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LA TRAPPOLA DI TUCIDIDEdi Anna Caffarena, il Mulino, Bologna, pp. 140, € 14,00.

 

 

La «Trappola di Tucidide» è stata di recente evocata dal presidente Xi Jinping per esortare gli Stati Uniti e la stessa Cina a evitare il tipico confronto, dal prevedibile sbocco violento, che può innescarsi tra una potenza consolidata e una emergente, come accadde fra Sparta e Atene. Ripreso più e più volte da studiosi e policy maker, questo richiamo a dinamiche di un tempo lontanissimo suggerisce che molti ritengano il contesto internazionale attuale, nella sua essenza, non differente da quello di cui Tucidide scriveva. La politica internazionale è dunque destinata a non cambiare mai? Il libro affronta questo interrogativo guardando al ricchissimo repertorio di rappresentazioni che oggi animano il discorso pubblico internazionale e al ruolo che esse giocano nell'assicurare un'apparente continuità alla politica mondiale, a dispetto delle vistose trasformazioni sperimentate negli ultimi decenni.

 

 

L’incipit: Dalla «primavera araba» alle «potenze emergenti», è attraverso uno straordinario repertorio di immagini che la politica internazionale conquista la nostra attenzione giorno dopo giorno. Benché non sia ovvio, le medesime immagini che spiccano nei resoconti giornalistici e negli studi degli esperti giocano un ruolo importante nell’orientare gli sviluppi di quella che è, a tutti gli effetti, un’attività sociale. Esplorare questo fenomeno è l’obiettivo del libro.

La scelta di concentrarsi sulle rappresentazioni, invece di misurarsi con i fatti, richiede tuttavia almeno una spiegazione: date le urgenze del momento, potrebbe apparire eccentrica, o comunque un lusso fuori luogo. Al contrario, è proprio la portata delle vicende che oggi ci interrogano a suggerire una prospettiva che consenta di ragionare anche sulla cornice che di norma delimita e indirizza le nostre riflessioni: le immagini attraverso le quali diamo un senso alla realtà attorno a noi e che spesso finiscono per diventarne parte.
La spinta ad occuparci del modo in cui guardiamo al mondo e degli effetti che ne derivano, soprattutto quando lo sguardo è quello di chi decide, è nata - come spesso capita – da un episodio che, non a caso, ruota a sua volta attorno a un’immagine. Nel settembre 2015, in un discorso tenuto a Seattle e ampiamente ripreso dai media, il presidente cinese Xi Jinping ha evocato la «Trappola di Tucidide» per esortare gli Stati Uniti e la stessa Cina a evitare il tipico confronto, dal prevedibile sbocco violento, tra potenza consolidata e potenza emergente, sottraendosi al condizionamento di un’aspettativa alimentata dalla narrazione della guerra del Peloponneso (quinto secolo avanti Cristo).

Poiché questo preoccupato rimando a un tempo tanto lontano non è apparso stravagante, anzi è stato preso assai sul serio e autorevolmente richiamato poi molte volte, è legittimo concludere che studiosi e policy makers ritengano il contesto internazionale attuale nella sua essenza non differente da quello dell’epoca in cui Tucidide scriveva. Soltanto una simile convinzione induce infatti a pensare verosimile che Cina e Stati Uniti possano farsi imprigionare dallo stesso meccanismo che portò a scontrarsi tra Sparta e Atene.

 

 

L’autrice: Anna Caffarena è professore associato di Relazioni Internazionali all’Università di Torino e, dalla sua fondazione, presidente del Torino World Affairs Institute (T.wai). Tra le sue pubblicazioni ricordiamo A mali estremi. La guerra al terorismo e la riconfigurazione dell’ordine internazionale(Guerini, 2004) e Le organizzazioni internazionali (il Mulino, 2009).

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