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MENTE FRAGILE

L'enigma dell'Alzheimer, di Arnaldo Benini, Raffello Cortina Editore, Milano, pp. 136, € 16,00.

 

Il libro: Temiamo più di tutte le cose che non conosciamo. Quelle sulle quali la scienza non sa ancora dirci parole rassicuranti o, comunque, chiare. Questa costante dell’atteggiamento umano vale ancor di più per le malattie, verso le quali, anche se terribili, siamo in grado di sviluppare un atteggiamento di resistenza anche psicologica, pur che le conosciamo. Ma che ci incutono solo timore quando le sue cause e, conseguentemente, le cure per debellarle ci sono ignote. Quando, poi, si tratta della nostra mente, la faccenda si fa ancora più seria, perché scatta la paura di precipitare nel baratro di una inconsapevolezza di noi stessi e delle nostre azioni, della demenza.
Le paure, in questo campo, finiscono con il caricare le nostre percezioni man mano che si avanza con l’età, fino a renderci difficile distinguere il confine tra il normale invecchiamento del cervello e lo stato patologico. Ad aiutarci a mantenere un atteggiamento saldo verso questo insieme di problemi e verso l’incombere dell’Alzheimer interviene ora un saggio, scritto con lucida chiarezza, dal professor Arnaldo Benini, La mente fragile, che l’editore Raffaello Cortina ha da poco mandato in libreria.

Il libro porta anche il lettore comune a sgombrare il campo tanto da timori eccessivi quanto da illusorie panacee: non conosciamo cause e rimedi della malattia, non è saggio angosciarsi per diagnosticarla prima che insorga, perché non esistono mezzi specifici che lo consentano, l’unica prevenzione da metter in campo è quella generale, che si rifà ai rischi individuati dall’Organizzazione mondiale della sanità e che il libro prende in esame dettagliatamente: ipertensione arteriosa, disturbi cardiocircolatori, sindromi metaboliche, alcolismo, tabagismo, depressione, insufficiente attività fisica, isolamento sociale e altri fattori legati allo stile di vita, diminuzione e perdita dell’udito, basso livello culturale.

Il saggio di Benini si muove, pur non perdendo nulla nella ricordata chiarezza, in profondità in un campo assai delicato. Ci aiuta a districarsi nella distinzione tra invecchiamento, senescenza e demenza, a comprendere quanto nel decadimento cognitivo possa dipendere dall’invecchiamento e quanto dalla patologia, ci dà conto dell’orientamento che si dirige verso la ricerca genetica (senza trascurare, come già ricordato, i fattori epigenetici di rischio), di come l’Alzheimer «non sia una malattia con una sola causa, ma una sindrome con cause diverse».  Ne analizza le varie fasi. Ci parla delle cure palliative, che per la veriità non sono vere e proprie cure, «ma aiutano gli ammalati a vivere meglio e a utilizzare il più a lungo possibile le capacità mentali e fisiche residue» lasciando «vivere la persona come il cervello alterato le permette, senza pretendere quello che non può fare o capire e senza ferirne la dignità» ci conforta ricordandoci che metà degli ultraottantacinquenni è immune dall’Alzheimer, ci sconforta analizzando la ritirata delle case farmaceutiche da ricerche molto costose che non hanno sinora dato frutti, ci fa intravedere i risvolti etici e sociali della presenza di una malattia intorno alla quale c’è ancora molta confusione. Insomma: non ci nasconde nulla e ci spiega lo stato attuale delle conoscenze riguardo ad una malattia la cui diffusione, fortunatamente, in diversi Paesi sembra diminuita negli ultimi anni, ma che rimane preoccupante. E verso la quale la società dovrebbe aumentare l’impegno per la prevenzione legata agli stili di vita, per gli interventi palliativi e per stimolare una ricerca che appare snobbata dalle logiche di profitto delle industrie farmaceutiche.

 

Il risvolto:L’Alzheimer è una malattia della quale si ha paura ancora prima che si manifesti. È temuta perché non si sa come curarla e per questo si comincia a sospettarla per impedimenti cognitivi normali. Ma non è vero che sia inevitabile: più della metà degli ottantacinquenni e oltre non ne soffre. 

