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GUCCINI IN CLASSE

 

di Brunetto Salvarani e Odoardo Semellini, Emi, Bologna, pp. 224, € 12,00

 Andare a cercar poesia nei versi dei cantautori è esercizio tentato da molti, impegnati in una lunga diatriba sulla possibilità di scorgere valore letterario nei testi e nei ritmi delle canzoni.
 Ci sono, comunque, artisti nei quali le assonanze con i versi e con i sentimenti espressi da grandi poeti colpiscono per la loro assoluta
mancanza di arbitrarietà, venendo dal narrare e cantare temi che  nascono dall’intera esperienza di vita. E’ il caso di Francesco Guccini, che come pochi sa muoversi a perfetto agio nella cultura “alta”, dalla quale lascia nutrire la sua espressione artistica senza che essa vada a discapito dell’ originalità delle composizioni, senza diventare di maniera e senza risultare ostico a chi non si è nutrito di molti studi.
           Un artista (meglio dire «un umile artigiano», come egli si definisce in una delle canzoni dell’album L’ultima Thule) del quale molto si è scritto negli anni e la cui opera viene oggi “piegata” a fini didattici da Brunetto Salvarani e Odoardo Semellini in un libro (Guccini in classe, pp. 224, € 12,00) con il quale la Emi di Bologna inaugura la nuova collana “Note di classe” (spunti didattici a partire dalle canzoni di…)..
           Muovendo dalla ricchezza del lessico, dei contenuti, dei rimandi colti delle canzoni gucciniane, gli autori propongono vari percorsi didattici, preceduti da un viaggio nella vita e nelle opere del cantautore, i cui motivi di fondo vengono poi accostati a temi della letteratura italiana (in particolare al’amato Leopardi), alla letteratura angloamericana, alla storia, alla geografia, alla filosofia, alla religione, persino alla botanica, potendo contare sulla straordinaria cura filologica che presiede alla composizioni di un cantautore che spazia da una lettura originale della contemporaneità ai grandi temi della memoria, delle radici, del fluire del tempo, delle delusioni e della speranza.
           Sulla concreta possibilità di uso didattico di questo libro giudicheranno i singoli insegnanti, nel concreto delle situazioni in cui operano e dei concreti ragazzi con cui lavorano. Ma per i gucciniani della prima ora (così come per quelli che lo hanno conosciuto in stagioni più tarde della sua produzione), la lettura di questo libro rappresenta un discreto godimento. Certo, il tono è in qualche parte un po’ agiografico (e la foto di copertina appare stranamente edulcorata), ma viene difficile a tutti non guardare, in tempi come questi, con simpatia incontaminabile ad un “artigiano” che ci ha accompagnato per mezzo secolo dalla colta asprezza de Il sociale e l’antisociale fino all’elegia del tramonto verso l’infinito de L’ultima Thule, suonando tante e profonde corde del nostro animo, dalla rabbia ai toni empatici e malinconici, dal riecheggiare gli chansonnier “maledetti” all’ «umorismo tutt’altro che gelido o astratto, ma sempre orientato invece a calore e simpatia, fra parodia e condivisione».
           E sempre seguendo «il ritmo dell’uomo e delle stagioni». (n.c.)

L’incipit: Siamo cresciuti con lui. L’abbiamo sempre considerato il fratello maggiore che non c’è toccato in sorte, l’amico saggio cui confidare qualcosa di particolarmente segreto, il cantautore universalmente famoso, ma capace di resistere al fascino perverso dello star-system (abbiamo appreso solo dopo, un po’ per naturale coerenza e il resto per naturale pigrizia e naturale timidezza).
           Così, è inevitabile aver ascoltato
L’ultima Thule
, il disco –possiamo chiamarlo ancora così- con cui Francesco Guccini ha scelto di congedarsi dalla scena della musica, con un misto di commozione e (parecchia) curiosità. Perché il sapore di fine di una lunga stagione che si porta dietro è, ammettiamolo, una cosa che ci riguarda da vicino. La conclusione di un’esperienza condivisa con tanti eppure da custodire gelosamente, e l’esaurirsi di un tempo che si apre su un altro non necessariamente peggiore, nella consapevolezza, in ogni caso, che le cose umana sono segnate dalla loro evanescenza.
           […]Suggerire l’uso dei testi gucciniani a scuola e in altri ambienti educativi, infatti, significa, da una parte, ammettere che si tratta di materiali meritevoli di essere studiati a fondo per la loro valenza poetica; ma anche cogliervi il valore di documenti in qualche misura storici per comprendere qualcosa di un’epoca –l’ultimo mezzo secolo italiano- di difficile decifrazione, controversa come poche altre. L’ha ammesso esplicitamente, del resto, la misteriosa commissione ministeriale impegnata a preparare le carte per l’esame di maturità uqando, nell’estate del 2004, scelse di proporre fra gli altri un tema sull’amicizia intesa come motivo d’ispirazione poetica nella letteratura e nell’arte: invitando i maturandi a commentare brani di Cicerone, Dante, Manzoni, Verga, Saint-Exupéry, Pavese, Fred Uhlman e … Francesco Guccini
.

Gli autori:
Brunetto Salvarani, teologo e scrittore, dirige il mensile interculturale CEM Mondialità. Tra i suoi libri, diversi –pubblicati da Il Margine- sono sul mondo della musica: Dio, tu e le cose (con O. Semellini, 2013), Terra in bocca. Quando I Giganti sfidarono la mafia (con O. Semellini, 2009), Di questa cosa che chiami vita. Il mondo di Francesco Guccini (2007).
Odoardo Semellini, operatore culturale, è esperto di cantautori e di fumetti. Tra i suoi libri più recenti, Il maggio di Fabrizio De André (con C. Sassi, Aerostella, 2012), Francesco Guccini in concerto (con C. Sassi, Giunti, 2011), Il vangelo secondo Leonardo Cohen (con B. Salvarani, Claudiana, 2010).

 

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