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di Massimo Montanari
edizioni dei cammini, Roma, pp. 80, € 17,50

Forse sono nate dalla relazione giocosa tra le madri e i figli, che ripetono, sillabando, il linguaggio materno e dalla concatenazione di suoni e di rime che ne scaturiscano. Borraccia delle paroleO forse discendono da formule “magiche” rimate di incantesimi e scongiuri. O da canti popolari del mondo adulto, sgorganti da ogni parte del mondo. Quale che sia la loro origine, sulla quale da tempo gli studiosi vanno indagando, certo è che le filastrocche hanno accompagnato il cammino dell’uomo lungo i secoli e attraverso culture diverse. E sono ancora vive e vegete in un’epoca in cui la relazione tra adulti e bambini si va modificando con l’irruzione dei mezzi informatici e della comunicazione digitale, dei quali – a dire il vero- gli adulti non sempre fanno un uso responsabile, propinandoli ai bambini spesso senza tener conto della necessaria gradualità e delle conseguenze che sulla formazione può avere un approccio precoce e massiccio alle nuove tecnologie.
Anche per il non indulgere a questa tendenza, oltre che per il suo valore in sé, appare meritorio il lavoro di Massimo Montanari, che propone

filastrocche immerse nella nostra epoca –ma che affondano in radici antiche– in un libro per bambini agile ed elegante, La Borraccia delle Parole (edizioni dei cammini), rallegrato dai disegni di Francesco De Benedittis.

Il libro mostra ai bambini, attraverso le filastrocche e i disegni, la bellezza e la poesia del camminare, i tesori della natura che il camminare ci consente di scoprire, la sua capacità di accendere la fantasia, anche attraverso gli oggetti che accompagnano il cammino e le modalità in cui esso si esplica. Le cose, nel corpo delle filastrocche, hanno una sorta di vita propria, recano suggestioni e parlano alla fantasia dei bambini, presentandosi appunto come compagni di viaggio che danno allegria e sicurezza. Una presenza amica, come quella degli scarponi saltapassi  che, abbracciandoli, fanno sorridere e rendono felici i piedi, o la borraccia millegocce che rianima la gola arsa, o il cappello scacciasole che dà a chi lo indossa un senso di festa, o, ancora, il materasso bolladaria che «per il corpo è una carezza». E poi c'è lo zaino senza fondo, che contiene un pezzo di mondo, oltre che oggetti preziosi per il viaggio, e si presta a svariati usi, sì da meritar l’affetto che si porta ad un compagno di viaggio. E ci sono altre presenze ancora. Ogni oggetto, insomma, ha un risvolto pratico che corrisponde all’utilità del suo utilizzo e, insieme, ispira un sentimento: coraggio, tranquillità, amicizia, sicurezza. E spesso dischiude un mondo, come nel caso della carta mappamondo, che ci presenta il cammino come una bella avventura, nella quale si procede accompagnati da oggetti utili, ma soprattutto da sentimenti e fantasia, che ci fanno procedere con sicurezza nel mondo reale, ma contemporaneamente ci permettono anche di crearne uno nostro, fantastico. Proprio oggetti come questo ci fanno uscire dalla dimensione ipertecnologica, che abbiamo già richiamato, nella quale i bambini sono proiettati ormai sin dalla più tenera età per l’azione congiunta dell’industria informatica (che ne è ben consapevole) e di quella (spesso inconsapevole) di genitori poco propensi a vagliare le novità con senso critico. Le filastrocche di Montanari aiutano ad uscire da questa dimensione invitando a utilizzare strumenti semplici, il che significa anche saper contare su se stessi, non smarrirsi quando non si è assistiti dalle protesi informatiche e digitali. E a non imitare il camminatore sbagliato, che non sa riconoscere e scegliere oggetti amici, non apprezza la lentezza necessaria nel camminare e «vuole raggiungere l’arrivo con il passo della fretta».
Tanti oggetti e tanti sentimenti parlano, dunque, all’animo dei ragazzi in queste filastrocche e nelle illustrazioni di De Benedittis: i disegni contengono tutti elementi reali, ma presentano i tratti e i colori di un mondo fiabesco; anche qui realtà e fantasia procedono a braccetto, come nei testi delle filastrocche.

Un libro, in definitiva, che i bambini possono gustare in se e per sé e per l’invito alla scoperta che caratterizza ogni cammino. E per quel  mostrare, come già si è detto, la bellezza e la poesia del camminare, ben sintetizzate nella filastrocca finale che invita a «mettersi un po’ in gioco», contando anche sugli amici e sulle nostre radici, per essere capaci di stare nel mondo che conosciamo, ma anche di scoprirne altri.                                                                                                                                                         Nando Cianci

 

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