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La scuola serve a vivere meglio, non a produrre di più
(Nando Cianci)

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Scuolaslow è una piazza nella quale incontrarsi, discutere, raccontare le riflessioni, le esperienze, le pratiche intrecciate con l'idea di una scuola slow, vale a dire sottratta...

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PAGELLAA proposito della dematerializzazione (così la chiamano, con un vago sapore di metafisica) dei rapporti con le comunità dei docenti, del personale, studenti e famiglie pubblichiamo un breve passo dell’ampia relazione La responsabilità educativa della scuola tenuta tempo fa a Chieti da Nando Cianci nell’ambito del seminario Il coraggio di educare.

  […] La scuola educa con i suoi comportamenti, con i messaggi che gli adulti inviano mediante il loro agire e mediante l’organizzazione che danno alla vita concreta della scuola. Messaggi educativi arrivano sempre dai nostri atti, anche quando su di essi non riflettiamo abbastanza.
   
Facciamo un esempio, fra i tanti possibili. Da molte parti si sta vivendo con entusiasmo l’informatizzazione dei rapporti tra scuola e famiglia. I genitori potranno sapere, con la semplice immissione di una password e con qualche clic i voti dei loro figlioli nelle varie materie scolastiche; potranno monitorare il numero delle assenze; potranno sapere se in quella precisa mattina loro figlio è a scuola oppure ha marinato le lezioni. Finalmente, dicono in tanti, finirà la possibilità dei piccoli inganni, delle bugie inventate a copertura della mancanza ai doveri scolastici. I figli dovranno rigare dritto, l’ordine sarà ristabilito. 
   Ma siamo così sicuri che, sul piano educativo, relazionale, umano, abbiamo realizzato un progresso così cospicuo? Le cose si possono veder anche da un altro punto di vista.

Chiedere ad Internet quello che si potrebbe sapere direttamente dai propri figli non potrebbe rappresentare una plateale confessione della nostra incapacità comunicativa?[1] Della nostra incapacità di ascoltare il linguaggio delle parole, dei gesti, degli sguardi e dei comportamenti dei giovani? Non voglio snobbare o dileggiare a priori queste trovate (il controllo telematico, il 5 in condotta e così via). Che in certe ben determinate circostanze potrebbero anche rivelarsi utili. Ma dobbiamo porci qualche domanda dal punto di vista della responsabilità educativa. Che messaggio educativo sta dando la scuola? Non sta dando il messaggio che i ragazzi sono inaffidabili e quindi vanno controllati senza alcun loro coinvolgimento? Che la via della responsabilizzazione dei ragazzi, che passa anche attraverso errori, frustrazioni, confronti anche duri con i genitori e gli insegnanti è una via troppo faticosa, diseconomica (nel senso che richiede troppo tempo per produrre i suoi effetti), che si può evitare questa fatica infilando una di quelle che io chiamo “scorciatoie educative”?.
   
Abbiamo dato un messaggio educativo? Vi è da dubitarne se riteniamo che l’educazione vada sempre coniugata con la libertà e la responsabilità. Libertà e responsabilità, insieme, insisto. 
   Non –ovviamente- la libertà intesa nel senso volgare e tracotante del faccio sempre e comunque quello che mi pare dove mi pare. Quella è ciò che l’anziano ma sempre lucido maestro Mario Lodi[2] definisce «una libertà maleducata». Ma la libertà che si realizza nella cooperazione responsabile con gli altri.
    L’informatizzazione dei rapporti scuola famiglia, vista da questa prospettiva, potrebbe piuttosto assomigliare ad un pedinamento telematico degli studenti. Molti hanno, tuttavia, l’impressione che si sia fatto un passo avanti nel legare la scuola al cosiddetto mondo reale. Può essere. Ma non si è, probabilmente, legata la scuola alla vita, se la vita è anche «il cammino di esodo dalla immaturità, dalla dipendenza, dalla incapacità di pensare e agire da soli»[3]. […]


 

[1] N. Cianci, Gioventù scippata., Teaternum Edizioni, 2007, p. 96.

[2] Il venerdì di Repubblica, 1 ottobre 2010, p. 37.

[3] Tiziano Bellelli, Relazione dal titolo Genitorialità, tenuta nel corso dello stesso seminario.

 

 

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