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La scuola serve a vivere meglio, non a produrre di più
(Nando Cianci)
Cos'è Scuolaslow
Scuolaslow è una piazza nella quale incontrarsi, discutere, raccontare le riflessioni, le esperienze, le pratiche intrecciate con l'idea di una scuola slow, vale a dire sottratta...
a cura di Jean-Pierre Vernant, Raffaello Cortina, Milano, 2018, pp. 356 + XLI, € 29,00
Il libro: Tornata (se mai era tramontata) ad affermarsi in tante parti del mondo come mezzo per affrontare conflitti economici, religiosi, etnici, la guerra si ripropone prepotentemente all’attenzione anche di quelle altre parti, come l’Europa, che, pagato l’immenso tributo di sangue con le due guerre mondiali, sembrava averla messa nel dimenticatoio. È tornata all’attenzione quotidiana anche da noi per via del terrorismo che, oltre ad introdurre frammentati stati di guerra nelle città europee, rimanda alle situazioni e ai luoghi di guerra permanente da cui scaturisce. E vi è tornata, ovviamente, per la risonanza che gli eventi bellici trovano nei media e nei social sempre più presenti nella nostra vita quotidiana.
Si va affermando nella nostra società una sorta di "neolingua", che favorisce un pensiero povero e ristretto. Con la complicità della scuola.
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L'esperienza empatica nella società del conflitto, di Laura Boella, Raffaello Cortina, Milano, pp. 212, € 13,00
Il libro: Empatia è una parola che usiamo spesso, nel linguaggio corrente, quando vogliamo indicare la capacità di mettersi nei panni degli altri, di sintonizzarsi sulla sensibilità di un’altra persona, di provarne a capire le motivazioni e le emozioni. Una parola che esprime un valore con il quale si tenta di rispondere alla volatilità del “mondo liquido", all’assenza di riferimenti, al «problema della lacerazione dei legami interpersonali, del trionfo dell’avidità, della lotta per l’accaparramento delle materie prime, dell’individualismo e dell’odio per chi non appartiene al gruppo».

Le frasi e i tic della lingua quotidiana, a cura di Filippo La Porta. Enrico Damiani Editore, Salò, pp. 104, € 12,00.
Il libro: Siamo sommersi da frasi fatte e tic linguistici. Dagli anglicismi, sempre più numerosi (e cha appaino bizzarri in una Italia nella quale il 62 per cento della popolazione non parla neanche una lingua straniera), alle espressioni coniate in rapporto al cambiamento degli stili di vita (come l’inflazionato accaventiquattro).
A questo dilagare rispondiamo, a seconda dei gusti e dei temperamenti personali, con fastidio, irritazione, sguardo compiacente dall’alto. Ma anche riflettendo su di essi come indicatori dello stato della lingua nell’uso corrente. Come fanno, ad esempio, dieci intellettuali che hanno concorso, con il coordinamento di Filippo La Porta, alla scrittura di questo libro godibile, divertente, a volte spiazzante, comunque fonte di riflessioni che spesso trascendono la linguistica.
Piovono botte sui professori (e qualche volta anche sugli alunni). Ma il problema non si risolve con la nostalgia dei “bei” ceffoni di una volta, perché riguarda un degrado assai più generale. Il tentativo di ridurre gli insegnanti a funzionari dell’apparato tecnologico.
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