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I MODERNI E LA POLITICATra Machiavelli e Nietzsche, di Giuseppe Cambiano, il Mulino, Bologna, pp. 296, € 27,00.

 

Il libro: Un lungo itinerario che ci porta a rivisitare le teorie e le pratiche della politica degli antichi così come sono state guardate, confrontate e rielaborate dai pensatori dell’epoca moderna. Il lavoro di Giuseppe Cambiano prende le mosse dal rapporto tra schiavitù e polis attraverso la lettura e l’interpretazione che ne danno Rousseau, Hegel e Nietzsche. E prosegue rimarcando una costante nel pensiero filosofico e politico che, a partire dall’Umanesimo, ha sempre contemplato la conoscenza dei classici greci e latini, nonché della storia delle vicende delle città greche e di Roma. Sicché non si può procedere nell’analisi del pensiero politico dei moderni senza aver presente quel vasto retroterra dalla cui conoscenza esso è ispirato. Scopriamo così come sia forte l’influenza di Tucidide nel Cinquecento, in particolare su monsignor Della casa e Jean Bodin; la popolarità di Cicerone nell’Inghilterra del Settecento; quanto sviluppata fosse la comparazione tra antichi e moderni nel Settecento, particolarmente in Francia (Montesquieu) e Inghilterra (Hume e Smith); fino a scorgere la profondità con la quale al pensiero greco si rivolsero Hegel, Kant e Zeller.
Un rapporto consolidato nei secoli, di cui si è ampiamente giovato anche l’epoca contemporanea, nella quale sono ancora ben rinvenibili fondamenti di idee e di rapporti politici che hanno origine nella Grecia antica e che stimolano ancora dibattiti e raffronti, come ad esempio quelli tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa, sul rapporto tra individuo e Stato e tra pubblico e privato. Così come non si può prescindere dal confronto con gli antichi sull’idea di libertà e, argomento di particolare attualità, nel rapporto tra popolo, nazione e Stato.
Il libro rappresenta, così, anche un utile compagno di viaggio per orientarsi in un’epoca così complessa come la nostra, dove la velocità dei mutamenti e il legame strettissimo tra politica, economia e tecnologia rendono quotidianamente complicato definire forme della vita civile e democratica all’altezza dei tempi.

 

Il risvolto: Lungo tutta la storia moderna molti intellettuali europei ed americani - da Machiavelli a Rousseau, da Adam Smith agli autori del «Federalist», da Herder a Hegel e a Nietzsche - hanno guardato alle esperienze della politica antica di Greci e Romani. Ne sono nate riflessioni volte a individuare somiglianze e differenze rispetto alla situazione politica del proprio tempo. Questo fecondo confronto ha consentito l’elaborazione di una serie di nozioni tuttora alla base del pensiero politico contemporaneo, che ruotano attorno alla dialettica fra libertà e eguaglianza, democrazia diretta e democrazia rappresentativa, pubblico e privato, individuo e comunità, federalismo e impero, dimensione politica e sfera della religione e della filosofia.

 

L’incipit: I personaggi principali di questo libro, che copre un arco cronologico dal Cinquecento alla seconda metà dell’Ottocento, sono assai diversi tra loro. Protagonisti attivi della vita politica dei loro tempi, come Machiavelli e lord Shaftesbury, che dopo essere stato membro del Parlamento inglese si trasferisce per ragioni di salute a Napoli dove muore, ma anche William Hailton e John Madison, che ricoprono cariche importanti nei nascenti Stati Uniti d’America, o Benjamin Constant, immerso nelle vicende napoleoniche e nei dibattiti dell’età della Restaurazione o Alexis de Tocqueville, ricco dell’esperienza negli Stati Uniti e politicamente impegnato sino all’avvento di Napoleone III in Francia. Uomini di diritto, come Jean Bodin o Montesquieu, presidente del Parlamento di Bordeaux, ma anche uomini di chiesa, come Giovanni Della casa, nominato arcivescovo di Benevento nel 1544 e legato pontificio a Venezia ed autore del famoso Galateo, o il pastore protestante Johann Gottfried Herder, in rapporti di difficile contrastata amicizia con Goethe a Weimar. Uomini irrequieti come John Toland, fautore del libro pensiero, che vaga per l’Europa, o Jean-Jacques Rousseau, in eterno litigio con tutti. E infine più quieti professori di università scozzesi, come Adam Smith a Glasgow, o della scuola politecnica di Parigi, come Auguste Comte, o di università tedesche,come Christian Gottlob Heyne e Karl Otfried Müller a Gottinga o August Boeckh e poi Hegel e il grande storico della filosofia greca; Eduard Zeller, a Berlino., sino al presto disincantato dal suo insegnamento di filologia a Basilea, Friedrich Nietzsche. E intorno a loro altre figure, ma tutte, anche se in modi diversi, con gli occhi aperti sulle realtà politiche del mondo antico.

Essi vivono i contesti culturali diversi e in epoche diverse, ma tutte decisive, della storia europea, in momenti di quiete almeno apparente o in momenti di turbolenze [...] Vivono in tempi anche assai lontani tra loro, eppure la loro attenzione alle esperienze politiche delle antiche repubbliche greche, in particolare di Sparta e soprattutto di Atene e della Roma repubblicana e la lettura di autori antichi (...) sono costanti che li accomunano.

 

 

L'indice:
Prefazione

I. Dalla polis senza schiavi agli schiavi senza polis
II. Virtù e vizi del piccolo Stato
III. Il potere e l'impero: Tucidide nel Cinquecento
IV. Shaftesbury e la politica degli antichi 
V. Cicerone in Inghilterra nel primo Settecento

VI. L'antichità nel Settecento: comparazioni e modelli
VII. Il Federalist e la Grecia antica
VIII. Herder e la bella giovinezza greca
IX. L'Atene «dorica» di Karl Otfried Müller
X. Stato greco e filosofia tra Zeller e Hegel

L’autore: Giuseppe Cambiano ha insegnato Dtoria della filosofia antica all’Università di Torino e alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Per il Mulino ha pubblicato Perché leggere i classici (2011), e I filosofi in Grecia e a Roma (2013); ha inoltre curato i sette volumi della Storia della filosofia occidentale (con L. Fonnesu e M. Mori, 204-15).

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