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Scuolaslow è una piazza nella quale incontrarsi, discutere, raccontare le riflessioni, le esperienze, le pratiche intrecciate con l'idea di una scuola slow, vale a dire sottratta...

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MANGIARE

Mangiare.  Bisogno, desiderio, ossessione,
 di Paolo Rossi, il Mulino, Bologna, pp.  158, € 14,00

Il libro: Basta prestare attenzione per un momento alla molteplicità delle metafore alimentari che quotidianamente utilizziamo per rendersi conto di quanta potenza antropologica e culturale sia carico il mangiare e di come nel cibo si consumino desideri primari ed emozioni profonde. Dell'immaginario dell'Occidente fanno parte Crono che divora i propri figli e il digiuno del Venerdì santo; le grandi carestie e l’obesità divenuta problema sanitario e sociale; i volti di bambini denutriti e i paté della nouvelle cuisine; i cibi spazzatura e l’esibizione sadica del corpo anoressico. Il cibo, che ha a che fare tanto con la natura che con la cultura, vissuto come drammatica necessità o come nemico da rifiutare, è un'ossessione che abita da sempre la nostra vita. Al problema della sua mancanza si è sovrapposta, nei paesi ricchi, l'attenzione –qualche volta maniacale- per un cibo

non contaminato e salutare; e, accanto alla filosofia dello slow food che concilia le esigenze dell'uomo con la vita della Terra, si è diffusa l'ombra nera di patologie connesse alle immagini della donna che, per esempio nel mondo della moda, vengono propinate senza concedere spazio a «posizioni che si richiamano a problemi etici o a faccende che riguardano la coscienza o la responsabilità che si assume davanti agli altri». Un excursus appassionato di un verbo che ha segnato la storia dell'umanità.

 L’incipit: All’inizio degli anni Trenta del Novecento, quando frequentavo le scuole elementari, assistevo ogni giorno (aspettando una sorella) all’uscita da scuola delle molte classi dei miei compagni. Ricordo che si notavano (per ogni classe) due o tre bambini dall’aspetto gradevole. Gli altri erano, come deve essere, vispi e chiassosi e vivaci, ma (per la verità) bruttini: bassetti, un po’ malnutriti, dotati di ossute ginocchia su troppo esili gambette. In questi primi anni del nuovo millennio, a settanta anni di distanza da allora (di tarda primavera e in estate, quando vivo in Umbria), mi capita di vedere qualcuna di quelle carrettate di bimbetti dell’asilo che le gentili maestre portano a spasso per le strade di Trestina. In quei momenti mi viene da pensare che nel corso della mia vita, insieme a non poche altre, anche questa situazione si è del tutto e completamente rovesciata. Oggi, in ciascuno di quei carrettini, ci sono spesso due o tre bambini che non sarebbe agevole definire «belli». Tutti gli altri sembrano i trionfanti vincitori di un campionato di bellezza infantile. Una faccenda come questa è legata al fatto che viviamo in una parte del mondo e in un paese nel quale c’è, per la grande maggioranza delle persone, una sovrabbondante disponibilità di cibo. La parola mangiare, in apparenza così neutra e inoffensiva o piacevole (quando tutto va bene), sta al centro dei quotidiani pensieri e dell’intera vita di tutti coloro che non hanno la possibilità di mangiare a sufficienza. La difficoltà di riuscire a mangiare, e di dar da mangiare ai propri figli, ha trasformato e continua a trasformare in un inferno innumerevoli esistenze. Ma anche là dove «tutti hanno da mangiare» capita di incontrare persone che, per mangiare qualcosa, frugano nella spazzature e capita anche di incontrare giovani persone per le quali il mangiare è diventato un nemico e un’ossessione di ogni ora del giorno, qualcosa che ostacola la vita invece di favorirla e fa crescere dentro una cieca ostinazione e uno strenuo, distruttivo desiderio di un controllo totale. Capita anche di incontrare persone più anziane e disperate che non riescono a capacitarsi che un loro figlio abbia scelto di farsi morire invece di accontentarsi di vivere………

 L’autore: Paolo Rossi, scomparso il 14 gennaio scorso, era professore emerito di Storia della filosofia nell’Università di Firenze e membro dell’Accademia dei Lincei. Era nato ad Urbino nel 1923. Studioso di storia della cultura scientifica, aveva per tale attività ricevuto il premio Balzan nel 2009 «per i suoi decisivi contributi allo studio dei fondamenti intellettuali della scienza dal Rinascimento all'Illuminismo». Tra le sue numerose opere: I segni del tempo: storia della Terra e storia delle nazioni da Hooke a Vico (Feltrinelli, 1979); Clavis universalis. Arti della memoria e logica combinatoria da Lullo a Leibniz (il Mulino, 1983); Il passato, la memoria, l'oblio (il Mulino, 1991, premio Viareggio nel 1992); Paragone degli ingegni moderni e postmoderni (il Mulino, 1992); La nascita della scienza moderna in Europa (Laterza, Roma-Bari 1997); Speranze (il Mulino 2008).

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(G. Leopardi, Zibaldone, 16. Settem. 1832).

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