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Rubinetto_a_seccodi NANDO CIANCI

   Non è facile, contemplando un rubinetto a secco con la gola arsa dalla sete in una afosa giornata di luglio, resistere alla tentazione di abbandonarsi alle usate imprecazioni contro la classe politica. Eppure, per quanto forte sia il disagio di vedere una doccia ristoratrice ridotta a desertico miraggio, per quanto forte possa essere l’indignazione nel leggere la quotidiana caporetto della rete idrica nelle nostre cronache, occorre ricondurre questo problema al suo alveo naturale, che è quello di costituire uno degli aspetti più emblematici della vita democratica di una comunità, vale a dire della politica.
   Non vi è dubbio che nella vita della comunità, cioè della polis, i politici sono quelli che, per definizione, dovrebbero essere gli interpreti più intelligenti e più sensibili del bene comune, coloro che si assumono la

responsabilità di ricondurre a sintesi i problemi più complessi, a partire da quelli vitali, e lavorare per la loro soluzione. Intelligenza e sensibilità sono doti che consentono non solo di cogliere i problemi, ma di stabilire fra essi anche una gerarchia: ai primi posti quelli che riguardano tutti e che sono vitali per tutti. E, sotto questo aspetto, appare difficile trovare qualcosa di più vitale (cioè di più necessario alla vita) dell’acqua: anche i bambini della scuola dell’infanzia sanno quanta parte essa sia del nostro corpo e quanto ad essa sia legata la possibilità di sopravvivenza anche selle situazioni più estreme.
   Dunque il politico vero, quello che si staglia nel panorama sociale per le sue doti non comuni di intelligenza e sensibilità, è quello che lavora con metodo e serietà per assicurare questo bene fondamentale alla sua comunità. Il che significa che non attende l’esplodere dell’estate per metterci mano, non viene “sorpreso” dall’arrivo del caldo come se questo, in estate, fosse un fenomeno del tutto imprevedibile. Lavora, per così dire, a dicembre per l’acqua in estate, a giugno per il piano neve invernale.
   Non può perciò costituire offesa per nessuno dire che, se aspetta l’inverno per occuparsi –magari solo a parole- di neve e l’estate per occuparsi di acqua, un politico abusa di tale qualifica e si riduce a procacciatore di voti non per il bene comune ma per quello, più limitato, della propria persona o del proprio clan.
   Sono considerazioni inevitabili quando si assiste al chiacchiericcio del rimpallo delle responsabilità dei reggitori attuali della cosa pubblica contro quelli passati; e di quelli passati contro i presenti. Un cicaleccio fitto e continuo, che mira alla ricerca della battuta più efficace per attribuire agli altri la colpa di ogni male, ma che non fa uscir una goccia d’acqua in più dai rubinetti. Neanche il veder concentrati verso un unico fine, tutti assieme, maggioranze ed opposizioni, politici e dirigenti degli enti che si occupano dell’acqua, risolverebbe il problema all’istante. Ma segnerebbe un punto di svolta nell’affrontare il bene pubblico e renderebbe se non meno arse le gole, almeno più speranzose le menti dei cittadini. Quanto alla responsabilità presenti e passate non è che non interessino: solo le si vorrebbe analizzate senza acrimonia polemica al solo fine di non ripetere gli errori di sempre. E di stare meglio tutti.
   Lo polis, però, è abitata soprattutto dai cittadini. I quali, oltre che chiedere conto del loro operato agli amministratori del bene pubblico, debbono chiedere conto anche a se stessi del proprio modo di agire. E così, quando nelle cronache, oltre che di disservizi, si legge anche di sprechi e di abusi, occorre ricordare che una buona gestione del bene pubblico parte innanzitutto dal corretto uso che ogni singolo ne fa. Specie in momenti di emergenza, quando l’indignazione per quel che si ritiene un cattivo operare dei politici non deve giustificare un dispregio delle regole da parte del cittadino. Che, per il bene comune, è certamente disposto anche a fare qualche rinuncia.
   E’ in questo senso che acqua, democrazia ed educazione civica si trovano profondamente intrecciati. Ribadirlo non calmerà la sete di oggi, ma potrà evitare quella di domani.

(il Centro, giovedì 5 luglio 2012)

 

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