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ARTISTI A LONDRABacon, Freud, Hockney e gli altri, di Martin Gayford, Einaudi, Torino, pp. 352, € 35,00.

 

Quella della scena pittorica londinese dal dopoguerra ai primi anni Settanta è una storia che non è mai stata raccontata in modo complessivo, eppure nella metropoli lavoravano numerosi artisti di rilievo, alcuni dei quali nel corso del tempo sarebbero diventati celeberrimi. Martin Gayford esplora il periodo avvalendosi soprattutto delle tante conversazioni intrattenute in trent'anni con testimoni e protagonisti; raccogliendo impressioni, dichiarazioni di estetica e aneddoti relativi a molti importanti artisti, tra i quali: Francis Bacon, Lucian Freud, Frank Auerbach, David Hockney, Bridget Riley, Gillian Ayres, Frank Bowling e Howard Hodgkin.
In questo magistrale racconto storico-artistico, riccamente illustrato con fotografie documentarie e opere d'arte, l'autore intreccia le diverse sensibilità e le opere dei pittori per mostrare come e perché a Londra la pittura, molto tempo dopo essere stata dichiarata ufficialmente morta, non solo fosse ben viva ma prosperasse. I pittori inglesi, consapevoli delle influenze contemporanee di Pollock o Giacometti, cosí come delle tradizioni dell'arte occidentale da Piero della Francesca a Picasso e Matisse, erano legati l'un l'altro dalla fiducia in questa antica pratica che, in opposizione alla fotografia e ad altre forme espressive, dimostrava di poter ancora produrre opere innovative e bellissime. Tutti esploravano, in modi diversi ma con eguale passione, le potenzialità del dipingere.
Con 114 illustrazioni nel testo.

 

 

 

Il risvolto: «La maggior parte degli artisti professionisti ama dipingere e disegnare durante l'infanzia (questo era vero per Freud, per esempio, e David Hockney). A scuola Bacon non aveva mostrato alcun interesse per l'arte né, secondo i suoi compagni, per nessun'altra cosa. L'evento rivelatore che fece di lui un artista fu il fatto di entrare in contatto con dell'arte ad altissimo livello, cosa che poi lo spinse a prendere due audaci decisioni: la prima fu tentare - senza alcuna formazione precedente, né alcun segno di predisposizione - di fare tutto da solo; la seconda fu decidere che non aveva molto senso dipingere se non si puntava a farlo cosí, ad altissimo livello, allo standard di Poussin e di Picasso. Essere un buon pittore non era abbastanza. Paradossalmente fu la serietà con cui si assunse il compito di dipingere a rendere Bacon - che a uno sguardo superficiale poteva sembrare un dilettante che passava gran parte del suo tempo a bere champagne e a giocare d'azzardo - diverso da molti altri artisti britannici della sua generazione... Bacon era fermamente convinto che l'unico punto della questione fosse creare un capolavoro. Sognava di dipingere un quadro che avrebbe annichilito tutti gli altri che aveva realizzato. Il problema era che quasi nulla di quello che faceva gli sembrava abbastanza buono.

 

 

L’incipit: La sera del 12 novembre 2013 Tre studi di Lucian Freud (1969) di Francis Bacon è stato battuto all’asta da Christie’s a New York. Dopo una lunga guerra di offerte l’opera è stata venduta per 142,4 milioni di dollari (quasi 123 milioni di euro). Un quadro dipinto a Londra in tempi recenti è diventato per un momento l’opera d’arte più costosa mai battuta all’asta.

    Una situazione simile sarebbe stata del tutto inimmaginabile nel 1969, quando il dipinto fu realizzato, e ancor meno intorno alla metà degli anni Quaranta, quando Bacon e Freud si conobbero. Sarebbe stato quasi impossibile crederci persino nel 1992, l’anno in cui Bacon è morto.

    Ovviamente un prezzo è solo un numero e questo forse era un numero un po’ bizzarro, un’anomalia. Dopo tutto, pochi potrebbero sostenere che questo trittico sia l’opera migliore di Bacon. Tuttavia, il fatto stesso che questo record abbia potuto essere stabilito significa una cosa: la pittura realizzata a Londra nei decenni successivi alla Seconda guerra mondiale ha finito per rivestire un’importanza molto maggiore – a livello internazionale – rispetto all’epoca in cui venne creata.

Questo periodo di circa venticinque anni, grossomodo tra il 1945 e il 1970, è l’argomento di questo libro. Non l’ho scritto nella convinzione che i dipinti realizzati sulle sponde del Tamigi siano più belli o importanti di quelli creati a New York, Rio de Janeiro, Delhi o Colonia, ma che si tratti di un luogo e di un’epoca affascinanti per la pittura e per i pittori. Un’epoca e un luogo che, malgrado la vicinanza e una certa familiarità, sono ancora poco noti.

    Per me personalmente presentano tutte le attrattive e i misteri del passato recente. In un momento o in un altro ho conosciuto e parlato con molti, anzi con la maggior parte, degli artisti più illustri esaminati nelle pagine seguenti; alcuni sono diventati buoni amici, con altri ho conversato per innumerevoli ore. In alcuni degli anni discussi nei capitoli che seguono ero già nato, anche se il mio interesse per la scena artistica contemporanea è sorto in un secondo momento. Pertanto, in un certo senso, questa è la mia indagine su quello che hanno fatto queste persone affascinanti prima che io le incontrassi.

Tuttavia, anche per chi vi ha preso parte, il passato è un luogo che necessita costantemente di essere ricreato e riesaminato. Riferendosi ai tardi anni Quaranta, circa sessant’anni più tardi Frank Auerbach – uno dei testimoni principali che hanno contribuito a questo testo – ha dichiarato: «Sto parlando per un giovane che non esiste più e di cui sono un rappresentante piuttosto distante». Un’osservazione del genere vale per tutti noi quando scaviamo indietro nel tempo. Invece una parte dell’attrattiva storico-artistica di questo argomento è che ci sono numerosissime testimonianze dirette, al contrario di quanto avviene per esempio per la Parigi

cubista o per la Venezia rinascimentale. E in parte provengono da persone che praticamente non ne hanno mai parlato prima.

Artisti a Londra, quindi, è un’intervista collettiva o una biografia multipla, che comprende almeno due generazioni e moltissimi individui. Nel complesso, corrisponde a un archivio di numerose migliaia di parole, registrate nel corso di tre decenni.

 

L’autore: Martin Gayford, critico d'arte per lo «Spectator», ha scritto importanti monografie su Van Gogh, Constable e Michelangelo. Presso Einaudi ha pubblicato A Bigger Message. Conversazioni con David Hockney (2012), Una storia delle immagini (2017), con David Hocney, e Artisti a Londra (2018).

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