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ADOLESCENTI SENZA TEMPO

di Massimo Ammaniti, Raffello Cortina, Milano, pp. 218, €  14,00.

Il libro: Come Ulisse nel suo peregrinare verso Itaca, nell’adolescenza affrontiamo rotte tempestose verso la scoperta di noi stessi, sospesi tra il passato dell’infanzia, che ci ha già equipaggiati di affetti e sentimenti, il presente della ricerca e il futuro nel quale Itaca stenta a comparire, avvolta nelle nebbie dell’incertezza. Sicché il presente della ricerca tende a divenire, invece, un periodo sempre più lungo di sospensione, che induce alla rassegnazione. L’adolescenza, così, tende a prolungarsi sempre più. 
Su questa trasformazione dell’adolescenza da età di passaggio a condizione quasi permanente indaga, in una felice sintesi di analisi e riferimenti alla vita vissuta, Adolescenti senza tempo, il recente libro di Massimo Ammanniti, edito da Raffaello Cortina.

Le cause di questo mutamento profondo nel processo di passaggio verso l’età adulta vengono esaminate sotto molteplici aspetti: le difficoltà che i giovani incontrano nel trovare lavoro, il diverso ruolo giocato dalla famiglia, i cambiamenti indotti dalla diffusione di nuove tecnologie che agiscono sulla formazione individuale e sulle relazioni interpersonali. Nella famiglia vengono meno i ruoli tradizionali, si attenuano le differenze tra le generazioni, con i genitori spesso ossessionati dal non voler invecchiare e portatori essi stessi di caratteristiche e comportamenti adolescenziali (“adultescenti” li ha chiamati Ammanniti in un suo precedente lavoro). Il che introduce il problema dell’assenza di figure non amicali con cui confrontarsi e ci porta nel campo della psicanalisi, in quanto -essendo il genitore in preda al giovanilismo- manca un Edipo con cui lottare per affermare se stessi e, di contro, si staglia dominante la figura di Narciso, avido del riconoscimento altrui, che abbraccia tutte le generazioni. E rende forse «legittima la domanda: se i genitori ritornano adolescenti, perché i figli dovrebbero diventare adulti?».
Va da sé che il mettersi sul piano di una parità amicale mina anche l’autorevolezza dei genitori, poiché il clima di complicità che si instaura rende difficile esercitare, all’occorrenza, un ruolo più deciso. Ma gli adolescenti, rimarca Ammanniti, «non hanno bisogno di genitori amici, bensì di figure di riferimento che non abbiano paura di entrare in conflitto con loro e di essere criticate e contestate da loro».
Questa tendenza, seppure appaia molto diffusa, non è la sola caratteristica della relazione tra genitori e figli. Accanto ad essa se ne manifesta un’altra, che porta i genitori a fare gli esploratori per conto dei figli, precedendoli in ogni tappa del cammino, per sgombrarlo di pericoli e rischi che, invece, per crescere, i figli dovrebbero affrontare in prima persona. In altri genitori, ancora, prevale la delusione nel constatare (o nel credere di constatare) come i figli si allontanino dalla strada che per essi avevano immaginato e, qualche volta ne imbocchino qualcuna davvero pericolosa. Una situazione che spinge alcuni genitori a ritrarsi dal loro compito (che dovrebbe comprendere tanto l’accettazione del conflitto e l’affermazione della propria autorità quanto la ricerca della mediazione) o ad una tensione continua e disorientante.
Tutto ciò mostra, ricorda Ammaniti citando Freud, che «quello del genitore è un mestiere impossibile, perché non conosce l’esito dei propri sforzi». Ma i genitori devono guardare lontano, per non cadere nella frustrazione dello sforzo che non sembra dare risultati immediati: «gli sforzi e l’impegno che hanno profuso non sono mai vani, perché a un certo punto, nella vita, anche molti anni dopo l’età adolescenziale, i figli trovano in se stessi quello che hanno ricevuto e riconoscono le figure dei genitori, con i quali può avvenire un’identificazione tardiva».
Insomma, sarà anche un mestiere impossibile, quella del genitore, ma rappresenta nondimeno una straordinaria avventura, della quale, come per tutte le avventure, occorre assumersi i rischi. A condizione, beninteso, che gli adulti si decidano essi per prima a crescere, che abbiamo lo sguardo lungo dell’educatore e che riconoscano il diritto dei figli a vivere il proprio personale percorso di crescita e maturazione. Un’avventura nella quale possono essere di aiuto e di conforto anche libri come questo di Ammaniti che, aprendo la mente all’esperienza, alla conoscenza scientifica, all’arte e alla riflessione stanno benissimo all’interno del bagaglio culturale ed umano che devono accompagnare chiunque si avvii verso imprese umanamente difficili ma ricche di tante possibilità creative.

