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FASTIDIOCosa ci irrita e perché
di Joe Palca e Flora Lichtman
Il libro: Da più parti viene lamentata l’irruzione di una serie di voci, suoni, rumori che invadono le nostre conversazioni, i nostri momenti di relax, i nostri tentativi di concentraci su una lettura, il nostro desiderio di godere un paesaggio o una musica o un quadro. Nei momenti più intimi, nelle situazioni più disparate, è in agguato un esercito di fruitori degli spazi comuni, e dell’etere comune, che procedono avvolti in una sorta bolla autistica, dentro la quale parlano al telefonino, urlano, litigano, amoreggiano, danno sfogo a disturbi compulsivi, incuranti della restante parte del genere umano.
Sottratti a quel che ameremmo fare, e che avremmo deciso di fare, veniamo afferrati da un sensazione di fastidio, da un interrogarci sul senso dello stare insieme, in un luogo comune, se poi ognuno si comporta come se si muovesse in un deserto disabitato.  E, a seconda della nostra indole, ci adagiamo nella rassegnazione, sovraccarichiamo di tensioni i nostri nervi che agognerebbero la distensione, mettiamo mano alle cuffiette per coprire il vociare con qualche suono più gradevole, tentiamo l’impresa disperata di osservare i protagonisti della caciara per trarne, diciamo così,  un qualche insegnamento che trascenda il luogo e il tempo.
Nella sensazione di fastidio possiamo incappare in tante altre situazioni, nelle quali magari non si sentiamo vittime dell’invadenza altrui, ma di altre vaghe e imprecisate molestie.
Raramente però, a pensarci bene, ci chiediamo perché certi comportamenti, certe situazioni, certi fatti, certe persone ci provocano fastidio. Alla ricerca di  questi perché si sono avventurati due giornalisti statunitensi, viaggiando a tale scopo attraverso la letteratura scientifica. Da tale viaggio hanno ricavato un libro che fa rivivere situazioni-tipo di disagio nel quale tutti siamo incorsi o potremmo incorrere. Nel corso della lettura, recita la presentazione dell’editore, «incontreremo esperti e ricercatori che ci spiegheranno perché alcune situazioni ci fanno andare su tutte le furie; perché, nonostante l’irritazione suscitata da uno sconosciuto seduto vicino a noi che parla al cellulare a voce alta, non riusciamo a fare a meno di ascoltarne le conversazioni; perché amiamo il peperoncino nonostante la bocca in fiamme; perché in un posto sperduto in mezzo all’oceano il fastidio è un perfetto sconosciuto; perché certi suoni ci piacciono e altri li detestiamo; cosa ci accomuna agli animali e alle popolazioni primitive; e qual è la ricetta perfetta per scatenare una crisi di nervi nel malcapitato di turno. Aneddoti strambi e curiosi ci porteranno alla scoperta di eventi e comportamenti fastidiosi in ogni parte del mondo».
Un libro, dunque, che –oltre che costituire una gradevole lettura- è in grado di soddisfare diverse nostre curiosità e potrà anche aiutarci un po’ a superare, o almeno a sopportare, certi fastidi nei quali ci capita di incappare: la consapevolezza dei “perché” in genere aiuta ad affrontare meglio le situazioni.

L’incipit: Può capitare a chiunque, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, nei bagni pubblici, sul treno, a scuola, persino nel proprio giardino. Non si è mai al sicuro. A Mark Liberman, linguista alla University of Pennsylvania, è successo in palestra: «Sul tapis roulant accanto a me c’era una ragazza che parlava al cellulare. Ho cercato di non ascoltare, ma lei continuava a ripetere sempre la stessa frase all’infinito, una del tipo:  “Arriva domani”. Deve averlo detto almeno una decina di volte».
Questo è il tipico caso di fastidio da cellulare. Liberman non poteva di certo ignorare quel disco rotto che continuava a girare sul tapis roulant di fianco a lui. Quella sì che era una seccatura. Perché? Forse perché parlare al telefono in uno spazio pubblico è sinonimo di maleducazione.
Perché è un comportamento da maleducati? Lauren Emberson, specializzata in psicologia e studiosa del fenomeno, ha una risposta: «Credo che la ragione sia dovuta al fatto che non riusciamo a non ascoltare. Consideriamo parlare al telefono in pubblico un comportamento ben più maleducato dell’avere qualcuno vicino che chiacchiera, perché sposta la nostra attenzione, infastidendoci, dato che non possiamo continuare a fare o pensare altre cose che invece vorremmo fare o pensare. Ecco perché ci sembra un’invasione della privacy».
E’ un’idea interessante: per noi la maleducazione è ciò che non riusciamo a ignorare. Per quanto riguarda le conversazioni al cellulare, Liberman sottolinea che alcune sono più difficili da ignorare di altre, difatti le conversazioni con un tono di voce più alto sono anche le più fastidiose, mentre ce ne sono altre con un contenuto che attira di più l’attenzione.
Se pensate che sia il contenuto piccante delle telefonate a far tendere l’orecchio del vostro vicino, vi sbagliate di grosso. Come ha potuto sperimentare Liberman in palestra, la più banale delle conversazioni telefoniche può diventare la più difficile da ignorare. […] Quel ripetere continuo della ragazza sul tapis roulant era estenuante perché aveva la capacità di distrarre. Era una distrazione perché, per quanto possiamo sforzarci, non riusciamo nemmeno a immaginare come quella conversazione potesse avere un senso.

Gli autori:
Joe Palcaè un giornalista scientifico statunitense. Ha scritto per le riviste «Nature» e «Science Magazine» e dal 1992 lavora per la National Public Radio. È co-conduttore del programma Science Friday.

Flora Lichtmanè una giornalista freelance statunitense. Fino al 2013 ha lavorato come editor multimediale per il programma radiofonico Science Friday.

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