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NON FA NIENTEMargherita Oggero, Non fa niente, Einaudi, Torino, pp. 256, € 19,00

Il libro: L’incontro di due donne di diversa condizione sociale, nel secondo dopoguerra, che condividono una maternità da una sognata e dall’altra realizzata. Esther è una ebrea tedesca, la cui famiglia è stata vittima della Shoah e che ha sposato un ingegnere che l’ha portata a vivere in Piemonte. Rosanna è una ragazza di paese, povera e bella, che lavorava nelle risaie. La prima, sterile, chiede alla seconda di “aiutarla” a fare un figlio. Che dovrà avere per padre il marito di Esther. Su questo patto che legherà le due donne in una vicenda dai molti contorni, si impianta questo nuovo romanzo di Margherita Oggero.
Una vicenda che tiene intrecciata l’esistenza delle due donne innanzitutto intorno al tema della maternità. Con Esther che la vive secondo il principio che i figli sono di chi li ama e Rosanna che amerà il figlio rinunciando a quella parte della maternità che confina con il possesso e l’egoismo.
Due vite, quelle delle due “madri” che stringeranno un’amicizia che supera pregiudizi sociali e convenzioni, Un’amicizia che le porterà ad essere quasi due sorelle, a non sentirsi mai sole di fronte alle molte prove che la vita chiede di affrontare. Due vite narrate con, sullo sfondo, vari decenni della storia del nostro paese, dalla lotta partigiana alla ricostruzione del dopoguerra, dalle epiche imprese ciclistiche di Bartali, al ’68, fino alla caduta del muro di Berlino. Storie nella storia, inquadrate anche in una quotidianità nella quale ritroviamo oggetti, atmosfere, aspetti culturali che hanno accompagnato e scandito lo scorrere di mezzo secolo. E raccontate con garbo e leggerezza, nonostante i temi siano impegnativi e complessi.

«Può esistere un amore di madre che non contempli l'esclusiva? La natura ha davvero leggi così rigide da non ammettere eccezioni?» Esther e Rosanna stipulano un patto, per qualcuno forse scandaloso, inaccettabile. Un patto che cambia per sempre le loro vite. Nel 1933, in uno dei momenti più cupi per l'Europa, Esther ha dovuto lasciare Berlino, il suo innamorato, la sua libertà, ogni promessa di futuro. Ora è una giovane donna colta, dall'intelligenza tormentata, la cui eleganza sconcerta l'arcigna suocera piemontese. Rosanna invece è cresciuta in mezzo alle risaie, non ha potuto studiare e la sua bellezza le ha giocato un brutto tiro trasformandola in fretta in una creatura determinata e sensuale, ansiosa di cambiare la sua esistenza. Cos'abbiano in comune due donne così, non ci vorrà molto a scoprirlo. Sono vive nonostante tutto, profondamente capaci di amare e d'insegnarsi qualcosa l'un l'altra. Un giorno Esther domanda a Rosanna di aiutarla ad avere un figlio, «come nella Bibbia fece Agar per Abramo e Sara». Il loro universo non esclude affatto gli uomini. Esther è legata al marito Riccardo da una complicità generosa e Rosanna ama Nicola con un'irruenza passionale, che trova negli assolo e nelle improvvisazioni jazz la sua colonna sonora. Intanto il mondo va avanti e le interroga senza risparmiarle: dalla guerra alla Torino postbellica che si avvia alla ricostruzione, passando per Bartali e Togliatti, gli anni delle rivolte studentesche e il terrorismo, fino alla caduta del muro di Berlino. I giorni si riempiono di cose da fare, giacche di pannofix, segreti condivisi, paure, entusiasmi, scommesse, Fiat 1100 che arrancano su autostrade pericolose appena costruite. È la vita che corre, la vita di due amiche che non saranno mai più sole.


  L’incipit: E maschio fu. Andrea.

   Bello, come possono esserlo i neonati che escono stropicciati e furibondi dal ventre materno, bello e in carne, tre chili e due etti di carne e ossa, braccia e gambe pienotte, un bambino che appagava le più ottimistiche aspettative. Vitale, soprattutto, come testimoniavano gli alti strilli con cui rese nota la sua presenza al mondo, costituito in quel momento dai presenti nella stanza, cioè la puerpera, la levatrice Angelina e il dottor Anfossi.

   Il padre intanto misurava a passi nervosi il perimetro del giardinetto della villa, in preda ad ansie di svariate origini, e non avendo un dio a cui raccomandarsi cercava di ingannare l’attesa accendendo una sigaretta dopo l’altra. (Del resto, a quell’epoca, il tabacco non faceva ancora male).

   Quando il bambino nacque l’Ingegnere aveva quarant’anni, sua moglie Esther, la Signora, trentaquattro, e Rosanna Diciannove.

   Era il giugno del 1948: il clima politico arroventato, le ferite della guerra non ancora rimarginate, il piano Marshall ai suoi inizi, l’indigenza diffusa. I pacchi dono dell’UNRRA rivelavano paradisi sconosciuti (farina d’uova, latte condensato, sigarette americane) insieme con scampoli trapezoidali di tessuti sintetici, pelli mal conciate, Medicinali di cui i destinatari non erano in grado di leggere le istruzioni. Ma a riceverli erano in pochi, il grosso finiva in mano non tan to a piccoli malavitosi borsaneristi, quanto della criminalità organizzata, la cui esistenza sarebbe stata negata dalle più alte cariche dello Stato per i decenni a venire.
   tuttavia, ciò che in quegli anni aveva angustiato la Signora e soprattutto l’Ingegnere non era certo l’indigenza, ma la mancanza di un erede, maschio o femmina che fosse, preferibilmente maschio, però.
  

L’autrice: Margherita Oggero è nata e vive a Torino. Nel 2002 ha esordito nella narrativa con il romanzo La collega tatuata, edito da Mondadori, da cui è stato tratto il film Se devo essere sincera (regia di Davide Ferrario, con Luciana Littizzetto e Neri Marcorè). Sono seguiti, con altrettanto successo di pubblico, i romanzi Una piccola bestia ferita (2003), L'amica americana(2005), Qualcosa da tenere per sé (2007), e i racconti Il rosso attira lo sguardo (2008), tutti editi da Mondadori. Con Einaudi ha pubblicato nel 2006 Così parlò il nano da giardino, nel 2009 Il Compito di un gatto di strada e nel 2017 Non fa niente.

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