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litaliano è belloMariangela Galateo Vaglio, L’italiano è bello, Sonzogno, Venezia, pp.224, € 16,00

Il libro: Questo libro muove da una visione decisamente ottimistica dello stato attuale dell’universo comunicativo e, in esso, della nostra lingua.
Riguardo al primo, l’uso acritico e sempre più invasivo di modalità comunicative legate alle nuove tecnologie sta favorendo un impoverimento lessicale e un salasso delle regole dello scrivere bene che si manifesta nell’utilizzo standardizzato di un numero sempre minore di vocaboli e in abbreviazioni cervellotiche dettate da una smania di risparmiare tempo della quale, paradossalmente, cadono presa proprio coloro che di tempo ne hanno a iosa, tanto è vero che stanno sui social per ore ed ore. Anche per contrastare questo processo, allarmi ed appelli alla scuola, perché rimetta al centro della sua azione l’insegnamento dell’italiano, vengono da più parti.
Così come ne vengono riguardo all’introduzione massiccia, e spesso ingiustificata, di termini inglesi, o pseudo tali, nella lingua italiana; fenomeno che favorisce anch’esso la banalizzazione della comunicazione e una riduzione sempre maggiore nell’uso di un lessico che, invece, è ricchissimo.
In mezzo a tanti gridi di dolore, L’italiano è bello introduce una ventata di ottimismo che rinfranca il lettore.
Già nella introduzione, il dominio della tecnica nell’attuale fase storica viene definito come solo apparente. E viene ribadito che anche sui social esprimersi bene e conoscere la propria lingua sono fattori fondamentali se si vogliono conseguire degli obiettivi. Come dire: abbreviazioni, lessico povero, maltrattamento della grammatica e della sintassi possono consentirti qualche chiacchiera da bar, ma non ti portano da nessuna parte.
Quanto ai forestierismi dai quali è invasa la nostra lingua, l’autrice rivendica con fierezza che mentre qui da noi si propone addirittura, in alcuni insegnamenti, di sostituire l’inglese all’italiano, la nostra lingua è invece adorata dagli stranieri, tanto da essere la quarta più studiata nel mondo (alle spalle di inglese e spagnolo che hanno un passato di potenze coloniali e del cinese, che conta su una popolazione  enorme).
Queste posizioni non nascono, come è ovvio, da uno spensierato ignorare i problemi sopra accennati. Vaglio ne è ben consapevole: «Oggi la maggioranza degli italiani parla una lingua molto povera, conosce pochissime parole, quasi sempre elementari, e quindi alla fine riesce a produrre solo frasi altrettanto elementari e concetti banali. Se ti mancano le parole, anche il pensiero fa fatica ad articolarsi». Ma da questa situazione si può uscire. Come? Innanzitutto iniziando «a conoscere la nostra lingua, per poterla usare meglio per costruire un futuro». A tale scopo, e forte di quelle premesse ottimistiche, L’italiano è bello ci conduce in un piacevole viaggio che parte dalla caduta dell’impero romano e ci mostra il formarsi dell’italiano in circostanze davvero sfavorevoli: la divisione secolare della penisola in tante realtà locali, il non essere diventato che molto tardi una nazione, l’assenza di un “popolo” unito che avesse bisogno di un unico strumento di comunicazione. Sì che l’italiano nacque dall’azione di intellettuali come lingua scritta, mentre ovunque si continuava a parlare i dialetti. L’autrice ci mostra, però, come questi punti problematici divennero una risorsa per la diffusione dell’italiano. 

Un viaggio avventuroso, quello che ci viene proposto, attraverso il «corso dei secoli, dalle oscure origini all’esplosione dantesca, dal dominio culturale nell’Europa rinascimentale e barocca fino alla modernità e all’attuale lotta per adeguarsi senza snaturarsi a un mondo popolato da inspirational manager, babysitter e personal trainer». Con un occhio attento anche ai problemi di cui abbiamo accennato all’inizio, come ben esplica la presentazione dell’editore: «Completa il libro un sintetico e divertito “ripasso” dei fondamentali di ortografia e grammatica: tanto per non dimenticare che tra i messaggini, le chiacchiere in chat e il congiuntivo non deve esserci guerra, ma positiva alleanza». Un compito arduo, per il quale questo libro, intenso e leggero allo stesso tempo, e di piacevole lettura, può costituire un buon viatico.

L’incipit: Quando chiedevano a Sacha Guitry perché facesse il baciamano alle signore, rispondeva: «Perché da qualche parte bisogna cominciare».
   Questo libro vuole essere un baciamano. Non è né una grammatica, né una storia della lingua, né un manuale di letteratura. È un racconto su come l’italiano è diventato quello che parliamo oggi, su quali siano le regole più importanti per scrivere correttamente e quali figure retoriche si possano usare per essere più efficaci quando vogliamo comunicare.
   Oggi saper comunicare è importantissimo, ancora più che in passato. Chi parla bene ha una marcia in più in tutti i campi, anche in quelli che non sono direttamente collegati con la scrittura o con la comunicazione. Per conquistare un nuovo cliente, ottenere una promozione, diventare un punto di riferimento per i colleghi nell’ambito del lavoro e muoversi sui social, esprimersi bene e padroneggiare le mille sfumature della lingua sono abilità fondamentali. Chi non sa fare queste due cose è tagliato fuori da una marea di opportunità. Conoscere bene la propria lingua, in questa era apparentemente così dominata dalla tecnica, è una delle chiavi che possono portare al successo.
   Noi italiani dal punto di vista siamo fortunatissimi. Quando pensiamo alle cause per cui siamo famosi nel resto del mondo ci vengono subito in mente la pasta, la pizza e (purtroppo) la mafia. Pochi sanno invece che uno dei motivi che ci rendono molto noti è l’italiano. Il nostro italiano, sì: quello che parliamo tutti i giorni e che in alcune università si è addirittura proposto di abolire a lezione per sostituirlo con l’inglese. Ecco, quell’italiano lì, invece, è adorato dagli stranieri. Nel mondo è la quarta lingua più studiata, immediatamente dopo inglese, spagnolo e cinese».

L’autrice: Mariangela Galatea Vaglio, laureata in Lettere classiche all'Università Ca' Foscari di Venezia e dottore in Storia antica alla Sapienza di Roma, è un'insegnante, una giornalista e una blogger. Ha collaborato con Il Gazzettino, Il Sole 24 ore e l'Espresso. Ha pubblicato: Piccolo alfabeto della scuola moderna (40k Unofficial 2012), Didone, per esempio. Nuove storie dal passato (Ultra 2014) e Socrate, per esempio. Altre storie dal passato (Ultra 2015).

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