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odio onlineViolenza verbale e ossessioni in rete
di Giovanni Ziccardi
Raffaello Cortina Editore,
 Milano, pp. 264, €  21,00

La nascita dell’odio, dell’avversione malevola e, spesso, violenta a persone, gruppi, razze, identità sessuali, si perde, con ogni probabilità, nella notte dei tempi. Forse ha camminato da sempre con l’uomo, scaturendo dalle paure indotte in lui dai pericoli che lo circondavano e dal venire a contatto in modo conflittuale con esseri sconosciuti. E da sempre alimenta analisi e riflessioni. 
  Sul piano generale del divenire del mondo, da almeno due millenni e mezzo l’odio viene individuato come una entità presente

e potente: Empedocle, ad esempio, ne fa una delle due forze dinamiche (l’altra è, ovviamente, l’amore) che, in perenne tensione tra loro, determinano infiniti cicli cosmici, caratterizzati dall’armonia, quando prevale il secondo, e dalla disgregazione, quando prevale il primo. Sul piano dell’esistenza degli individui, per fare un altro esempio, Freud inserisce l’aggressività nel patrimonio genetico e fa dell’odio una pulsione distruttiva che può essere combattuta tramite la costituzione di legami affettivi. Una visione non pacificamente accettata e molto discussa. Insomma un  tema da sempre ben presente nella nostra cultura: dal sorgere della filosofia all’epoca presente, l’uomo si va interrogando su questa forza che avverte tanto dentro di sé che nell’universo intero.

 A complicare le cose è intervenuta –favorita dalle nuove tecnologie la proliferazione incontenibile della possibilità di avere contatti virtuali con quantità illimitate di persone in ogni angolo del mondo. E di poter dire la nostra su fatti, avvenimenti ed opinioni che invadono la rete. Un “dire la nostra” che molto spesso degrada nella reazione immediata ed irriflessa al dire altrui, basata sull’insulto e l’anatema alla persona che la vede diversamente, dimenticando il merito di ciò di cui si pretende di discutere. È un fenomeno variamente denunciato da schiere di intellettuali e di naviganti della rete, che vedono nella diffusione  dell’insulto e dell’odio –spesso rivolti a persone mai conosciute, oltre che a gruppi politici e sociali o a correnti ideali– una nuova forma di barbarie e di arretramento della civile convivenza.
U
na analisi del fenomeno in questione, attenta ed articolata su molti versanti, ci viene ora dal libro di Giovanni Ziccardi L’odio online. Violenza verbale e ossessioni in rete, da poco mandato in libreria da Raffaello Cortina. Ziccardi ci richiama subito alla vastità delle implicazioni che il tema porta con sé. Sul versante “pubblico”,  la necessità di garantire comunque la libertà di espressione può a volte confliggere con la consapevolezza, che viene dalla storia, di quanto la propaganda violenta e l’incitamento all’odio  abbiano contribuito all’esplosione di conflitti catastrofici.  Sul piano dell’odio rivolto alle persone singole, sono sotto gli occhi di tutti gli esempi del «prendere di mira un soggetto non solamente al fine di offenderlo ma, addirittura, per condizionare, attraverso un uso distorto delle nuove tecnologie, la sua vita quotidiana e per colpire il suo benessere fisico e psichico». Lo sanno bene, ad esempio, quanti, nelle famiglie e nelle scuole, sono alle prese con il bullismo.  Un problema che, insieme ad altri dello stesso tenore, chiama in causa legislatori, educatori, istituzioni, società civile. 
 Ognuno dei versanti esplorati da Ziccardi apre dilemmi complessi. Per esempio: l’intervento del legislatore sarà soft se si considera la tecnologia come mezzo “neutro”, giacché la neutralità rende il mezzo, per così dire, innocente e dirotta altrove la ricerca delle cause della diffusione dell’odio: la società e i suoi costumi, l’educazione in casa e a scuola, i processi economici, le patologie. 
 Se, al contrario, si riconosce che i mezzi tecnologici sono portatori di mutamenti in campo sociale ed antropologico, se ne potrà dedurre che essi sono, di per sé, facilitatori e stimolatori delle manifestazioni di odio. In tal caso al legislatore si richiederà un più alto livello di attenzione, di vigilanza e di individuazione di interventi tesi a limitare la potenza negativa dei mezzi.
 Analogo discorso si può fare affrontando la questione dal punto di vista del ruolo della scuola e delle famiglie nell’approccio delle nuove generazioni alla navigazione in rete e alle tecnologie che la rendono possibile. E così per altre angolazioni dalle quali si può guardare la questione.
 Attraverso una pluralità di piani che si intrecciano dinamicamente, dunque, l’autore ci conduce in un viaggio ampio e documentatissimo, offrendoci la possibilità di conseguire una vasta mole di conoscenze e di stimoli efficaci per ulteriori approfondimenti. Ci dà, inoltre, strumenti per esercitare una vigile consapevolezza di quanto va accadendo e ci apre alla riflessione su problemi che investono nel profondo tanto la comunità internazionale quanto la vita sociale e quella quotidiana degli individui. 
 La documentazione, si diceva, è certosina: vengono esplorate le legislazioni operanti e i dibattiti in corso in varie parti del mondo. Viene mostrato come persino le espressioni più diffuse, come hate speech (incitamento all’odio), possono assumere sfumature di significato diverse a seconda dei vari paesi e delle relative legislazioni. Così come possono variare la percezione soggettiva di cosa sia l’hate speech e la ricerca di medici e psicologi sull’impatto che i comportamenti da esso ispirati possono avere sulle vittime. 

