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LA DONNA DEL RITRATTOdi Kate Morton, Sperling & Kupfer, Milano, pp.488, € 19,90.

 

 

Il libro: Il romanzo unisce due epoche, quella vittoriana e quella dei tempi nostri, in una Londra teatro di una storia che, secondo gli ingredienti consueti dell’autrice, si svolge tra enigmi e trame fantasiose in un insieme che tiene avvinto il lettore. Con ambientazioni nei quali, è stato detto, si sente l’influenza di Charles Dickens, autore amato da Kate Morton.
Duplice è anche la voce narrante: quella dell’autrice e l’altra, che evoca il mistero della donna del ritratto. Esse ci narrano del viaggio che la protagonista fa nel tempo e, contemporaneamente, dentro se stessa. In questo andare nella memoria esterna ed interna, si dipanano tante altre storie minori, una per ogni personaggio che incontriamo, tenute insieme dalla capacità narrativa dell’autrice, che compone un mosaico d’insieme, secondo una sua collaudata abilità. Che richiede, però, un certo impegno anche al lettore, che deve metterci del suo per unire le trame delle vicende e la presenza in esse dei vari personaggi. Come si conviene, del resto, ad un libro costruito su un mistero che deve accompagnare fino all’epilogo, con la scrittrice che lo alimenta un po’ alla volta, perché la curiosità del lettore non conosca pause. Si che il lettore dovrà procedere stando in bilico tra il tipo di memoria utilizzata dalla voce narrante e quello, in qualche modo utile a sopravvivere, che quella voce individua nella generalità delle persone: «Gli esseri umani si comportano come curatori di una galleria d’arte. Ciascuno ricorda solo ciò che gli fa piacere e dispone quei ricordi in sequenza, come pezzi da esposizione, per creare una narrazione lusinghiera. Alcuni eventi richiedono un’aggiustatina o una lucidata; altri vengono scartati, e finiscono con il mucchio di cianfrusaglie nel sottoscala della mente. Dove, con un pizzico di fortuna, saranno prontamente dimenticati. L’inganno non è intenzionale. Non c’è altro modo di vivere con se stessi e con il grande peso del proprio passato. Qui invece è diverso. Io ricordo tutto, e gli eventi trascorsi riaffiorano di loro iniziativa, per formare ogni volta un quadro diverso». Fino alla composizione finale del mosaico.

 

Il risvolto: Nell'estate del 1862, un gruppo di giovani artisti si riunisce a Birchwood Manor, una grande casa nella campagna dell'Oxfordshire, quasi protetta dentro un'ansa del Tamigi. A guidare il gruppo è Edward Radcliffe, il più appassionato e promettente di loro, un ragazzo di vent'anni, che non conosce limiti. A lui è venuta l'idea di immergersi nella natura per i successivi trenta giorni, lontano dai condizionamenti di Londra e dalla sua formalissima society, per dare libero sfogo alla creatività. E invece, alla fine di quel mese, la tragedia ha stravolto le loro esistenze: una donna è stata uccisa, un'altra è sparita nel nulla e un prezioso gioiello è scomparso. Più di centocinquanta anni dopo, Elodie Winslow, una giovane archivista di Londra, scopre per caso una borsa di cuoio nella quale si trovano due oggetti che la colpiscono profondamente: la fotografia sbiadita di una bellissima giovane donna in abiti vittoriani e l'album da disegno di un artista. Nel quale spicca lo schizzo di una grande casa protetta dall'ansa di un fiume, che a Elodie pare stranamente famigliare. Quali segreti nasconde Birchwood Manor? Chi è la ragazza? Per scoprirlo, Elodie dovrà seguire una voce fuori dal tempo, dimenticata dalla storia eppure testimone di tutto: Birdie Bell, la donna del ritratto.


L’incipit: Ci eravamo trasferiti a Birchwood Manor perché, a detta di Edward, era infestata dagli spettri. Non era vero, non ancora, ma solo gli sciocchi permettono alla verità di guastare una bella storia, e Edward era tutt'altro che sciocco. La sua passione, la sua fede cieca nelle sue convinzioni, era uno dei motivi per cui mi ero innamorata di lui. Aveva il fervore di un predicatore: qualunque opinione esprimesse diventava una verità assoluta. Attirava le persone come una calamita, accendendo in loro entusiasmi che non sapevano nemmeno di possedere e facendo sbiadire tutto sullo sfondo, tranne lui e le sue certezze.

Ma Edward non era un predicatore.

Mi ricordo di lui. Ricordo ogni cosa.

L'atelier con il lucernario nel giardino londinese di sua madre, l'odore dei pigmenti appena mescolati, il fruscio del pennello sulla tela, il suo sguardo che mi accarezzava la pelle. Ero nervosa, quel giorno. Volevo fare buona impressione, apparire diversa da ciò che ero, mentre i suoi occhi scorrevano sul mio corpo e l'avvertimento della signora Mack mi risuonava nelle orecchie: "Tua madre era una vera signora, non dimenticarlo mai, e tu discendi da una famiglia altolocata. Gioca bene le tue carte e tutto andrà a buon fine".

Così raddrizzai le spalle, sedendo composta sulla poltroncina di palissandro nella stanza intonacata di bianco, dietro la siepe fiorita di cicerchia odorosa.

***

La sorella più piccola mi portò il tè e un dolce per merenda, e dal sentiero del giardino arrivò anche la madre di Edwuard, per guardarlo lavorare. Lo adorava. In lui vedeva realizzate tutte le speranze della famiglia. Membro illustre della Royal Academy, promesso sposo di una giovane facoltoso e futuro padre di una frotta di eredi dagli occhi scuri.

Decisamente, non un uomo per me.

 

L’autrice:Kate Morton, australiana, si è laureata con una tesi sulla tragedia nella letteratura vittoriana e si è a lungo dedicata al tema del gotico nel romanzo contemporaneo. 
A ventinove anni ha scritto il primo romanzo, che ha ottenuto subito grande successo in tutto il mondo. 
I suoi libri, tutti ai vertici delle classifiche dei bestseller internazionali, sono pubblicati in 42 Paesi e hanno venduto dieci milioni di copie.

www.katemorton.com

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