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La scuola serve a vivere meglio, non a produrre di più
(Nando Cianci)

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Scuolaslow è una piazza nella quale incontrarsi, discutere, raccontare le riflessioni, le esperienze, le pratiche intrecciate con l'idea di una scuola slow, vale a dire sottratta...

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labbuccidi Adriano Labbucci, Donzelli, Roma, pp. 154, € 15,00
Il libro: Utilizzando anche, con abbondanza, riferimenti ad opere di studiosi e letterati, questo libro individua il camminare come una bussola per percorrere un paesaggio insieme geografico e mentale, alla ricerca di punti di riferimento, alla scoperta di un modo diverso per impostare il nostro rapporto con gli altri e con il mondo che ci circonda. Il camminare non solo è un’attività ormai poco praticata, ma spesso è anche guardata con sospetto e fastidio; un atteggiamento che può sfociare in frasi paradossali come questa: «Il pedone rimane il più grande ostacolo al libero fluire del traffico». Potrebbe sembrare una battuta di Woody Allen, ma in realtà è stata pronunciata da un gruppo di urbanisti consulenti del sindaco di Los Angeles. Si tratta, scrive l’autore, dell’«espressione tragica e surreale di quel mondo  

capovolto che è il nostro». Così, pagina dopo pagina, scopriamo che camminare vuol dire pensare. È un modo per ragionare di libertà, di uguaglianza, di resistenza, di progresso, di bellezza e di tante altre cose ancora. Senza farci risucchiare dai ritmi frenetici della nostra vita, perché qualche volta camminare è meglio che correre.
Come scriveva il poeta Kavafis a proposito del viaggio di tutti i viaggi, quello di Ulisse: «Sempre nel tuo animo abbi Itaca. L'Approdo, lì è la tua destinazione. Ma non affrettare assolutamente il viaggio. È meglio che duri molti anni. Ricco di tutto ciò che hai guadagnato per via».
E, come dice, l’autore di questo libro: «Non c’è nulla di più sovversivo, di più alternativo al modo di pensare oggi dominante. Camminare è un triplo movimento: non farci mettere fretta; accogliere il mondo; non dimenticarci di noi, strada facendo».

L’incipit: Avviso ai lettori. Lasciate stare. Se cercate insegnamenti sul camminare all’ultima moda, con tanto di lezioni, corsi universitari e relativi professori, oppure sul camminare come cura di sé, o infine pagine e pagine di resoconti di camminate che si perdono invariabilmente tra il noioso, l’elegiaco o il paranoico, ripeto a scanso di equivoci: lasciate stare. Questo libro non fa per voi.
Qui c'è una tesi: non c'è nulla di più alternativo, di più sovversivo rispetto al modo di pensare oggi dominante che il camminare. Punto.
Camminare è una modalità di pensiero. E’ un pensiero pratico.
Di questo il libro racconta: di pensieri, idee, categorie, miti. E di persone che camminando ci hanno aiutato a comprendere meglio il mondo,noi stessi e questo pensiero pratico.
Camminare realizza al meglio l’affermazione di Hofmannsthal: «L’uomo scopre nel mondo solo quello che ha già dentro di sé; ma ha bisogno del mondo per scoprire quello che ha dentro di sé».
Perché si cammina sempre in un contesto e questo fatto ci sollecita, ci spinge a porci domande e ci impone di farne altre.
Esercizio inattuale e quindi prezioso in un tempo in cui tutti danno risposte senza più farsi domande.

L’autore: Adriano Labbucci ricorda di aver sempre camminato, avendo presto appreso che – come dicevano gli antichi – solvitur ambulando, camminando, si risolve. Per questo nel 2007, in veste di presidente del Consiglio provinciale di Roma, ha dato vita a tre giorni di incontri e vagabondaggi attraversando la città di Roma insieme a Erri De Luca, Giuseppe Cederna, Duccio Demetrio, Antonio Gnoli e altri. E siccome i piedi sollecitano pensieri e domande, li ha raccolti in questo breve saggio.

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(G. Leopardi, Zibaldone, 16. Settem. 1832).

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