Il libro analizza il normale declino delle capacità cognitive con il passare degli anni, il profilo generale e la progressione della malattia, le opinioni sulla sua natura solidamente fondate, la prevenzione considerata promettente e le misure palliative. In particolare, l’unica prevenzione che, secondo dati convincenti, sembra funzionare è quella generica che si raccomanda per vivere meglio e più a lungo: niente fumo, poco alcol, dieta sana, peso corporeo nella norma... 
L’Alzheimer è una malattia drammatica per i pazienti e i loro familiari e pericolosa per la sopravvivenza della specie. Conoscere ciò che si è scoperto finora è di grande aiuto per un rapporto razionale con un pericolo vero. Che non colpisce tutti
.

 

 

L’incipit: La demenza senile o, come si dice comunemente, l’Alzheimer (abbreviata con AD, Alzheimer’s Disease, in tutte le lingue) e la malattia della quale – a partire dall’età di mezzo, molto prima della comparsa dei primi sintomi – si ha più paura. Più che dei tumori maligni. La si teme perché può colpire tutti e non si sa come evitarla né come curarla. Il passaggio fra l’invecchiamento normale del cervello, ben diverso dalla demenza, e la demenza iniziale può essere così subdolo che la si teme anche a causa di impedimenti cognitivi normali per l’età. È diffusa l’opinione, sbagliata, che la demenza sia una fase più o meno precoce, ma inevitabile, dell’invecchiamento, alla quale nessuno sfuggirebbe. È vero che più l’età avanza, più aumenta la probabilità

della demenza, ma non si deve dimenticare che la metà degli ottantacinquenni e oltre ne è immune. Il timore di ammalarsi è una conseguenza della mancanza di una spiegazione scientifica attendibile e verificabile della perfidia della demenza, e della crescita del numero di dementi in seguito all’aumento della durata della vita, che è, in realtà, il prolungamento solo della vecchiaia. Dopo venticinque anni di ricerca senza frutto, l’attenzione si orienta sull’aspetto genetico dell’ADe su altre forme di demenza. Si pensa che la demenza non sia una malattia con una sola causa, ma una sindrome con cause diverse. Non aiuta preoccuparsene prima del tempo. La sollecitazione a diagnosticarla prima della sua insorgenza – cioè in persone sane – con

procedimenti di cui si sa che non dimostrano nulla non è congruente con l’etica medica ed e un’insidia alla salute e all’equilibrio mentale di chi si lascia convincere. È utile, invece, conoscere quel che si sa della biologia e della neuropsicologia dell’invecchiamento, che fa parte della storia di tutti; la sua evoluzione; i sintomi e i segni della possibile, ma non obbligatoria, demenza. Questo dovrebbe aiutare a evitare depressioni e terrori inutili e, nel caso peggiore, ad affrontare, da parte delle persone colpite e ancor più dei loro familiari, la realtà con consapevolezza.
Scopo del libro e orientare su ciò che il passare del tempo comporta per la mente, descrivere il profilo generale della demenza e la sua progressione, la prevenzione che oggi si ritiene promettente è l’assistenza palliativa. La prevenzione che sembra giovare, secondo dati epidemiologici convincenti ma non ancora definitivi, è quella generica, che si raccomanda per vivere meglio e più a lungo. La demenza è una malattia terribile per coloro che ne sono affetti e per i loro familiari, e pericolosa per la sopravvivenza della specie. Conoscere ciò che si è scoperto finora è di aiuto per un rapporto razionale con un pericolo vero. Ai problemi etici che la demenza, non solo alla fine della vita, pone ai medici, ai familiari degli ammalati e al legislatore, sono dedicati i capitoli 12 e 13. Il tema è delicato, per la gravita della malattia (o sindrome) e per la sua diffusione, che rimane preoccupante nonostante la ridotta incidenza in diversi Paesi negli ultimi anni. Ogni affermazione e ogni opinione rimandano a pubblicazioni che consentono di approfondire gli argomenti

che interessano.

 

L’autore: Arnaldo Bernini è professore emerito di Neurochirurgia e neurologia presso l’Università di Zurigo. Collabora alle pagine di scienza e filosofia del Domenicale del Sole 24 Ore. Per Raffaello Cortina ha pubblicato anche Neurobiologia del tempo.

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