.
   Un lavoro condotto con la sensibilità di un maestro che ogni giorno entra in classe quando suona la campanella ma anche con l’occhio da giornalista, capace di vedere le crepe della nostra scuola, di difenderla a tutti i costi senza risparmiarle critiche.
   In un momento in cui la scuola italiana è tornata sotto i riflettori dando notizia di sé ogni giorno sui media, serviva qualcosa in più di un articolo di fondo, della cronaca quotidiana. Un libro che non fosse un saggio e nemmeno un romanzo. Abbiamo voluto scrivere un reportage. E lo abbiamo fatto come insegnava  Kapuściński, raccontando di Erotodo: con un’accurata ricerca di documenti, raccogliendo materiale, conversando e osservando sul campo.

L’autore:  Alex Corlazzoliè maestro, giornalista e scrittore. Ha operato per dieci anni in carcere fondando il giornale Uomini Liberi. Ha istituito l'associazione L'Aquilone, per l’ integrazione dei migranti. Scrive per  Il Fatto Quotidiano, dove tiene anche un blog. Collabora con Altreconomia, Che futuro!, Radio Capital e Radio Popolare, dove conduce la rubricaL'intervallo. Ha pubblicato Riprendiamoci la scuola (Altreconomia, 2011),L'eredità(Altreconomia, 2012),La scuola che resiste (Chiarelettere, 2012),Tutti in classe (Einaudi, 2013) e Gita in pianura (Laterza 2014).

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