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ITALIANO SCOMPARSOGrammatica della lingua che non c'è più, di Vittorio Coletti, il Mulino, Bologna, 2018, pp. 280, € 16,00.

Nonostante venga continuamente codificata in grammatiche, saggi, testi specialistici, la lingua è quanto di meno statico si possa immaginare. È, al contrario, un corpo vivo in continua evoluzione e cambiamento. Neologismi nascono, parole della tradizione letteraria tramontano, lemmi cadono in disuso, altri devono subire l’assalto degli stranierismi, particolarmente degli anglicismi che pretendono non solo di forgiare ogni nuova parola o espressione legata alle innovazioni tecnologica, ma spesso invadono il terreno del già sperimentato, andando a sostituire parole per le quali la lingua, nel nostro caso l’italiano, possiede già espressioni efficaci e pregnanti. Parole ed espressioni scomparse, addirittura riaffiorano e tornano in uso. Tutto questo per dire che pochi aspetti della vicenda umana presentato un quadro così mutevole come la lingua. La quale ha, dunque, una lunga storia, nel corso della quale ha lasciato per strada una parte non piccola di parole, anche se di alto lignaggio ed immortalate nei classici della letteratura. Un insieme che dà luogo ad una stratificazione sulla quale poggiano il parlare e lo scrivere contemporanei e costituisce, nello stesso tempo, il lastricato di una storia della memoria che ci porta assai indietro nel tempo. Almeno fino al Medioevo, per quanto riguarda la lingua italiana. Una strada fatta di cambiamenti che appaiono macroscopici se confrontiamo, ad esempio, un testo di oggi con uno del Trecento. Ma che è difficile cogliere nel mentre esso avviene.

Con lo sguardo dei tempi lunghi dello studioso, Vittorio Coletti, in questo prezioso lavoro edito da il Mulino, ci guida nell’immenso giacimento dell'italiano scomparso, tra parole che tramontano ed altre che sorgono, forme verbali perdute, evoluzioni della grammatica e della sintassi, cambiamenti nell’uso della punteggiatura e nell’organizzazione di testi. Ne sortisce una evoluzione che, come quella che avviene nella natura, lascia per strada parole, costrutti, espressioni che non ce la fanno ad attraversare tutte le epoche e che si arrendono lasciando il testimone a forme più fresche. O più pratiche e funzionali. Che trionfano e si prendono tutte le attenzioni. Mentre la storia, ricorda l’autore, dovrebbe riguardare anche gli sconfitti. Che,  infatti, diventano i protagonisti del suo libro.
È una storia che assume ritmi diversi a seconda del ritmo del cammino della società umana, del costume, dell’arte, della scienza, della tecnologia. Riguardo a quest’ultima, per esempio, il cambiamento è velocissimo. Parole nate appena ieri (musicassetta, per fare un esempio) durano lo spazio di un mattino, perché cadono in disuso, sostituiti da altri più sofisticati, gli oggetti che esse indicano. Mentre altre parole cambiano o allargano il loro significato. Lettore, ad esempio, perde l’esclusività di riferimento ad un essere umano e si estende a significare anche uno strumento che dà voce o immagine a supporti magnetici e digitali.
Altre volte le parole soccombono nella lotta fratricida con le proprie consorelle: ecco camionista che scalza autotrenista, tram che emargina tramvai, ciclista che estromette velocipedista. Esempi che, naturalmente, non vengono da un elenco suggestivo rappresentante bizzarre curiosità, ma che nascono all’interno di esposizioni rigorose, ancorché di piacevole lettura, di mutamenti che riguardano lotte non tanto tra singole parole, quanto tra intere famiglie: quelle dei nomi composti, dei nomi con la stessa radice, o che cambiano di genere e di numero. O forme verbali che, qualch volta, hanno soggiaciuto a vere ecatombe. Tutte lotte raccontate e spiegate nelle loro storia e nelle loro cause.
Insomma un gran bel racconto, prezioso per le conoscenze che ci dà, ma anche perché induce nel lettore un modo più consapevole di guardare ad un aspetto del vivere umano oggi spesso abbandonato alla sciatteria e all’impoverimento espressivo. Al che, essendo la lingua cosa viva, corrisponde anche un impoverimento dell’animo e del pensiero. Una lettura che suscita rispetto per questa formidabile componente della relazione umana, che ci fa guardare con coscienza e simpatia verso un passato che scopriamo assai ricco e che consente di vivere una straordinaria esperienza culturale.

Il risvolto: L'italiano ha alle sue spalle una storia secolare, buona parte della quale è fatta da parole, forme e costrutti presenti fin dal Medioevo. Ma un'altra parte, non piccola, costituita da materiale oggi perduto, è finita nell'ampio deposito della lingua scomparsa, che questo libro visita seguendo le linee linguistiche e culturali attraverso cui la selezione è avvenuta. Illuminando il lato in ombra dell'italiano, se ne integra e completa così la storia più nota, basata, come inevitabile, sulle parole e le forme che ce l'hanno fatta. Ne risulta un percorso storico-linguistico meno battuto e mai davvero concluso nella realtà, perché la vicenda di una lingua viva è fatta tanto da acquisizioni e guadagni quanto da perdite e dismissioni.

L’incipit: Una lunga teoria di scomparsi si snoda alle nostre spalle. Sono innumerevoli gli uomini e le donne che sono stati variamente necessari alla nostra generazione: i nostri genitori, i nostri nonni, i bisnonni, i genitori dei bisnonni, ecc. La nostra vita si regge sulle spalle si una interminabile, sotterranea processione di gente. Ma questo universo di sommersi non è del tutto perduto, sopravvive in noi con varie tracce che la moderna genetica riesce a far risalire sino all’uomo di Neanderthal, una percentuale dei cui geni resterebbe ancora dentro di noi, dopo decine di migliaia di anni.
Così, dietro la lingua che usiamo ce n’è un’altra: nel presente linguistico c’è un passato che, nel caso dell’italiano, si prolunga parecchio nei secoli e giunge almeno sino al Medioevo. Questo passato in gran parte è ancora vivo e attivo nella lingua di oggi; ma in parte non trascurabile è andato perduto o è stato sacrificato alle esigenze del cambiamento.
Il fatto è che, via via che si arretra nel tempo, la lingua che oggi diciamo nostra presenta caratteristiche fonetiche, morfologiche, sintattiche e un lessico sempre più diverso dagli attuali. Mentre, ripercorrendo a ritroso la fila sterminata dei sommersi che ci hanno permesso di vivere, non usciamo mai da certi binari generici e i cambiamenti, se ci sono, sono minimi, tanto che sarebbe forse possibile riconoscere nel volto di uno sconosciuto avo di secoli e secoli fa i tratti del bambino con cui giochiamo, il percorso all’indietro nella lingua sembra portarci in territori via via meno noti e infine decisamente stranieri, in un’altra lingua, come accade quando scendiamo sotto i piedi dell’italiano e arriviamo al piano del latino da cui è nato. Se retrocediamo di qualche secolo il patrimonio genetico dei nostri antenati non è diverso dal nostro, ma noi forse avremmo difficoltà a parlare con essi il dialetto o la lingua che pure crediamo di avere in comune.

L’autore: Vittorio Coletti ha insegnato Storia della lingua italiana all’Università di Genova ed è Accademico della Crusca. Per il Mulino ha pubblicato Romanzo mondo (2011 e Grammatica dell’italiano adulto (2015).

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