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Greco antico9 ragioni per amare il Greco, di Andrea Marcolongo, Laterza, Bari-Roma, pp. 160, € 15,00

Il libroCroce e delizia degli studenti del liceo classico, procacciatore di notti insonni e segno di distinzione nei personali bagagli culturali, il greco antico è molto di più del pur utile esercizio mentale che tra i banchi di scuola propone astrusi segni da decifrare, paradigmi da ripetere all’infinito e costruzioni logiche affascinanti. E’, come tutte le lingue, un modo di pensare e di guardare il mondo. Un modo che coinvolge, e sconvolge, concetti fondamentali della nostra vita e della nostra cultura, a partire da quello del tempo.
Ma ci si può addentrare negli aspetti linguistici, fonetici, grammaticali, sintattici di una lingua “morta” al di fuori dei
contatti “coercitivi” che la scuola impone con essa? E attraversarne la storia del suo splendore e delle sue influenze ancora vive senza farsi intrappolare in un puro esercizio di erudizione?


Una risposta affermativa, seducente e convincente, viene dal libro d’esordio di Andrea Marcolongo, una grecista esperta in comunicazione, che intitola il suo lavoro La lingua geniale. 9 ragioni per amare il greco, edito da Laterza. E di amore si tratta, come l’autrice ci avverte già dalle prime pagine. Amore per i mondi che la lingua svela, per a sua capacità di sconfiggere la banalità, per il sapere, per il divenire del mondo, per i silenzi che sa donare, per il ridere e il godere che sa suscitare. 

Un amore raccontato con un andamento narrativo per nulla accademico, attraverso il quale Marcolongo ci guida in un viaggio che –a dispetto di quel che esperienza e stereotipi ci farebbero attendere dalla materia - diviene una lettura piacevole e densa. Risultato ottenuto senza sacrificare la complessità della lingua sull’altare della banalità, ma sollecitando a riemergere  sedimenti culturali già depositati in noi e stimolando l’acquisizione di nuove conoscenze. Un viaggio che ci fa scoprire come il modo di vedere il mondo che il greco antico porta con sé sia «ancora e soprattutto oggi utile e geniale». Un modo che ci aiuta ancora ad esprimerci e a pensare.  Che ci ristora, perché, come ci ricorda Marcolongo citando Virginia Woolf, «è al greco che torniamo quando siamo stanchi della vaghezza, della confusione; e della nostra epoca».

 

L’incipit:  È “strano” -molto strano- “il fatto di voler sapere il greco, sforzarci di sapere il greco, sentirci attratti dal greco, e stare sempre lì a farci un’idea del significato del greco, magari sulla base di chissà quali incongrui dettagli, e di chissà quale vaga somiglianza al significato reale del greco”, scrive Virginia Woolf. Perché “nella nostra ignoranza saremo sempre comunque gli ultimi della classe, visto che non sappiamo che suono avevano le parole greche, o dove di preciso dovremmo ridere”. 
Anch’io sono strana – molto strana.
E sono grata a questa mia stranezza, che mi ha condotta, senza appuntamento come le cose belle che accadono nella vita, a scrivere questo libro dedicato al greco antico. E così mi sono ostinata non solo a voler sapere il greco, ma persino a raccontarlo.

A voi. Sempre da ultima della classe, naturalmente; ma almeno forse ora so dirvi dove di preciso dovremmo ridere. 


Lingua morta e lingua viva
Tortura del liceo classico e avventure di Ulisse.
Traduzione o geroglifici.
Tragedia o commedia.
Comprensione o fraintendimento.
Amore o disamore, soprattutto.
Rivolta, quindi.
Capire il greco non è questione di talento, ma di militanza
-come la vita.

Se ho scritto queste pagine, è stato perché del greco antico mi sono innamorata da ragazza: l’amore più lungo della mia vita, a conti fatti. Ora, donna, vorrei provare a regalare (o restituire) un po’ di amore a coloro che se ne sono disinnamorati: quasi tutti quelli che si sono imbattuti  -da ragazzi-  in questa lingua  -da adulti-  negli anni del liceo. E vorrei persino far innamorare coloro che questa lingua proprio non la conoscono. 
Sì, questo libro, prima di tutto, parla di amore: verso una lingua, ma soprattutto verso gli esseri umani che la parlano  -o, se nessuno la parla più, verso coloro che la studiano perché costretti o irrimediabilmente attratti.
Non importa quindi che sappiate il greco antico oppure no. Non sono previsti esami di maturità né compiti a sorpresa – sorprese invece sì, tante. 
Non importa neppure che abbiate frequentato il liceo classico. Se no, meglio. Se sarò stata in grado di guidarvi nel labirinto del greco con la mia fantasia, arriverete alla fine del cammino con nuovi modi per pensare il mondo e la vostra vita, in qualunque lingua la esprimiate a parole. 
Se sì, ancora meglio. Se sarò riuscita a rispondere a domande che mai vi eravate posti o che mai hanno ricevuto risposta, forse alla fine di questa lettura avrete recuperato parti di voi perdute nella vostra gioventù trascorsa a studiare il greco senza capire bene il perché, e che forse vi potranno tornare utili, tanto utili, ora. 
In entrambi i casi, queste pagine saranno un modo, tra me e voi, per giocare a pensare in greco antico.

L’autrice:  Andrea Marcolongo, grecista, si è laureata all’Università degli Studi di Milano. Nella sua vita ha molto viaggiato e ha vissuto in dieci città diverse, tra cui Parigi, Dakar, Sarajevo e ora Livorno. Dopo essersi specializzata in storytelling, ha lavorato come consulente di comunicazione per politici e aziende. Capire il greco, però, è sempre stata la sua questione irrisolta e a questa ha dedicato buona parte delle sue notti insonni. 

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