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PIERINO PORCOSPINOPrima icona della letteratura per l’infanzia, di Martino Negri, Franco Angeli, Milano, pp. 232, € 32,00.

 

Le recensioni: «Il sottotitolo del saggio di Martino Negri è senza dubbio impegnativo perché fissa uno snodo cruciale della storia della materia di cui tratta, in particolare dell’albo illustrato. Sruwwelpeter rappresenta uno straordinario fenomeno cultural, storico ed editoriale. L’albo di Einrich Hoffmann contenente “storielle allegre” ma molto trucide in versi che raccontavano e mostravano bambini disobbedienti severamente se non orribilmente puniti, venne stampato nel 1845 in 1.500 copie subito esaurite. L’autore nell’autobiografia del 1890 scrisse che del libro si vendevano circa 30.000 copie ogni anno, il che porterebbe a più di un milione, cifra eccezionale per l’epoca. Oggi si calcola che in tutto il mondo se ne siano vendute 15-30 milioni. L’aspetto editoriale fa parte della storia sociale della letteratura per l’infanzia in quanto la longevità del successo del libro ne testimonia la corrispondenza con i gusti dei lettori. In Italia fu tradotto nel 1882 da Hoepli, non a caso editore/libraio molto attento alle preferenze dei lettori e alle edizioni estere. Queste storie di “disgrazie infantili”, che affondano le radici negli exempla medievali, nei racconti religiosi morali e nelle forme figurative popolari, vengono accolte e riadattate dalla pedagogia illuministica borghese di fine Settecento e prima metà Ottocento, autoritaria e repressiva, ma sostanzialmente consapevole dell’esistenza di una dimensione infantile autonoma. Il castigo è spietato, ma la sua sproporzione e deformazione caricaturale, accentuata dalla vivacità delle immagini e dei versi facili e accattivanti, sancisce il gradimento dei piccoli affascinati dall’orrore e dall’atmosfera paradossale e onirica.

In questo universo surrealisticamente ambiguo per il conflitto tra istanze educative e spinte estetiche, intenzioni dell’autore e ricezione dei lettori, si erge la figura di Pierino Porcospino “grazie alla forma raggiante sprigionata dalla sua immagine e va incontro al suo destino di icona di un immaginario contropedagogico. Ponendo due questioni ancor oggi di grande attualità: l’hidden adult, l’adulto nascosto tra le pagine con vocazione pedagogica più o meno consapevole, e la dual audience, ovvero il doppio pubblico di piccoli e grandi, con attese e chiavi di letture diverse. Per entrare nel “mistero di Pierino Porcospino”, il mistero di un lungo fascino, forse non basta ricordare l’icasticità e simbolicità dei personaggi dai molteplici significati, la varietà di situazioni e ambientazioni oniriche, i veloci racconti verbo-visuali divertenti e inquietanti. Non basta a Negri, che ricorre all’amato e studiato Walter Benjamin per additare la chiave del mistero in un tratto tipico dell’infanzia: l’indugiare dei bambini nell’esperienza, il ciondolare, l’assoluta mancanza di fretta, il lasciarsi rapire dall’incanto di cose, colori, suoni, dalle figure dei libri illustrati. Vale la pena, infine, riandare al capitolo dedicato alle Struwwelpediatren, le nostre “pinocchiate”, cioè prosecuzioni, imitazioni, parodie, tra cui un AntiPierinoPorcospino contestatore capellone, per approdare al Sessantotto, fenomeno mondiale caratterizzato da un binomio fondamentale: giovinezza e disobbedienza. I giovani in un periodo di (quasi) piena occupazione maturarono anche come produttori e consumatori e trovarono che le vecchie regole gli andavano strette e provarono a romperle. Allora le ragazze riconobbero la loro icona in Pippi Calzelunghe e i ragazzi - senza accorgersene – in Pierino Porcospino, che su quel turbinio di bisogni, desideri, passioni giovanili gettò non un’ombra, ma la sua aureola radiosa, o meglio il riflesso di uno specchio abbagliante.
(Fernando Rotondo, L’Indice, agosto 2018).

