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CASO MATTEIdi Vincenzo Calia e Sabrina Pisu, Chiarelettere, Milano, pp. 370,
€ 18,00

 

 

Il libro: Sono passati oltre cinquant’anni da quel 27 ottobre 1962, quando l’aereo su cui viaggiava Enrico Mattei precipitò nella campagna pavese. Cinquant’anni di omissioni, bugie, depistaggi di Stato che hanno visto anche la stampa in gran parte schierata a confondere fatti e prove anziché contribuire a cercare la verità, così come dimostra questo libro, secondo la drammatica ricostruzione di Sabrina Pisu e del pm Vincenzo Calia, titolare dell’inchiesta avviata nel 1994 e conclusa nel 2003.
Non si trattò di un “tragico incidente”, fu “un omicidio deliberato”, qualcuno sabotò l’aereo che precipitò in seguito a un’esplosione. Calia offre un quadro completo dei motivi per cui molti volevano fermare Mattei. Le ipotesi costruite su una documentazione vastissima, raccolta in anni di ricerche, sono rivelatrici.
Come scriveva Bocca, “la verità dà ancora fastidio”, troppi gli interessi in gioco. Il giornalista Mauro De Mauro, sollecitato dal regista Francesco Rosi a collaborare alla lavorazione del film “Il caso Mattei”, scomparve nel nulla subito prima delle rivelazioni che si apprestava a fare. Chi nel tempo provò a indagare sulla sua morte fu ucciso: il commissario Boris Giuliano, il pm Pietro Scaglione, il generale Dalla Chiesa, il colonnello Ninni Russo, il giudice Terranova. Anche Pasolini, che stava scrivendo il romanzo “Petrolio” con protagonista il successore di Mattei, Eugenio Cefis, fu ammazzato. Vite sacrificate per servire lo Stato e che lo Stato, incapace di processare se stesso, non ha difeso.

 

 

L’incipit: La storia di Enrico Mattei finisce, come ha scritto Enzo Biagi, «in cinque secondi, sommersi dal silenzio e dal buio, il 27 ottobre 1962, a Bascapè di Pavia». L’inchiesta della Procura di Pavia, avviata nel 1994, chiusa nel 2003 e poi archiviata nel 2005, ha stabilito che il velivolo Morane Saulnier della Snam partito dall’aeroporto di Catania, su cui viaggiava il presidente dell’Eni, è stato sabotato. Fu una bomba a mettere Mattei fuori gioco per sempre: oltre alla procura pavese, con l’indagine del pm Vincenzo Calia, lo ha stabilito, in seguito, la Corte d’assise di Palermo nel procedimento sulla scomparsa di Mauro De Mauro. Il processo sul sequestro del giornalista de «L’Ora», avvenuto il 16 settembre 1970 e il cui corpo non fu mai ritrovato, è stato riaperto, infatti, nel 2003, quando il pm Calia ha trasmesso copia degli atti dell’inchiesta su Mattei alla procura del capoluogo siciliano, intravedendo un legame tra l’uccisione del presidente dell’Ente nazionale idrocarburi e la scomparsa del cronista. De Mauro è finito nel nulla proprio mentre stava indagando sulle ultime ore trascorse in Sicilia dal numero uno dell’Eni, incaricato dal regista Francesco Rosi, che stava lavorando a sua volta al film Il caso Mattei. La Corte d’assise di Palermo, con la sentenza del 10 giugno 2011, confermata in appello, ha assolto Totò Riina, l’unico imputato ancora in vita, per non aver commesso il fatto ma, dopo aver ripercorso in modo minuzioso le indagini svolte a Pavia, ha giudicato «acclarata, a onta del tempo trascorso dalla consumazione del delitto, la natura dolosa delle cause che determinarono la caduta dell’I-Snap», ritenendo «che la conclusione rassegnata dalla procura pavese sia pienamente condivisibile, in quanto suffragata da un compendio davvero imponente di prove testimoniali, documentali e tecnico-scientifiche».

Nonostante i due accertamenti giudiziari, sono ancora in molti a ritenere che si sia trattato di un «incidente» o che «sul sabotaggio restano ancora dubbi». L’ultimo in ordine di tempo è stato Paolo Mieli nel corso della prima puntata di Mille lire al mese. Storie di uomini che hanno fatto grande l’Italia (Andata in onda il 14 marzo 2016 su Orizzonti Tv),in cui, parlando di Mattei, ha sostenuto: «L’incidente di Bascapè, non sappiamo neanche se si possa chiamare incidente o non fu un attentato, toglie di mezzo Mattei nel 1962 quando è ancora nel pieno delle sue forze e sta dispiegando la sua politica. È un danno terribile per l’Eni, per l’Agip e per l’intera economia italiana e anche per la politica italiana». Anche in occasione del centodecimo anniversario della nascita del suo fondatore, l’Eni, in un comunicato ufficiale diramato e ripreso dalle agenzie di stampa, ha continuato a definire «misteriosa» la morte di Mattei, ignorando completamente gli accertamenti giudiziari. La stessa Ansa ha rilanciato il comunicato scrivendo: «Il 27 ottobre 1962 muore in un misterioso incidente aereo in provincia di Pavia. Le autorità giudiziarie non hanno mai stabilito se si trattasse di morte accidentale o omicidio». Mattei è stato ucciso e non è stato vittima di un incidente aereo, non si conoscono i nomi dei colpevoli, una verità completa non c’è, almeno in via giudiziaria, ma ci sono sufficienti elementi per definire gli scenari e i fantasmi che aleggiano sul suo cadavere. Il dibattito storico non può e non deve essere archiviato come un caso giudiziario, perché l’attentato all’allora capo dell’ente apre un periodo nero per l’Italia, oscuro come il petrolio: nel 1969 c’è piazza Fontana, l’anno dopo, il 16 settembre, un’automobile preleva, appunto, Mauro De Mauro sotto la sua abitazione fagocitandolo in una Palermo che non lo restituirà mai. Nel 1975 a essere ucciso è Pier Paolo Pasolini: sul suo corpo, massacrato nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 e trovato senza vita alle prime luci dell’alba, adagiato sulla spiaggia di Ostia, si è tentato di mascherare la verità. E cinque anni dopo, il 2 agosto 1980, una deflagrazione nella sala d’aspetto della stazione ferroviaria di Bologna ferma per sempre l’orologio alle 10.25 del mattino e con esso la vita di ottantacinque persone. Una lunga scia di sangue, silenzio e menzogne, da parte di uomini spesso appartenenti a uno Stato non in grado di processare, quando necessario, parti di se stesso.

 

Gli autori:
Vincenzo Calia, magistrato, ha lavorato in procura a Pavia e come pm ha condotto la terza inchiesta sulla morte di Mattei. Attualmente è sostituto procuratore generale a Milano.

Sabrina Pisu, giornalista e inviata, lavora per Euronews, canale internazionale all news con sede a Lione. Con Alessandro Zardetto ha scritto il libro L’Aquila 2010, il miracolo che non c’è (Castelvecchi).

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