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tecnologie-per-il-potereCome usare i social network in politica, di Giovanni Ziccardi, Raffaello Cortina, Milano, pp. 256, € 16,00.

Le recensioni: Col suo Tecnologie per il potere, Giovanni Ziccardi (…) ha realizzato un compendio dettagliato di tutte le principali questioni relative alla politica digitale e delle poste in palio per la tenuta e i principi della democrazia liberalrappresentativa. Aprendo in questi libri una serie di squarci -assai inquietanti- sulla cybesecurity (di cui è uno specialista) e sulla manipolazione a fini politici dei dati personali privati.
[…] dopo le pionieristiche campagne obamiane sono stati i partiti e i movimenti neopopulisti a riscrivere le regole del gioco elettorale in Occidente, traendone in maniera schiacciante i maggiori benefici dal punto di vista dei voti. La polarizzazione e la frammentazione del consenso e del discorso pubblico (…) vanno, pertanto, considerate alla stregua di una diretta conseguenza dell’ambiente tecnologico che si è ibridato con la politica del primo decennio degli anni Duemila […]

Siamo definitivamente entrati, dunque, nell’era della «dittatura dell’algoritmo» e dell’applicazione alla politica di elementi sempre più sofisticati di intelligenza artificiale, in grado di consentire il «pedinamento digitale» dei cittadini-elettori e quell’analisi predittiva che si propone di individuare i futuri comportamenti di voto con un significativo margine di certezza.
(da Massimiliano Panarari, Tuttolibri di La Stampa, 23 febbraio 2019)

Un saggio che dà coerenza a tutte le nuove tecniche che vengono usate dal potere per il proprio potere, illustrandone il funzionamento persuasivo /pervasivo /manipolativo; ma che si offre soprattutto come un manuale per una possibile resistenza/autodifesa digitale - riprendendo una definizione ancora del Gruppo Ippolita.
[…]
E allora riprendiamo una riflessione di Remo Bodei, citata da Ziccardi: «Occorre chiedersi se la democrazia esista ancora o non si viva già nell’età della post-democrazia che assume il volto del populismo, della smobilitazione e dell’infantilizzazione delle masse, dell’autocrazia elettiva, del conformismo, della degradazione della verità a semplice opinione e dell’inaridimento della facoltà di giudicare».
(da Lelio Demichelis, www.alfabeta2.it, 7 aprile 2019)

Un saggio "neutrale" che "racconta le cose come stanno".  […] che illustra mezzi e possibilità della comunicazione in Rete, ma anche le sue trappole. Fotografa i politici ancorati alla televisione e quelli che sfruttano i social a caccia di like con atteggiamento volutamente semplicistico e adolescenziale - per esempio su vaccini e migranti - senza la consapevolezza delle potenzialità del mezzo. Il cittadino intanto rischia di rimanere chiuso in una "bolla", si "crogiola" nei suoi convincimenti cedendo alle fake news che lo rassicurano ma non lo informano realmente. Inquietante il segreto che le grandi società commerciali mantengono sugli algoritmi che regolano gli arrivi sulle bacheche virtuali di utenti profilati.
(da Corrado Augias, www.video.repubblica.it, 1 marzo 2019) 

La trasformazione indotta nella comunicazione politica dalla tecnologia (…) fa intravedere ombre che il dibattito pubblico affronta solo parzialmente. Innanzitutto, la proprietà e la privacy di questa enorme massa di informazioni che ci riguardano sono gestite da privati, che possono essere protagonisti di comportamenti non per forza virtuosi (Cambridge Anakytica), e poi la potenziale ingerenza di forze interessate, come il supposto ruolo degli hacher russi nelle elezioni statunitensi, a manipolare il comportamento degli elettori. Fake news, ma non solo, che inducono Ziccardi a interrogarsi sul ruolo dell’etica nella diffusione di potenti tecnologie come i social network.
È un dibattito vecchio, ma ancora attuale. Anzi più attuale che mai, perché non si tratta più di capire come la politica deve gestire la tecnica, ma di come la seconda possa influenzare la prima.
(da Marco Boscolo,Le Scienze, n. 3/2019)