 

«[…] In questo nuovo saggio Negri parte dalla constatazione della persistenza nell’immaginario collettivo del personaggio di Pierino Porcospino (…) e ha buone ragioni per definirlo prima icona della letteratura per l’infanzia, capace di attraversare i confini degli stati e dii diventare un classico alla stregua dei personaggi di Alice, Pinocchio, Peter Pan che saranno comunque posteriori.

A cosa si deve tanta fortuna? Le risposte di Negri sono molto articolate perché sottolineano il carattere perturbante e “doppio” delle dieci brevi storie in versi con “figure” in sequenza che raccontano situazioni di trasgressione infantile atrocemente punite: Pierino, Federigo, Gasparino, Filippo, Roberto (…) rifiutano di adeguarsi all’ordine costituito degli adulti, trasgrediscono e pagano (spesso con la vita) la loro disubbidienza ma nello stesso tempo, grazie alle immagini, sembrano ribadire il valore dello slancio utopico verso l’autonomia decisionale e il cambiamento. Il biasimo o il culto cin cui queste storie sono state interpretate è il segno più persuasivo del loro fascino e non è un caso che i capitoli in cui è diviso il volume possano essere letti anche come saggi autonomi, capaci singolarmente di aprire ampi spazi interpretativi: Negri cita la psicoanalisi (…), parla dell’ambivalenza del bambino selvaggio, si aggancia al periodo storico del passaggio dalla cultura pedagogica dell’Illuminismo a quella del Romanticismo, mette in gioco il cambio di prospettiva con cui, da Rousseau in poi, si guardava al bambino, riflette sul fatto che storie e figure create da Hoffmann anticipino il moderno Picturebook, non si sottrae al fascino dell’interpretazione “ardita” di Jack Zipes che vede nell’icona di Pierino “una moderna versione di Cristo senza il crocifisso”; allarga il campo delle indagini alle “propaggini” del personaggio e alla sua utilizzazione sia a livello di rilettura complessiva che a livello satirico e parodico (soprattutto in periodo bellico), non trascura neppure il tema della ricezione di Pierino Porcospino in Italia con opportuni riferimenti a qualche testo rodariano. Elemento significativo nell’importante lavoro di Negri è costituito, infine, dall’ampio apparato iconografico che crea, a sua volta, un percorso fra le immagini che dalla cultura iconografica Biedermeier arriva alla satira, alla pubblicità e all’uso moderno dell’icona. Un viaggio, dunque, affascinate e carico di sorprese».  
(Pino Boero, Liber, settembre 2018).

 

Il risvolto: Pierino Porcospino è la prima icona della letteratura per l'infanzia: un'icona ambigua e perturbante, che ha saputo imporsi nell'immaginario collettivo fin dalla prima apparizione, nel 1845, non solo in Germania, dov'è considerato un classico al pari di AlicePinocchio
Peter Pan, ma in tutto il mondo.
Nel Pierino lo psichiatra francofortese Heinrich Hoffmann ha raccolto dieci brevi storie in versi corredate da immagini in sequenza che raccontano le trasgressioni, per lo più severamente punite, di altrettanti personaggi. Inteso come sistema articolato di storielle verbo-visuali, è un oggetto di indubbio interesse: sotto il profilo storico, per le novità che introduce nella tradizione letteraria delle "storie di disgrazie infantili"; nella prospettiva della storia dell'educazione, per le questioni che pone, con la sua ambiguità squisitamente letteraria, in merito al rapporto tra pedagogia e arte, intenzioni autoriali e ricezione; per la peculiare testualità che lo caratterizza, anticipatrice del picturebook moderno; infine, nell'ottica di un'analisi dell'immaginario, anche contemporaneo, attraversato com'è da opposte tensioni, tra desiderio di controllo e spinta utopica.
Il volume, corredato da un ricco e articolato apparato iconografico, ripercorre criticamente le vicende storiche del Pierino a partire dalla sua nascita nel contesto della cultura Biedermeier di primo Ottocento, attraversando il multiforme panorama delle sue prosecuzioni, imitazioni e parodie, e si chiude mostrandone, sul filo dello sguardo di Walter Benjamin, l'attualità, che rimanda al cuore della riflessione pedagogica degli ultimi tre secoli: lo scontro tra natura e cultura, libertà e conformazione.

