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VECCHIONIStorie di felicità, di Roberto Vecchioni, con il CD Canzoni per i figli, Einaudi, Torino, pp.168, € 22,00

Il libro: E’ stato definito un beethoveniano inno alla gioia questo nuovo libro che Roberto Vecchioni scrive per raccontarsi ai suoi figli e ai suoi lettori. Raccontare non le stagioni dei suoi successi, anche se da essi non può certamente separare la sua vita, come appare chiaro quando torna con la mente alla genesi del suo celebre Luci a San Siro, che sgorga mentre svolge il servizio militare: «Io mi caccio in un angolo e, improvvisamente, mi tornano tutte le sere passate in Seicento con te, sulla montagnetta di San Siro. E mi metto a suonare, istintivamente, buttando giù le prime parole che capitano. Forse quegli inverni, tutti quegli inverni, sono stati le nostre estati; forse dovrò raccontare che non sono stato capace di dire qualche no, che tu ti nascondevi, e io ti trovavo, ti amavo, giocavo il tempo. Forse in questa canzone (ma qualcuno l’ascolterà mai?) dovrò anche metterci Milano e le sue luci, che non saranno mai più uguali, non saranno mai più le stesse».

Un libro che attraverso un po’ del pubblico e molto del privato, che visita le regioni della cultura alta e gli episodi minimi della vita quotidiana. Che è abitato da citazioni colte e dai genitori, dai figli, dalla moglie di Vecchioni. Oltre che, naturalmente, da se stesso. Il tutto per parlare della felicità e del suo inscindibile rapporto con l’amore e con il tempo. Un tempo che Vecchioni non concepisce in modo orizzontale, come uno scorrere lineare, ma come un procedere, per così dire, contemporaneo di passato, presente e futuro. Un tempo che forse è alla portata di tutti, ma a percepire il quale sono soprattutto «I bambini, i pazzi, i geni: non c’è passato, non esiste futuro, perché per loro i ricordi sono lì, adesso, a portata di mano, non dispersi in una nebbia»
In questo tempo si inserisce la possibilità della felicità, che Vecchioni non cerca sul piano concettuale, ma vuole mostrare nella sua presenza nella vita quotidiana.  Una felicità  che scorre sempre parallela al nostro andare per il mondo e che sta a noi saper vedere, coglierne la manifestazione nelle cose della vita. Può aiutarci, in questo, il sapere che essa c’è anche quando non la vediamo. Sta camminando insieme a noi, pronta a manifestarsi nelle mille sfumature della nostra vita.

Sta a noi trovare la dimensione interiore e i rapporti sociali ed affettivi che ci consentono di svelarne la presenza.


Il CD
: Nove canzoni che Roberto Vecchioni ha scritto negli anni: otto per i figli, più una (seguita da un brano inedito) in cui il ruolo del figlio spetta a lui.

Nei nuovi arrangiamenti, il tessuto musicale è la sintesi di pochi strumenti per lasciar suonare la voce: pura, calda, assoluta come non mai. Canzoni per i figli è un albun inciso in uno stato di grazia. «Un disco sui figli è prima di tutto un disco di parole, e delle intenzioni, delle commozioni, e dei silenzi tra le parole».

 

L’incipit: La felicità non si definisce, c’è, c’è sempre, e non solo negli attimi che sconvolgono il cuore, ma nella consapevolezza  sognante e progressiva dell’esserci e non subirla, la vita. Si annuncia a lampi accecanti e fuggitivi, ma poi è lì, nella pioggia estiva, sottile, che non ti copre, che vuoi prenderla tutta, testa al cielo.

Il boato, il picco d’intensità, non è che uno sgraffio, e pare che bruci di sole, ma la felicità non è lì, sta nel silenzio che segue, nella lunga nota di quiete dove danzano punti di luce da afferrare e mettere insieme, a farne figure.

E allora non basta che accada, dobbiamo anche farla accadere e saperla cogliere dove s’acquatta, nella tristezza come presagio di un altro orizzonte, e soprattutto nella gioia che non si appunta all’anima, ma scivola e scivola: e allora tirarla, fletterla come un elastico perché si allarghi, quella gioia, si estenda di qua e di là, perché non diventi, appena passata, solo un ricordo.

La serenità è un’altra storia. È un’imitazione scadente, una polvere aerea, un effetto placebo che confina pericolosamente con la noia.

Difficile scoprirla tra le risate e i sorrisi: quelli sono troppo spesso le bugie della felicità.

 È l’euforia la grande ingannatrice: traduce un brivido casuale, occasionale, nella dimostrazione definitiva di un teorema: ma la felicità nn è un teorema, non è un angolo acuto della vita, una bisettrice, un cerchio, o la quadratura del cerchio. La felicità è la geometria stessa.

Gli entusiasmi inutili sono sbronze dell’anima e il giorno dopo lasciano secchi e aridi, con la bocca impastata di sete. Ma gli entusiasmi veri, che meraviglia: da strapparsi la pelle, da urlare, a squarciagola e spruzzandosi d’oceano: non c’è confine alla gioia dichiarata.

Mentiva Epicuro. Non si è felici nell’imperturbabilità, ma nell’attraversamento del vento e della tempesta.

Quando non c’è tocca immaginarla. Non è facile, perché bisogna impararlo, questo immaginare, e quando è giusto e quando è troppo e quando il cuore a metà del mosaico perde un pezzo e rinuncia, o dal castello cade una carta e si deve ricominciare tutto da capo.

Immaginare è una scienza, non un percorso a casaccio, non n frullare utopie, è prevenire il possibile e intuirne la bellezza futura come fosse già lì. Viva, un segreto svelato.

Lei, la felicità, non ha trucchi n inganni, corre là parallela a noi nel bosco e s’intravede (o si sente, perché canta) negli intervalli tra un albero e l’altro, sì, s’intravede dalla pianura interminabile dove corriamo, sempre la stessa a perdita d’occhio, fino a nessuno orizzonte. Bisogna affrettarsi se accelera, rallentare se si prende una pausa, non farsela sfuggire un attimo a costo di perdere l’orientamento e il fiato: non mollarla finché non si apre uno spiraglio per coglierla impreparata e balzarle addosso che meno se lo aspetta.

L’autore: Roberto Vecchioniè uno dei padri storici della canzone d'autore in Italia.
Per Einaudi ha pubblicatoViaggi del tempo immobile(1996),Le parole non le portano le cicogne(2000),Parole e canzoni(2002),Il libraio di Selinunte(2004 e, con una nuova prefazione in forma di racconto, 2007),Diario di un gatto con gli stivali(2006),Scacco a Dio(2009 e 2011),Il mercante di luce(2014) eLa vita che si ama(2016).
Per Frassinelli è uscito il libro di poesieDi sogni e d'amore(2007).
Professore di greco e latino per tanti anni, è attualmente docente di Forme di poesia in musica presso l'Università di Pavia. Nel 2011 ha vinto il Festival di Sanremo con la canzone «Chiamami ancora amore».

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(G. Leopardi, Zibaldone, 16. Settem. 1832).

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