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EIDE

Dal consumismo alla convivialità
di Eide Spedicato Iengo 
Giovanni Bongo
FrancoAngeli, Milano, pp. 144,  € 18,00

Il libro:Comunque la si voglia intendere, è difficile contestare la circostanza che abitiamo una società sempre più impersonale, supponente, boriosa, incapace di mettersi in discussione; affetta da analfabetismo etico-culturale; gestita da una classe dirigente senza slancio morale e qualificata da un sistema politico lontano da progetti di ri-organizzazione sociale. In questo quadro, alcuni temi sono naufragati in un'assoluta perdita di corrispettivo nella realtà, sebbene costituiscano la trama di qualsiasi tessuto collettivo voglia definirsi civile, quali democrazia, giustizia, educazione, fiducia, condivisione, responsabilità sociale. 

Questo saggio, nel produrre alcuni ingrandimenti sui fattori utili a promuovere una nuova ricomposizione sociale e superare il modello di sviluppo in auge, segnato da una diffusa consunzione ambientale, da una dilagante irresponsabilità individuale, da una temibile corruzione politica, invita a ridiscutere i contorni comunitari della nostra società, concependo precisi limiti alla diffusa hybris tecnocratica imperante. Discutere intorno al nostro "mondo dato", evidenziare ogni luce presente nelle troppe zone d'ombra (antropologiche) riscontrabili in società, mettere in questione i modelli di socializzazione correnti appare l'unica maniera per garantire, a ciascuno e a tutti, un futuro etico, probabile e non solo possibile, in una parola vivibile. 

L’incipit: Il contenuto delle pagine che seguono è tutto nel suo titolo. Un titolo che rinvia alla consapevolezza di vivere in una società lacerata, targata dall’antropologica apocalisse culturale –come diceva Ernesto De Martino- che rende inconoscibile ciò che era prossimo e consueto. Una società, dunque, vicina al suo tramonto, se non si affretta a invertire la rotta; non impara a praticare l’equilibrio e l’equità; non prende le distanze dalla razionalità solo strumentale e tecnica; non si libera delle sue ossessioni, delle sue giustificazioni, delle sue mitologie; non si impegna a ricostruire i luoghi di rappresentanza dei bisogni dei cittadini. Comunque la si voglia intendere, è difficile contestare la circostanza che abitiamo una società sempre più impersonale, affetta da analfabetismo etico-culturale e perciò supponente, boriosa, incapace di mettersi in discussione; gestita da una classe dirigente senza slancio morale; qualificata da un sistema politico rapacemente impegnato a ridurre la politica agli affari privati di una casta, e perciò lontano da progetti di ri-organizzazione sociale[1]. Di qui l’affermarsi di una topografia sociale devitalizzata, discontinua, accidiosa, incerta, vulnerabile, incoerente, frammentata, privatisticamente ripiegata in se stessa e, in molte sue parti, già collassata.
   In questo quadro che, beninteso, non è solo un prodotto dell’oggi, ma che l’oggi avrebbe potuto e dovuto correggere, alcuni temi più di altri dovrebbero occupar con urgenza un posto di rilievo nell’ordine del giorno dell’agenda politico-sociale, perché rischiamo di compromettere la stessa produzione e riproduzione sociale. Ci riferiamo qui ad un grappolo di concetti che il pendolo della modernità ha fatto naufragare «in un’assoluta perdita di corrispettivo nella realtà»[2], sebbene costituiscano la trama di qualsiasi tessuto collettivo voglia definirsi civile, quali democrazia, giustizia, educazione, fiducia, condivisione, responsabilità sociale.
   Dato questo quadro, vien quasi da pensare che l’altra faccia di una civiltà (che è stata artefici di incredibili progressi come la scoperta del genoma o l’avvento del digitale) pretenda la colonizzazione della soggettività e la sua compressione in uno spazio standardizzato, eterodiretto, plebeo, stressato; oppure, più semplicemente –e come già aveva intravisto Dostoevskij nella Leggenda del Grande Inquisitore- tale realtà è legata alla circostanza che l’uomo non ama affatto autodeterminarsi, esprimere la sua personalità, esercitare la sua coscienza. Ma entrambe le alternative appaiono troppo costose dal punto di vista culturale ed etico per poter essere accettate.
   Ci piace credere, all’opposto, che questi tempi involutivi possano presto concludersi per dar luogo as case fisiche, etiche e culturali in cui le grandi ragioni possano di nuovo avere udienza per orientare in direzione di assetti più equanimi e virtuosi che insegnino a praticare i vocaboli della comprensione reciproca e dei reciproci vantaggi della differenza. […] Case che sappiano rivitalizzare i confini del vivere civile e accompagnare la libertà dell’io a mobilitarsi «per la costruzione comune, per l’interesse di tutti, e non per la convenienza della propria tribù»[3]. Case, insomma, che sappiano riproporre l’importanza dell’uomo come animale politico.

Gli autori:
Eide Spedicato Iengo 
è professore associato di Sociologia Generale nella Facoltà di Scienze Sociali dell'Università "Gabriele d'Annunzio" di Chieti- Pescara. Tra i suoi contributi più recenti: Migrare al femminile in una Provincia del Centro-sud. Aree critiche, traiettorie lavorative, strategie d'inserimento (con Vittorio Lannutti), FrancoAngeli, Milano 2011; La diversità fa la differenza. Competenze al femminile per lo sviluppo del Mezzogiorno, FrancoAngeli, Milano, 2012; Il falso successo del mondo liquido, Edizioni Giuseppe Laterza, Bari, 2012; Migrazioni femminili, politiche sociali e buone pratiche. Narrazione di sé fra segnali di inclusione e distanze sociali (con Vittorio Lannutti e Claudia Rapposelli), FrancoAngeli, Milano, 2014; Invecchiare al femminile. Giochi intellettuali, quadri ideologici, riconoscimento sociale, FrancoAngeli, Milano, 2015. 
Giovanni Bongo si è laureato a Chieti con una tesi sperimentale in Filosofia del linguaggio. Formatore e insegnante di Filosofia, ha cooperato con numerosi enti e associazioni e collabora con la Cattedra di Sociologia Generale dell'Università degli Studi "Gabriele d'Annunzio" di Chieti-Pescara. Blogger (0krisis.wordpress.com) e giornalista free lance, dal 2008 si occupa di pratiche filosofiche, dopo aver conseguito il Master in Pratiche filosofiche, etica e antropoanalisi presso l'Università degli Studi di Roma Tre. È autore del saggio Gli assiomi sociologici, Tinari, Chieti, 2001 e del manuale IntegralmentePacifismo, comunicazione efficace e giochi formativi, Insieme, Bari, 2003.



[1] Sui partiti trasformati in strutture di dominio personalistico si rinvia al brillante testo di Giulio Sapelli, Chi comanda in Italia, Guerini e Associati, Milano, 203.

[2] Frangi G, Un dizionario aperto alla realtà, in «Communitas», 9, giugno, 2006, p. 11.

[3] Bonacina R., Frangi G, Perché Communitas. La sociedtà delle paure (Fare comunità nella diaspora), in «Communitas», 1, febbraio, 2005, p. 8.

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