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LINGUAGGIONuove prospettive, di Noam Chomsky, Raffaello Cortina, Milano, pp.120, € 12,00.

 Il libro: Ha ragione Aristotele, nel ritenere che «il linguaggio è un suono con un significato» oppure è più esatto il contrario, vale a dire che esso «è un significato con un suono»? È vera la teoria “moderna”, secondo la quale la comunicazione è una “funzione” del linguaggio, o quella tradizionale che vede nel linguaggio uno strumento del pensiero?
La linguistica è una terra di enigmi irrisolti, nella quale Chomsky si inoltra per cercare risposte attraverso percorsi complessi ed impegnativi, con l’onestà dello studioso consapevole che non tutto può essere esperito dalla conoscenza umana e una apertura mentale a tutte le possibilità, anche a quella che intelligenze con struttura mentale diversa dalla nostra potrebbero trovare semplici quei problemi che a noi sembrano irrisolvibili e «stupirsi della nostra incapacità di trovare le risposte, esattamente come noi possiamo osservare l’incapacità dei topi di risolvere gli indovinelli costruiti basandosi sui numeri primi a causa della particolare architettura della loro natura cognitiva». 

Il cammino prende le mosse da Cartesio, con il suo dualismo tra res extensa (il mondo come macchina) e res cogitans, introdotta con la scoperta dell’aspetto creativo del linguaggio, «una capacità esclusiva degli esseri umani che non può essere replicata dalle macchine e che non esiste tra gli animali». Prosegue poi chiamando in causa Newton, Locke, Hume, Darwin, Russel e altri filosofi e scienziati, per arrivare all’analisi delle principali correnti di pensiero, e dei rispettivi esponenti, della linguistica dei tempi moderni. Dal premio Nobel Francis Crick, scopritore del Dna («i nostri stati mentali ed emotivi non sono “altro che la risultante del comportamento di una miriade di cellule nervose e delle molecole in esse contenute”») al truismo (che accetta «le principali scoperte della biologia moderna, la quale vede gli esseri umani parte del regno organico»), ad altre idee e altri studiosi, nella ricerca della determinazione delle «componenti innate della nostra natura cognitiva nel linguaggio, nella percezione, nella concettualizzazione di teorie, nella creazione artistica e in tutti gli altri dominî della vita, inclusi quelli più comuni».
Questo cammino viene affrontato nel primo dei tre capitoli di cui si compone il libro, che riporta una lezione del 2014. Negli altri due (una conferenza del 2014 ed un articolo del 2015) il discorso diventa più specialistico e tratta il problema della nascita e dell’evoluzione del linguaggio (o, meglio, della nostra capacità linguistica), dell’eredità dello strutturalismo, del legame del linguaggio con gli altri processi cognitivi (o della dissociazione da essi) e di altri «concetti chiave controversi».
Dal complesso della lettura emergono i tre contributi fondamentali di Chomsky alla linguistica, che sono peraltro efficacemente riassunti da Andrea Moro nell’introduzione: il «far rientrare la linguistica nelle scienze sperimentali», la «visione delle lingue come variazioni di un unico tema simile all’unificazione avvenuta in biologia con l’avvento della genomica» e il «permettere per la prima volta di pensare come associare le strutture formali della sintassi con le strutture neurobiologiche del cervello».
Il tutto senza mai dimenticare che la nostra capacità di conoscenza non è illimitata e che in questo, come in altri campii, è possibile che rimangano misteri per noi inaccessibili.

 L’incipit: Ritengo che una delle intuizioni più importanti sul linguaggio e la mente sia stato il riconoscimento, da parte di Descartes(1637), di quello che potremmo definire “l’aspetto dell’uso creativo del linguaggio”: l’utilizzo ordinario del linguaggio è generalmente innovativo, senza limiti, appropriato alle situazioni ma non causato da esse –una distinzione cruciale- e capace di evocare pensieri nelle altre persone, che li riconoscono come pensieri che avrebbero potuto esprimere loro stesse. Data l’intima relazione tra il linguaggio e il pensiero, queste proprietà si estendono anche al pensiero. Questa intuizione è il fondamento principale della teodia scientifica di Descartes sulla mente e il corpo. Per questo mi è dato sapere, non c’è nessuna ragione valida per contestarne la fondatezza. Se ver, le sue implicazioni sono vastissime e tra di esse va annoverato anche ciò che suggerisce a proposito dei limiti della comprensione umana; ciò diventa ancor più chiaro quando consideriamo il ruolo di queste riflessioni nello sviluppo della scienza moderna fin dalle sue origini.
È importante tener presente che il dualismo cartesiano, essendo fondato su questi termini, era una teoria scientifica rispettabile, in seguito smentita (in modi che vengono spessi fraintesi, ma questo è il destino che accomuna le teorie rispettabili.
Il contesto di base è quello della cosiddetta “filosofia meccanica” – o scienza meccanica, secondo la terminologia moderna. Questa dottrina, originatasi con Galileo e i suoi contemporanei, sosteneva che un mondo fosse una macchina, operante attraverso principi meccanici, qualcosa di molto simili agli straordinari dispositivi che venivano costruiti dagli abili artigiani del tempo e che stimolavano l’immaginazione scientifica proprio come fanno oggi i computer; dispositivi con ingranaggi, leve e altre componenti meccaniche che interagivano per contatto diretto, senza che nessuna forza misteriosa li collegasse. 

 Il risvolto Questo libro può essere considerato un compendio aggiornato della rivoluzione che Chomsky ha portato nella linguistica. In particolare, sono qui messe a tema tre domande fondamentali: che cos’è il linguaggio umano? qual è l’origine del suo uso creativo, cioè quella proprietà che permette a ogni uomo di ricombinare un insieme limitato di elementi discreti (le parole) generando un insieme potenzialmente infinito di espressioni (le frasi)? quali sono le caratteristiche specifiche che lo differenziano dal linguaggio degli altri esseri viventi? Chomsky affronta tutte queste questioni attraverso una trattazione esemplare, dettagliata ed esauriente ma al contempo sintetica, ricca di notazioni storiche e filosofiche e accessibile anche ai non addetti ai lavori che nutrono interesse per la natura e la struttura del linguaggio umano.

L’autore:Noam Chomsky, considerato il più grande linguista contemporaneo, è laureate professor di Linguistica presso l’Università dell’Arizona. È il fondatore della grammatica generativo-trasformazionale, le cui ripercussioni soso state profonde non solo nella linguistica ma anche nella psicologia, nella neurolinguistica, nella filosofia del linguaggio e nella metodologia della scienza.

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