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LE OTTO MONTAGNEdi Paolo Cognetti, Einaudi, Torino, pp. 206, € 18,50

Il libro: La montagna, con i suoi silenzi, le sue pietre, i suoi ghiacciai. Come paesaggio fisico. Ma soprattutto come paesaggio dell’anima. Una montagna che non può essere considerata uno sfondo o la cornice di ambientazione del romanzo di Paolo Cognetti  Le otto montagne. Perché essa vive nei personaggi che animano una storia di amicizia, di iniziazione, di dinamiche familiari, avventure. Personaggi accomunati dall’amore per la montagna.

Un amore che accompagna da sempre Bruno, figlio di montanari che incontriamo a di Grana intento a occuparsi delle vacche, e Pietro, ragazzo di città, che in quel paesino trascorre le vacanze estive con i genitori. Ne nasce un’amicizia che assume i toni caratteristici della montagna: silenzio, solitudine, distanza. Un’amicizia che si riallaccia ad ogni ritorno della bella stagione e che vediamo scorrere tra infanzia, adolescenza,  inizio dell’età adulta e tempo delle scelte della maturità. Scelte diverse, con Pietro che viaggerà e si confronterà con altre e più lontane vette, mentre Bruno si radicherà nei luoghi dell’infanzia, mettendo su famiglie e tentando di avviare un’attività produttiva. Scelte diverse, ma che hanno in comune il sentire la montagna come paesaggio dell’anima.
Una storia assai ricca, scritta cin stile che è stato definito «sintetico, preciso, mai urlato e sgombro da qualsiasi inutilità». E che riavvicina il lettore ad una dimensione che sembrerebbe oggi perduta nell’era dei social e della loro ossessiva invadenza: una dimensione che richiede silenzio, lentezza, concentrazione, misura, pazienza, rispetto per la fatica degli uomini e per i doni della natura. Come sempre viene richiesto dalla letteratura, ma come avviene particolarmente per avvicinarsi a questo romanzo che, oltre alle persone , fa parlare anche le cose, anche la concretezza dei paesaggi, anche i silenzi. Senza indulgere alla retorica, ma percorrendo, le passioni, le tensioni, i sentimenti umani e le bellezze e le asperità dei luoghi in cui essi scorrono.

L’incipit: Mio padre aveva il suo modo di andare in montagna. Poco incline alla meditazione, tutto caparbietà e spavalderia. Saliva senza dosare le forze, sempre in gara con qualcuno o qualcosa, e dove il sentiero gli pareva lungo tagliava per la linea di massima pendenza. Con lui era vietato fermarsi, vietato lamentarsi per la fame o la fatica o il freddo, ma si poteva cantare una bella canzone, specie sotto il temporale o nella nebbia fitta. E lanciare ululati buttandosi giù per i nevai. 

Mia madre, che l'aveva conosciuto da ragazzo, diceva che lui non aspettava nessuno nemmeno allora, tutto preso a inseguire chiunque vedesse più in alto: perciò occorreva avere buona gamba per rendersi desiderabili ai suoi occhi, e ridendo lasciava intendere di averlo conquistato così. Lei più tardi alle corse cominciò a preferire sedersi nei prati, immergere i piedi in un torrente, o riconoscere i nomi delle erbe e dei fiori. Anche in vetta le piaceva soprattutto osservare le cime lontane, pensare a quelle della sua giovinezza e ricordare quando c'era stata e con chi, mentre mio padre a quel punto veniva invaso da una specie di delusione, e voleva soltanto tornarsene a casa.
Credo fossero reazioni opposte alla stessa nostalgia. I miei erano emigrati in città verso i 
trent’anni, lasciando il Veneto contadino in cui mia madre era nata, e mio padre era cresciuto da orfano di guerra, Le loro prime montagne, il primo amore, erano state le Dolomiti, Le nominavano a volte nei loro discorsi, quand’ero troppo piccolo per seguire la conversazione, ma sentivo certe parole spiccare come suoni più squillanti, con più significato.

 

L’autore: Paolo Cognetti è nato a Milano nel 1978. Da anni si divide tra la città e una baita a duemila metri. Il ragazzo selvatico (Terre di mezzo) è il suo diario di montagna. Ha pubblicato per minimu fax Manuale per ragazze di successo (2004), Una cosa piccola che sta per esplodere (2007) e Sofia si veste sempre di nero (2012, con cui ha partecipato al premio Strega). E' curatore dell'antologia di racconti New York Stories (Eunaudi, 2015).           

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