Questi due esempi possono dare solo una prima idea della complessità del tema dell’odio online, che Ziccardi affronta, come già ricordato, facendo intrecciare fra loro sfere diverse: la tecnica, il diritto, la politica, l’economia, le patologie. Passando, naturalmente, per fenomeni che le cronache pongono costantemente sotto i nostri occhi: l’odio come manifestazione e mezzo delle lotte politiche, quello incanalato verso razze e religioni, l’omofobia, il cyberbullismo, le cyberwar, il cyberstalking,  il cyberterrorismo.

 In tale lavoro Ziccardi non si fa suggestionare dai timorosi apocalittici né dagli estasiati adoratori delle nuove tecnologie. Non si nasconde, dunque, né minimizza i problemi. Vi si inoltra, invece, con l’occhio asciutto del ricercatore che non teme ciò che, anche di sgradevole, potrebbe scoprire nel corso del cammino. E che neanche intende adagiarsi su una visione asettica dello scorrere del mondo, limitandosi all’analisi e chiamandosi fuori dalla ricerca di strade che tutelino la dignità dell’uomo. Ricerca resa complicata dal gran carico di problemi per l’oggi e per il futuro che ci vengono posti davanti: la difficoltà, già richiamata, di definire il confine tra la repressione delle manifestazioni dell’ odio e la censura arbitraria e limitativa della libertà d’espressione; il crescere di tale difficoltà nell’ambito della cosiddetta “società liquida”, che rende assai problematica l'individuazione di punti fermi intermedi tra diritti democratici e contrasto della violenza; l’ambiguità dell’utilizzo della tecnologia nel controllo dei flussi di odio online, che potrebbe anche portare ad un esautoramento dell’uomo dalla facoltà di valutazione e scelta in questo campo. E, in tale ambito, già di per se assai complesso, il ruolo non certo trascurabile degli interessi economici e del mercato. Così come non trascurabile appare il ruolo dei reggitori della cosa pubblica, che dovrebbero guidare la polis anche con l’esempio e che, invece, spesso diventano essi stessi «portatori d’odio abituali e “istituzionali”» e mostrano di essere «i primi interessati a veicolare espressioni d’odio, essenzialmente per fini di consenso elettorale e per fomentare divisioni». 

Tutto ciò rende assai arduo il combattere l’odio online attraverso la strada che Ziccardi predilige, basata su azioni di controllo che non ledano in alcun modo la libertà di circolazione delle idee e che abbiano sempre a riferimento la dignità della persona. E legittima la nota finale alquanto pessimistica del libro, legata ai tempi attuali caratterizzati dall’emergenza terroristica. Ma che Ziccardi ci consegna –lo abbiamo già ricordato- dopo averci dotato di informazioni, analisi, riflessioni che costituiscono un cospicuo patrimonio con il quale affrontare, comunque, il mutamento dei tempi. 

Il che rende questa proposta editoriale di Raffaello Cortina, oltre che intellettualmente stimolante, anche di indubbia utilità per quanti, se ancora ve ne sono, nelle istituzioni vorrebbero operare per il bene comune; per quanti nella scuola vogliano affrontare i portati della nostra era senza nascondere la testa nella sabbia e senza consegnarsi acriticamente al dominio delle nuove tecnologie rimuovendo l’immenso patrimonio culturale accumulato dall’uomo nei millenni; per i cittadini che intendano esercitare la loro presenza nella società anche con utilizzo delle nuove tecnologie ai fini del miglioramento della vita democratica, neutralizzando le occasioni di esclusione e di nuove oppressioni ai quali pure tali mezzi si prestano. 

Una proposta  -impreziosita dalla competenza scientifica e dalla descrizione accattivante di Giovanni Ziccardi- che rappresenta, nel suo insieme, un efficace contributo al dibattito, alla ricerca, alla democrazia e alla civile convivenza.
                                                                      Nando Cianci

 

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