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RENZOPerché, per me, I Promessi Sposi è un romanzo meraviglioso, di Marcello Fois, add editore, Torino, pp. 132, € 13,00.

 

Il libro: Cosa si può nascondere dietro la spensieratezza di un’insegnante che gioca a fare la “moderna” e seleziona i contenuti del suo insegnamento in base al presunto indice di gradimento della scolaresca? Per poi scoprire, magari, che il desiderio di trasformare la scuola in intrattenimento alberga più nel suo animo che in quello degli alunni? Una avversione per un classico della letteratura italiana, certamente, che suona abbastanza bizzarro in un’insegnante di italiano. Ma, soprattutto, un’idea del proprio ruolo che è generoso definire inadeguata. E che andrebbe ricostruito, come per tanti suoi colleghi, attraverso “corsi di entusiasmo”.

Partendo da una constatazione simile, Marcello Fois conduce la svanita professoressa e i lettori attenti attraverso un itinerario che -ristabilita la giusta accezione (per niente “leggera”) della parola “divertente”- procede attraverso gustosi riferimenti a classici di ogni epoca e di varia espressione artistica e inserisce la lettura de I Promessi Sposi all’interno di quel mondo e di quella storia. Mostrandone la ricchezza che l’opera contiene e, anche, quando possa esserla “divertente” leggerla all’interno di un mosaico che attraversa la storia e l’arte (senza disdegnare i fumetti). E che può benissimo stare insieme con il modo d’essere tipico dei giovani. Per “divertente”, infatti, si intende qui la «capacità di farsi un’idea propria delle cose, e cioè devertere, saper guardare altrove, misurare l’area in cui l’informazione che si è a appena ricevuta può esercitare un potere comunicativo nella vita di tutti i giorni». Un divertimento non necessariamente piacevole, dunque, e qualche volta faticoso. Ma che fa crescere.

Accompagnano l’autore e il lettore in questo viaggio Dante, Michelangelo, Verdi, Raffaello, Picasso, Joyce e tanti altri che hanno lasciato il loro segno in ciò che si ritiene “classico”. Perché, come dice Fois, «leggere un classico è come visitare i sotterranei di una città. In superficie, alla luce del sole, si stratifica il mutamento, ma lì sotto, nel sistema circolatorio, si può individuare l’articolazione delle fondamenta, affascinanti, labirintiche, semplificate e sostanziali, come le sinopie sotto gli affreschi».
Ma il cuore del libro è, naturalmente il romanzo di Manzoni, la sua caratura di respiro europeo, il suo legame con la nascita dello stato italiano e con la costruzione di una lingua e di una cultura comuni per tutte le popolazioni che ne entrarono a far parte. Un romanzo che Fois propone di leggere ad ampio raggio: dalla ricerca di simbolismi precisi nei personaggi allo svelamento dell’origine di alcuni luoghi comuni ancora oggi in auge e al ribaltamento di alcune “letture” consolidatesi nel tempo. Per esempio, come l’autore stesso ha avuto modo di affermare, quella della protagonista è stata «una lettura volta a insegnare la virtù alle ragazzine, ma la virtù di Lucia in realtà è di altra specie: riguarda la libertà decisionale sul proprio corpo, che è una cosa molto importante
». Un romanzo che può ancora dare molto non solo alla esplorazione dei giovani, ai quali il libro è principalmente rivolto, ma anche a lettori più esperti e smaliziati.

Il risvolto: Questo libro è un percorso nei sotterranei dei Promessi Sposi, e Fois è la guida che conduce il lettore a scoprire un sorprendente sistema di vasi comunicanti, tra letteratura, pittura, scultura, musica, e cinema.
Cosa lega Renzo a Ulisse, Lucia a Elena di Troia, la peste descritta da Lucrezio a quella che si porta via la piccola Cecilia e la bimba con il cappottino rosso di Schindler’s List? E cosa c’entra la contorsione del Laocoonte, del Cristo del Giudizio Universale di Michelangelo, delle figure di Matisse, di Picasso, di El Greco con don Abbondio?
Nessuno stupore se nel labirinto ci si imbatte in Rossella O’Hara che dialoga con Federigo degli Alberighi e don Rodrigo, o se si scopre che Renzo e Lucia sono i cugini del Nord dei personaggi della Terra trema di Luchino Visconti…
Fois svela il coraggio e la temerarietà di Alessandro Manzoni, ma anche la ricchezza di un capolavoro che non ha paura del tempo, dei programmi scolastici, degli insegnanti annoiati e dei lettori pigri.

L’incipit: Comincerei proprio con un’eccezione.

Qualche tempo fa un mio amico scrittore gioiva con me del fatto che la figlia adolescente avesse portato avanti una sorta di class action contro la sua giovane professoressa di italiano che aveva preannunciato di non avere intenzione di spiegare I Promessi Sposi in classe, nonostante i programmi ministeriali, perché a suo dire, cito testualmente, “I Promessi Sposi sono una barba”. Ora, non credo che un arbitrio del genere sia lecito o concesso, ma sta di fatto che l’eroica figlia del mio amico scrittore, dotata di una evidente qualità carismatica, ha osato eccepire davanti a tutti a quell’affermazione banale, specialmente in bocca a un’insegnante, e specialmente in bocca a un’insegnate d’italiano, ricordando alla medesima che I Promessi Sposi, semplicemente, “si devono fare”.

Questa breve storiella introduttiva dimostra che nell’intransigenza di certi adolescenti spesso si cela il valore aggiunto del pretendere che ognuno faccia il proprio mestiere, svolga il proprio compito, navighi nella generazione che gli compete.

Qualsiasi insegnante d’italiano che afferma impunemente davanti alla sua classe che “I Promessi Sposi sono una barba”, infatti, non torce un capello al classico Manzoni, ma mina senza rimedio la sua autorevolezza e quella dei suoi colleghi agli occhi di quegli adolescenti che, a buon diritto, sono gli unici a dover fare un’affermazione del genere.

È una questione di ruoli, insomma: l’insegnante che occupa il livello del suo alunno perde la sua credibilità specifica: i ragazzi da sempre sanno svolgere al meglio il loro mestiere, sono specchi dei tempi, hanno fretta di bruciare le tappe, considerano la scuola spesso come un freno ad altre faccende assai più piacevoli. Se anche gli insegnanti pensano lo stesso forse è meglio che cambino mestiere.

Se cioè non si chiarisce il discrimine tra l’intrattenimento e la formazione è probabile che questa nostra storiella fuori dai canoni diventi solo il segnale di una tendenza assai problematica.

 

L’autore: Marcello Fois vive e lavora a Bologna. Tra i suoi libri ricordiamo Picta (premio Calvino 1992), Ferro RecenteMeglio mortiDura madrePiccole storie nereSheolMemoria del vuotoStirpeNel tempo di mezzo (finalista al premio Campiello e al premio Strega 2012), L’importanza dei luoghi comuni (2013),  Luce perfetta (premio Asti d’Appello 2016), Manuale di lettura creativa (2016), Quasi Grazia (2016) e Del dirsi addio(2017).
È direttore artistico del Festival letterario di Gavoi, L’Isola delle Storie.

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