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DEPISTAGGIDa Piazza Fontana alla stazione di Bologna, di Luna Beggi, Paolo Cianci, Maria Giovanna Drudi, Luca Palestini, Flavio Romani, Amalia Vergari, Castelvecchi, Roma, pp. 236, € 18,50.

Il libro: Le stragi degli anni Settanta del secolo scorso, da quella di Piazza Fontana a Milano, fino a quella della Stazione di Bologna del 1980, sono state cariche, prima di tutto di tragedie umane. Ma hanno contribuito anche a segnare quel decennio per l’intreccio perverso che, dietro di esse, attentava alla costituzione democratica e alla civile convivenza. Il quadro è stato reso ancora più torbido dal lavoro svolto da persone degli apparati statali per coprire la verità, indirizzare su binari errati le ricerche, fare, in una parola, depistaggio. Un termine che da soli due anni, sulla base degli insegnamenti della storia e dell’azione dei familiari delle vittime bolognesi, è arrivato, in Italia, a definire un preciso reato.
Alla ricostruzione di quel decennio tragico, alla luce dei depistaggi che hanno seguito le stragi, è dedicato questo volume, edito da Castelvecchi, frutto delle ricerche di sei ex allievi di Bottega Finzioni, la scuola di Carlo Lucarelli.
Il volume inizia con la ricostruzione del contesto storico nel quale sul finire degli anni Sessanta maturano i primi attentati, concentrandosi soprattutto su quello di Piazza Fontana. Seguono poi analisi di fatti e di organizzazioni che hanno insanguinato l’Italia: Peteano, la Gladio, Piazza della Loggia a Brescia, l’operazione “Terrore sui treni”. Tutti contrassegnati e contornati da azioni di depistaggio che inquinavano la vita democratica e frustravano la richiesta di verità dell’opinione pubblica.
Le vicende sono ricostruite con rigore documentario, frutto di ricerche certosine, e con uno scrittura che non si lascia mai andare alla polemica pubblicistica, ma che al contrario è caratterizzata da un andamento che intreccia analisi puntuali e sintesi impietose che la rendono pungente ed efficace. Una scrittura dal ritmo serrato che rende avvincente un libro che riesce sempre a tenere i mille rivoli degli avvenimenti saldamente intrecciati in un quadro unitario. Con punte che rappresentano un interessante equilibrio fra thriller, giallo, ricostruzione storica ed inchiesta giornalistica.
Una lettura che, portando alla luce episodi oscuri della vita del Paese, rappresenta anche un contributo allo sviluppo della coscienza democratica.

 

Il risvolto: Questo libro racconta lo stragismo vissuto negli anni della strategia della tensione secondo una precisa chiave di lettura, il depistaggio, a poco più di due anni dall’istituzione del reato che ne punisce i responsabili. Il 2 agosto 2016, infatti, la parola “depistaggio” fa il suo ingresso ufficiale nella legislazione italiana. Da piazza Fontana alla stazione di Bologna, le indagini della magistratura si sono sempre scontrate contro qualcuno che alterava, affermava il falso, negava il vero o taceva. Questo volume torna a quegli anni per raccontare alcune storie. Storie di vittime e di carnefici, storie di uomini che avevano giurato fedeltà allo Stato e alla Costituzione, ma che nei fatti sono stati fedeli ad altro. Frammenti di un passato complesso e controverso sono qui ricollegati dall’attività messa in campo da uomini dello Stato per impedire che si arrivasse alla verità dei fatti.

           

L’incipit: «[…] Certo, se determinate strutture pubbliche hanno depistato, ce ne sono state altre che, coerenti con il giuramento sulla Costituzione pronunciato dai loro uomini, hanno consentito di far luce sui tentativi di offuscare il reale accadimento dei fatti. E dal 2016 c’è anche una legge che introduce il reato di depistaggio e che punisce con pene rilevanti i pubblici ufficiali che si macchiano di condotte del genere.
A volere la legge, a valle di un percorso iniziato dopo la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, è stato Paolo Bolognesi, il presidente dell’associazione vittime di quel massacro e deputato alla diciassettesima legislatura. Dato il breve lasso trascorso dalla sua introduzione, non ci sono ancora condanne definitive per fatti di questo tipo. Ma più rilevanti delle sentenze a carico di singoli uomini dello Stato infedeli è la conoscenza di certi eventi: come si sono originati? Sono stati concepiti davvero prima che determinati crimini, come l stragi degli anni Settanta si consumassero? Chi ha messo in atto i depistaggi? Per ordine di chi? Chi ha voluto ingannare investigatori, pubblici ministeri, giudici e soprattutto cittadini che dallo Stato dovrebbero essere tutelati?

Ecco, gli autori di questo libro, dopo un profondo lavoro di scavo, alcune risposte le hanno trovate. Per i depistatori che citano non ci saranno conseguenze giudiziarie o non ce ne saranno di ulteriori, nei rari casi in cui siano stati perseguiti in passato, perché la prescrizione ha estinto i loro reati, dato il tempo trascorso.Ma le fedine penali di specifici depistatori, dal punto di vista della ricostruzione storico-politica, hanno un’importanza relativa. Più importante, invece, è conoscer quello che è accaduto ed essere consapevoli che un Paese maturo può e deve fare i conti anche con l’aspetto più inquinato della propria storia

Infine una considerazione non marginale, che mi riguarda direttamente. Questo libro non è solo un apprezzabile testo per il quale ho accettato di scrivere la prefazione. È anche il frutto del lavoro svolto all’interno di una scuola che ho contribuito a fondare, la Bottega Finzioni, come spiegato più nel dettaglio nell’introduzione. Se ad alcuni, quando ce lo immaginammo e ci demmo da fare perché diventasse realtà, poteva sembrare un’idea un po’ folle, oggi posso dire che si sbagliavano. Sono ormai diversi i nostri ex allievi che lavorano per fiction, trasmissioni televisive e produzioni di documentari e film. Ora si aggiunge questo volume, frutto dell’impegno di sei professionisti che sono venuti da noi per acquisire ulteriori competenze che li facessero diventare autori a pieno titolo. Ci siamo riusciti. Ma ci sono riusciti soprattutto loro raccogliendo la sfida propostagli e trasformandola in qualcosa di tangibile» (dalla Prefazione di Carlo Lucarelli).

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