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FAKE NEWSdi Giuseppe Riva, il Mulino, Bologna, pp. 200, € 14,00.

Il libro: Vengono prodotte in dose massiccia, continuamente, in tutto il mondo (in Italia se ne calcolano circa 600 al giorno) e propagate in ogni direzione. Le notizie false (fake news) emanate sulla e dalla rete sono ormai in grado di intervenire sulla nostra vita su diverse scale, da quella individuale a quella internazionale. E non sono una moda o una deformazione indotta dalle caratteristiche dei social, che tendono a generare immediatezza e scarsezza di riflessione. Sono il frutto, soprattutto, di azioni consapevoli e programmate, che si propongono di indirizzarci nelle scelte politiche, negli acquisti, nelle relazioni fra persone, gruppi sociali, stati.

Un fenomeno, in un certo senso, antico: notizie false per condizionare l’esito di eventi politici o bellici sono state diffuse anche in epoche lontane dalle nostre, ma nell’epoca dei social è diventato uno strumento quasi ordinario di condizionamento. Per spingere nelle direzioni volute tanto gli scontri politici che le decisioni individuali, vale a dire i gusti, le scelte di campo, i consumi. Uno strumento usato doviziosamente, come le cronache ci raccontano, anche negli scenari dei rapporti internazionali. È nato, così, quello che è stato definito il mondo della post-verità, ai fatti e alla loro analisi la massiccia propagazione di fake news determina una diversa percezione della realtà e una immediata e “spontanea” condivisione delle fake news stesse.
Questo preoccupante e diffuso fenomeno viene ora analizzato da Giuseppe Riva in questo libro uscito da poche settimane per il Mulino. Riva ci mostra la nascita e lo sviluppo del fenomeno, il suo legame con la sharing economy e con i social influenzer, le tecniche e le modalità attraverso cui esse vengono ad insediarsi nella vita individuale e sociale, le condizioni di cui esse hanno bisogno per propagarsi. E ci indica i modi per difendersi da esse, articolandole su tre piani. Quello istituzionale, innanzitutto, al quale spetta la protezione dei nostri dati, la prevenzione e la punizione delle fake news. Quello della Rete, nella quale devono trovare spazio specifiche figure professionali che aiutino gestori e utenti dei social ad individuarle. E quello che sta a noi singoli cittadini, che possiamo difenderci adottando comportamenti che evitino la dipendenza dalla connessione continua, sottraendo quanto troviamo sui social dalla immediatezza superficiale e sottoponendolo a maggiore attenzione, formandoci alla identificazione dei segnali caratteristici della fake news. Un compito, quest’ultimo, nel quale, per quanto riguarda i giovani, necessita un’azione congiunta di scuola e famiglia. Oltre che di altri livelli delle istituzioni. Perché il fenomeno riguarda ormai tutti: genitori, giovani, insegnanti, giornalisti, ricercatori, professionisti. Riguarda, in definitiva, il cittadino e il suo diritto-dovere di partecipare responsabilmente alla vita della comunità.

Il risvolto:Con l’avvento dei social media è scomparso il solco che divideva mondo reale e mondo virtuale, consentendoci di identificarli abbastanza nettamente. Oggi quello che troviamo on line è un mondo post-verità, al cui interno le notizie deliberatamente false o distorte sono usate per orientare anche in maniera significativa le decisioni individuali, soprattutto in relazione allo scontro politico e alle scelte elettorali. Fake news è solo un nuovo modo per definire i processi di disinformazione che da sempre sono presenti nella sfera pubblica?

Diversamente, quali sono i meccanismi tecnologici e psicosociali che hanno permesso la nascita e la diffusione di questo fenomeno? Dove nascono le fake news? E come possiamo difenderci?

 

L’incipit: Da qualche mese un nuovo termine - «fake news» - è entrato prepotentemente nel dibattito politico e culturale. Il termine, che secondo la Treccani indica «notizie false, con particolare riferimento a quelle diffuse mediante la Rete», non solo viene usato per descrivere le numerose notizie false che circolano nel social media, ma viene anche utilizzato come un’arma con cui accusare i rivali di ogni colpa. […]

Eppure le fake news sono diventate un elemento che caratterizza la nostra esperienza quotidiana dei social media. Uno studio recente realizzato da Human Highway mostra come solo in Italia ci siano almeno novanta siti che come obiettivo editoriale hanno proprio quello di creare delle fake news. La maggior parte di queste fake news non è totalmente falsa ma presenta i fatti in modo distorto, orientato esplicitamente al supporto di tesi pregiudiziali e cerca di generare nel lettore odio e disgusto. Questi siti producono ancora oggi circa 600 fake news al giorno, ciascuna delle quali è condivisa una media di 350 volte.

Fino al 2017 questo numero era sicuramente maggiore. Per esempio nel novembre 2017 Facebook ha cancellato la pagina di «DirettaNews.it», giornale online che era riuscito a raggiungere tre milioni di follower e 58.500.000 utenti unici, praticamente tutti gli italiani. […]

Perché creare fake news? I motivi sono due: per guadagnare soldi o per generare consenso.

 

L’autore: Giuseppe Riva è professore ordinario di Psicologia della comunicazione nell’Università Cattolica di Milano, dove dirige il Laboratorio di interazione comunicativa e nuove tecnologie. È presidente dell’Associazione Internazionale di CiberPsicologia (i-ACToR). Per il Mulino ha pubblicato tra l’altro «I social network» (nuova ed. 2016), «Nativi digitali» (2014) e «Selfie» (2016).

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