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FILOSOFIA DENTROPratica e consulenza filosofica in carcere. Metodi ed esperienze, di Chiara Castiglioni, Mursia, Milano, pp. 210, € 14,00

Il libro: In un bel libro di qualche anno fa (Il maestro dentro), Mario Tagliani narrava della sua esperienza di maestro nel carcere minorile “Ferrante Aporti” di Torino, mettendoci a contatto con un mondo, e con delle vite, di ragazzi che vivono «un tempo sgangherato, fatto a pezzi,  senza alcuna logica» e che faticano come nessuno a trovare un senso allo stare al mondo. Nello stesso carcere ( e nel “Lorusso e Cutugno”, sempre di Torino), a partire dal 2014, Chiara Castiglioni va conducendo dei laboratori filosofici che tentano di aiutare a ricomporre, nell’animo e nella vita dei detenuti, quella sgangheratezza e quella frammentarietà E a cercare un senso nell’esistere anche in situazioni così estreme. Di questo percorso Castiglioni dà ora conto nel volume Filosofia dentro, che  Mursia ha da poco mandato in biblioteca-

Come dice la nota di presentazione del libro: «”La pratica della filosofia rappresenta un percorso del riconoscimento in grado di ridonare il mondo e la voce rimasta soffocata e inespressa a causa del dolore, una parola che vivifica e ricostruisce senso insieme agli altri”.
 Il fine della filosofia va trovato nel suo ritorno all'origine: l'interrogazione radicale sul senso dell'esistenza. Solo così essa può diventare uno strumento prezioso per costruire il nostro personale modo di stare al mondo. Attraverso le dirette voci di alcuni detenuti, Chiara Castiglioni presenta l'esperienza di pratica e consulenza filosofica da lei ideata e condotta con il progetto «Filosofia come cura di sé. Dialoghi dal carcere», realizzato negli istituti penitenziari di Torino, Ferrante Aporti e Lorusso e Cutugno. Il valore profondo della filosofia, che viene dall'autrice prima vissuto e poi teorizzato, consiste nella capacità di ampliare gli orizzonti della nostra visione del mondo, sempre parziale e limitata, attraverso la ricerca costante della «saggezza», qui intesa quale percorso del riconoscimento (di sé e del nostro «essere-nel-mondo») e pratica di umanità costruita sul paradigma del dono, disposizione etica che coltiva la comprensione, l'amore e la solidarietà universale tra gli esseri umani»
.

Questa ricerca e questa pratica di umanità vengono mostrate nel libro soprattutto attraverso le situazioni estreme, ma non valgono solo per esse. Perché anche nelle situazioni di “normalità”, «in cui ciascuno di noi può avere bisogno di ricomporre il senso  personale del proprio vivere e in cui il senso di estraneità si manifesta in volti meno estremi, ma comunque significativi per il soggetto (per esempio nelle crisi di senso e di identità personale, nei rapporti sentimentali e famigliari, nel cambiamento di professione, nel lutto, ecc.)». È un terreno sul quale la consulenza filosofica, di cui l’autrice è esperta, può aiutare a  «costruire il nostro personale senso e modo di stare al mondo», a condizione che sia presente un prerequisito irrinunciabile: «la capacità di amare, di meravigliarsi e di stupirsi di fronte alla vita che ci attraversa dentro e fuori di noi, e che ci avvolge nelle sue infinite manifestazioni».


L’incipit: «Se la filosofia si occupa di questioni estreme è sui luoghi estremi che va esercitata per sentirla parlare. I luoghi estremi non sono confini geografici. Gli estremi stanno dentro. Sono i confini interni alla città, interni al mondo, dentro il proprio mondo. Sono confini di voci. Una città arriva fin dove la voce prende il suono di parola. Là dove la voce si strozza in un grido, dove urla e resta attonita, la città finisce. Dove manca la parola finisce il mondo». (Giuseppe Ferraro, Filosofia fuori le mura)

Mi riconosco profondamente nelle parole di Giuseppe Ferraro, Professore di filosofia morale presso l’Università di Napoli, che esprimono con grande efficacia e potenza il senso che la filosofia ha sempre avuto nel mio percorso biografico, di studi e di lavoro: un’apertura radicale al mondo della vita da una prospettiva di interrogazione e ricerca costante sul senso e sui confini dell’esistenza, sempre all’interno di uno spazio pubblico e relazionale.
La filosofia dunque intesa innanzitutto come «atteggiamento», come stile di vita e modo di essere, e al tempo stesso sempre anche quale bene comune e strumento di cura e relazione intersoggettiva che costruisce comunità,  «polis» (la dimensione politica, comunitaria appunto).
Ho sempre vissuto la filosofia oltre che con forte passione teoretica, anche in questa dimensione pratica e di esplorazione di sé e del mondo e di impegno sociale. Fin dagli anni Novanta, infatti, lavoravo per una cooperativa sociale all’interno dell’ex ospedale psichiatrico di Collegno e confrontavo quanto appreso dalla lettura di Foucault sulla follia con la realtà dell’ ex-manicomio.

L’autrice: ChiaraCastiglioni, nata a Torino nel 1970, è laureata in Filosofia all’Università di Torino e ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia presso l’Università di Trieste. Nel 2012 ha pubblicato il libroTra estraneità e riconoscimento. Il sé e l’altro in Paul Ricoeur. Nel 2015 ha conseguito il master in consulenza filosofica dell’Università di Venezia e ha cominciato la sua attività di consulente filosofico in carcere, in altri contesti e come libera professionista. Cultore della materia in sociologia, ha conseguito un master in cooperazione internazionale (Unesco) e ha lavorato per diverse organizzazioni nell’ambito dell’intercultura e della formazione. È presidente di Infiniti Mondi Onlus, socia SFI (Società Filosofica Italiana) e di Aim Confil (Associazione italiana dei consulenti filosofici).

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