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SIRERAdi Laura Riñón Sirera, Sperling & Kupfer, Milano, pp. 316, €17,90.

 

Il libro: La libraia protagonista del libro ha alle spalle e intorno una storia di dolore, con il padre scomparso in un incidente e la madre che ne scampa ma si trova racchiusa in una dimensione dolorosa, di silenzio, di assenza.

Per ripristinare una comunicazione con lei, Carolina ricorre ai libri che, come si vede, sono presenti nei diversi piani della sua esistenza, da quello pratico della vita lavorativa a quello delle emozioni più intense.

Ricorre ai libri anche perché essi sono presenti già dalla sua infanzia nel rapporto con la madre, dai quali la madre traeva citazioni che stagliava in cucina come piastrelle dell’educazione sentimentale e della formazione del carattere dei figli.

L’autrice srotola con delicatezza la tela della narrazione, nella quale, come già detto, i libri svolgono molteplici funzioni. Anche quella di aiutare la protagonista a ripercorrere le tappe della sua vita e a proiettarla, dal ricordo dolente, in luoghi magici distanti nel tempo e nello spazio. Sì che la realtà e l’immaginazione si fondono nella sua concreta esperienza di vita.

Questo cammino che parte dalle mattonelle della cucina dei ricordi d’infanzia vorrebbe, al contempo, far riemergere la madre ad una cosciente vita di relazione ed alleggerire il cuore di Carolina, la protagonista. Alleggerirla dalle pene sofferte sul piano familiare (le carezze e gli abbracci non avuti), su quello dell’amicizia (la perdita della migliore amica), su quello dell’amore (il suo primo amore scomparso). Alleggerirla dalle fragilità che le vicende dolorose hanno sparso nel suo animo.

Difficile far coincidere l’incontro con un tale corpo di sofferenze con la piacevolezza della lettura, ma l’autrice è riuscita a renderci la storia con uno stile scorrevole che ci aiuta ad attraversare con interesse il processo catartico che Carolina affida ai ricordi e alla letteratura. Con diversi poeti e scrittori che intervengono nel libro a darle una mano e a rendere la lettura ancor più attraente.

 

Il risvolto: Carolina è proprietaria di una libreria nel centro di Madrid; si chiama JO, come la protagonista del suo primo romanzo preferito. Che diventasse libraia era scritto nel destino, ne è certa. Non poteva essere altrimenti, dopo un'infanzia trascorsa ad ascoltare ogni giorno storie di fantasia, o aneddoti della vita di qualche scrittore, in un appartamento in cui le citazioni dei libri erano persino trascritte sulle piastrelle della cucina, e il luogo più sacro della casa era un'enorme biblioteca, tempio della passione per la letteratura dei suoi genitori. Non c'è ricordo del passato in cui non faccia capolino un romanzo, o un sogno scritto da altri che lei ha fatto suo. Per Carolina, realtà e immaginazione sono inestricabili. Ora, ogni sera, saluta sua madre leggendole un libro a voce alta. Pagine con cui spera di risvegliarla dopo l'incidente che l'ha costretta in ospedale, in uno stato di incoscienza che la porta alla deriva. Per questa terapia letteraria, Carolina ha scelto i suoi romanzi e versi preferiti, non quelli della madre: da Piccole Donne a La signora Dalloway, da Irène Némirovsky a Sylvia Plath. Perché per riportarla alla vita deve riavvicinarla a sé, ancorarla al suo essere e alla sua presenza. Così, attraverso le autrici che più ama, apre il suo cuore per la prima volta alla madre; attraverso le parole dei suoi personaggi prediletti, si racconta come mai aveva fatto. Come in un percorso catartico, pagina dopo pagina Carolina finirà per ritrovare se stessa, riscoprire pur nel silenzio un dialogo con la madre, riconciliarsi con i ricordi più dolorosi della sua famiglia. Regalando a ognuno dei suoi cari il proprio lieto fine. Vero o immaginato che sia.

 

L’incipit: Mamma escogitò un metodo per farci dimenticare le cose brutte che ci erano successe, rammentando però per sempre la lezione che ci avevano insegnato. Da un libro o da un dialogo prendeva una citazione che riteneva adeguata alla circostanza e, con la sua impeccabile calligrafia, la trascriveva su una piastrella bianca della cucina. Così, ogniqualvolta l’avessimo letta, ci saremmo ricordati del perché era stata scritta, rassicurati dal fatto che, per quanto facesse male, c’era già stato qualcuno che si era sentito esattamente come noi. E non uno qualunque: sotto ogni frase mamma firmava con il nome di uno scrittore o di un personaggio creato per dare voce alle emozioni o alle esperienze che tutti, senza eccezioni, proviamo nella vita. Era il suo modo per convincerci che altri Avevano vissuto la stessa sensazione prima di noi e che, persino negli inferi della nostra immaginazione, si possono scrivere le storie più belle.

Con il passare degli anni, la parete della cucina divenne la tela delle nostre vite, il diario della nostra gioventù scritto da voci altrui in epoche lontane. Mamma trovò la maniera più romantica e autentica di farci sentire importanti e unici. Indistruttibili.

E non sbagliò mai.

 

L’autrice: Laura Riñón Sirera, nata a Saragozza, è autrice del blog Parola di Laura. Ha girato il mondo come assistente di volo; quando è sulla terra ferma lavora come mental coach e motivatrice.

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