Il risvolto: Il modello di adolescenza elaborato dalla psicologia e dalla psicoanalisi a partire dal primo Novecento sembra oggi inadeguato a descrivere il periodo della transizione dall’infanzia all’età adulta. La fisionomia dell’adolescente appare mutata. In particolare, le profonde trasformazioni sociali e culturali che hanno segnato gli ultimi settant’anni, la rivoluzione digitale anzitutto, hanno rimodellato via via le caratteristiche delle generazioni che si sono succedute. Nel nostro tempo, l’adolescenza si estende ben oltre i vent’anni, a volte sembra non terminare mai. Occorre chiedersi se l’adolescenza dei trattati di psicologia esista ancora o non si debba invece ridefinire questa età attraverso i molteplici comportamenti che esprime. 
Con il supporto di esempi concreti ed evocative citazioni tratte dal mondo dell’arte, Massimo Ammaniti descrive i diversi percorsi di ragazze e ragazzi per i quali il tempo della crescita si congela. E i genitori? Di fronte alla difficoltà del compito, oscillano spaesati tra complicità e assenza, consapevoli di dover ridefinire il proprio rapporto con i figli.

L’incipit: Rileggendo il proemio dell’Odissea di Omero, che introduce la figura e le vicissitudini di Ulisse, ho scoperto un’assonanza con il mondo degli adolescenti di oggi, che sono i protagonisti di questo libro. È emersa dai versi iniziali:

                   Narrami, o Musa, dell’eroe multiforme, che tanto

                   Vagò, dopo che distrusse la rocca sacra di Troia:

                   di molti uomini vide le città e conobbe i pensieri,

                   molti dolori patì sul mare nell’animo suo,

                   per acquistare a sé la vita e il ritorno ai compagni.

Ulisse è l’eroe polytropon, multiforme, il quale, con la sua intelligenza astuta, riesce a sconfiggere i molti pericoli e le tentazioni che incontra ne3l suo tumultuoso viaggio di ritorno a Itaca. È un viaggio senza fine, durato forse dieci anni e più, durante i quali ha perso più volte la speranza di riuscire a tornare nel luogo delle origini. Il suo carattere multiforme, però, l’ha aiutato a comprendere le intenzioni degli uomini nei quali si è imbattuto, e spesso è riuscito a raggirarli grazie a questa sua speciale abilità.

Colpisce la particolare assonanza con gli adolescenti e i giovani d’oggi, che affrontano un’odissea personal lunga e tempestosa, prima di ritrovare dentro di sé il proprio “luogo delle origini”: espressione, questa, utilizzata dal grande psicoanalista inglese Donald Winnicot per descrivere il patrimonio affettivo e conoscitivo che si sedimenta nei primi anni dell’infanzia. Anche il mondo degli adolescenti mostra un carattere polytropon: da una parte, essi sono ancora legatoi all’infanzia, da cui sui stanno distaccando; dall’altro, stanno vivende nel presente alla ricerca di se stessi, avendo come interlocutori privilegiati gli amici e i coetanei, ma forse con un occhio al futuro, che può apparire nebuloso.
Questo percorso accidentato, che alla fine li aiuterà a trovare la direzione della propria vita, può addirittura prolungarsi all’infinito, tanto da far pensare che l’adolescenza diventi una sfida al tempo che passa, quello personificato dai genitori e dagli adulti in generale.

L'autore: Massimo Ammaniti, psicoanalista, è professore onorario di Psicopatologia dello sviluppo presso la facoltà di Medicina e Psicologia della “Sapienza” Università di Roma e membro della International Psychoanalytical Association. Nelle nostre edizioni ha curato, fra gli altri il Manuale di psicopatologia dell’infanzia (2001) e il Manuale di psicopatologia dell’adolescenza(2002) e ha pubblicato Maternità e gravidanza (con Candelari, Pola, Tambelli, 1995), La nascita dell’intersoggettività (con V. Gallese, 2014) e Adolescenti senza tempo (2018). 

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