Se è vero che su Facebook e Twitter cerchiamo sentimenti polarizzanti e ciò che ci rassicura, evitando qualsiasi tipo di confronto, allora anche in politica si è portati a ripetere la stessa dinamica di auto-rassicurazione: si cerca soltanto ciò che conferma le nostre idee senza coltivare alcun dubbio. La questione rilevante, attorno alla quale ragionare, è che cosa succede quando lo scoprono i politici e i loro staff elettorali che oggi hanno a disposizione tutti gli strumenti per analizzare il sentiment dell’elettorato di cui parla Ziccardi nel suo libro: banalmente gli spin doctor avranno più armi a disposizione per farti vedere un mondo che sembra fatto su misura per te, solo perché grazie ai big data i candidati e i partiti politici sanno effettivamente un sacco di cose sull’elettore.[…]
 L’elettore è trattato come un consumatore, scrive Ziccardi, come se gli si dovesse vendere un Folletto. Per questo i politici assumono esperti di marketing: il voto è diventa un prodotto. Una democrazia basata sulla dittatura dell’algoritmo inevitabilmente non può essere sana. Ma anzi è facilmente manipolabile. Conoscere per deliberare in questo caso, significa apprendere grazie al libro di Ziccardi quali problemi ci siano dietro il possesso di un account Facebook, Twitter o Instagram. Avere una vita online comporta delle responsabilità un tempo impensabili. Questo vale anche per i politici, dai quali ci si aspetterebbe maggiore senso delle istituzioni. Invece, nella politica della polarizzazione, vince soprattutto chi grida, pensa male e parla male.
(da David Allegranti, ilfoglio.it, 17 febbraio 2019)

Il risvolto: Le nuove tecnologie hanno rivoluzionato, è noto, il modo di far politica, disegnando un quadro sicuramente innovativo e, per molti versi, allarmante. Tra falsi profili, propaganda selvaggia, disinformazione e problemi di sicurezza, la nuova politica digitale riveste oggi un ruolo centrale in ogni Stato. In questo libro sono affrontati i temi dell’uso spregiudicato dei big data, del “governo tramite gli algoritmi”, della politica smart attraverso l’utilizzo di app e di grandi piattaforme consultive, della profilazione politica di tutti i cittadini (mostrato al mondo dal clamoroso caso di Cambridge Analytica), del “giocare sporco” online diffondendo fake news e attacchi gratuiti agli avversari e della sicurezza informatica dei dati e delle attività dei politici.

 L’incipit: Che le tecnologie e i social abbiano mutato radicalmente, se non rivoluzionato, il modo, nonché l’idea stessa, di far politica, è ormai evidente in tutto il mondo. Ce ne rendiamo conto, nella veste di comuni cittadini,, semplicemente rimanendo a osservare con un minimo d’interesse le vicende che accadono nel corso di una tornata elettorale -prima , durante e dopo l’election day- e dedicando particolare attenzione a ciò che avviene sulle piattaforme, sui siti web e sui profili social dei politici. 
Notiamo, all’istante, nuove modalità di comunicazione politica generale dal succedersi frenetico di tweet e di dirette video che sono, poi, richiamate e rimbalzate dai media tradizionali: soprattutto quotidiani (cartacei e sul web) e televisioni.
Rimaniamo basiti, al contempo, dall’annuncio di scandali mondiali che sembrano testimoniare la fragilità dell’ambiente digitale che si è venuto, nel corso dei decenni, a creare.
S pensi, tra le tante, alle vicende ancora in parte oscure sorte attorno al caso Cambridge Analytica, ai sospetti ‘interferenze russe nello volgimento delle elezioni in altri Paesi (soprattutto in Nord America, nel Regno Unito e in Francia, alle frequenti accuse di volontaria e organizzata diffusione di informazioni false o di odio via Facebook, >Twitter e in gruppi su WhatsApp -come in occasioni delle recenti elezioni brasiliane che hanno visto vittorioso Jair Balsorano- o di attivazione, anche in Italia, di vere e proprie Macchine del fango digitali allestite in pochi secondi per diffamare, senza pietà, oppositori o critici di una determinata forza politica.
Percepiamo, poi, nitidamente, l’importanza centrale che ha assunto l’algoritmo in politica e il ruolo indispensabile che rivestono, ormai, le analisi dei big datai, le attività di profilazione e il trattamento automatizzato di enormi quantitativi di informazioni, al fine di recapitare agli utenti/elettori una serie di messaggi mirati e sempre più personalizzati.
Una simile tecnica di comunicazione, “confezionata” per essere pronta per la diffusione sui social network, si è ben presto rivelata la più adatta non solo per veicolare messaggi positivi, ma anche per diffonder contenuti estremisti.

L'autoreGiovanni Ziccardi è professore di Informatica giuridica all’Università di Milano. Per Raffaello Cortina ha pubblicato Internet, controllo e libertà (2015), L’odio online (2016) e Tecnologie per il potere (2019).

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