L’incipit: Struwwelpeter o Pierino Porcospino, come è noto in Italia fin dal 1882, è la prima vera icona della letteratura per l’infanzia in quanto letteratura espressamene intesa per un pubblico specifico di lettori, i bambini. È un’icona dalle forti tinte Biedermeier, appartenente a un’epoca ormai lontana, non solo da un punto di vista storico, ma anche estetico e pedagogico, eppure è senza dubbio un’icona, impostasi fin dalla sua prima apparizione nel 1845, e in maniera ancora più potente nella sua versione definitiva (1861), nella storia dell’immaginario collettivo, non solo tedesco ma europeo, grazie alla forza raggiante sprigionata dalla sua immagine.
L’opera alla quale il personaggio dà il nome è un libriccino costituito nella sua edizione definitiva da dieci brevi storie in versi corredate da dieci brevi storie in versi corredate da immagini in sequenza che raccontano le trasgressioni, per lo più severamente punite, di altrettanti personaggi: otto bambini, una bambina e un adulto che, pur non avendo trasgredito ad alcun divieto, è a sua volta «castigato». Scritto e illustrato dallo psichiatra francofortese Heinrich Hoffmann, il volume si inserisce nella tradizione letteraria delle «storie di disgrazie infantili»: una tradizione che affonda le proprie radici negli exempla medievali e che avrebbe subito una precisa trasformazione in epoca illuministica, come osserva Dieter Richter nel suo fondamentale studio sulla nascita dell’immagine dell’infanzia nel mondo borghese.
Sebbene collocabile all’interno di una tradizione consolidata, in un’epoca dominata – con rare, eppure luminose eccezion- da una letteratura di stampo apertamente edificante, non solo in Germania ma anche nel resto d’Europa, Italia compresa, Pierino Porcospino rappresenta qualcosa di nuovo e di singolare: un oggetto letterario destinato a diventare il modello di tantissimi libriccini illustrati pubblicati nel XIX e nel XX secolo. Un modello estremamente pervasivo e persistente, da emulare e da sfruttare, ma anche da parodiare e per parodiare, prestandosi, nella sua singolarità ed esemplarità squisitamente letterarie – nel senso che ai due termini dà Anna Maria Bernardinis – a letture e interpretazioni anche diametralmente opposte, incarnando le tensioni di contrastanti visioni del mondo e dell’educazione.

 

L’autore: Martino Negri è ricercatore all'Università degli Studi di Milano-Bicocca, dove insegna Didattica della letteratura e Letteratura per l'infanzia. Oggetto privilegiato delle sue ricerche in ambito storico è l'evoluzione del rapporto tra linguaggio verbale e iconico nei libri per bambini dei secoli XIX e XX. Parallelamente ha sviluppato una linea di indagine incentrata sull'incontro tra bambini e libri, con una focalizzazione sull'esperienza del lettore. Tra le sue pubblicazioni: Viperetta. Storia di un libro (Milano, 2010), Lo spazio della pagina, l'esperienza del lettore (Trento, 2012); con F. Cappa ha curato la pubblicazione di W. Benjamin, Figure dell'infanzia. Educazione, letteratura, immaginario (Milano, 2012) e di L. Lionni, Tra i miei mondi. Un'autobiografia (Roma, 2014).

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