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LE PAROLE SONO IMPORTANTIDove nascono e cosa raccontano, di Marco Balzano, Einaudi, Torino, 2019.

Le recensioni: Balzano ci fa scoprire il fascino del linguaggio che usiamo quotidianamente, spesso senza accorgerci di quanto sia carico di storia e di significati molteplici ‒ colpevolmente ignorati o trascurati, nell’uso limitativo e impoverente di una terminologia sempre più abusata.
Attraverso il recupero del senso nascosto di una parola, possiamo arrivare a “padroneggiare la lingua nella sua storicità”, creare metafore e similitudini, confrontarci con altri linguaggi (verbali o visivi), scoprire relazioni con luoghi lontani, evitare l’appiattimento e la semplificazione del nostro modo di esprimerci, renderci più attenti a un utilizzo rispettoso del parlato, inteso come strumento etico di vicinanza a chi è altro da noi.
A questo serve lo studio dell’etimologia, a individuare l’origine dei vocaboli che adoperiamo distrattamente, chiarendocene l’uso improprio, mistificante, superficiale: “chi parla bene, pensa bene”, e viceversa.

[…]
Balzano propone in questo volume dieci scavi etimologici per altrettante parole comuni, che tutti noi pronunciamo abitualmente e senza soffermarci sul loro significato intrinseco: alcuni di questi termini appartengono con più diritto di altri alla vita professionale dell’autore (scuola, social, parola), ma in maggior quantità sono da ritenersi di pubblico e inflazionato dominio.
Da ogni termine preso in esame si diffondono a raggiera altri vocaboli ad esso contigui per somiglianza od opposizione, ampliando così la ricerca delle sue origini e dei suoi sviluppi, talvolta imprevedibili e curiosi; l’analisi viene poi suffragata da citazioni testuali di filosofi (Aristotele, Kant, Rousseau, Bergson, Levinas, Gadamer…) o di scrittori celebri (Dante, Leopardi, Montale, Borges, Pasolini, Rushdie…).
(da Alida Airaghi, www.sololibri.net /Le-parole-sono-importanti-Balzano.html, marzo 2019)

Le parole, quindi, evolvono, mutando per adattarsi alle situazioni e ai cambiamenti di equilibrio del sistema a cui appartengono, come un pezzo del gioco degli scacchi che cambia di valore al mutare della situazione sulla scacchiera (citando uno storico concetto di De Saussure, padre della linguistica).
Di questa partita, però, che si gioca ogni giorno, in ogni contesto sociale, spesso ci sfugge la storia. Ogni volta che utilizziamo un termine in un modo nuovo, facciamo una mossa sulla scacchiera, ma senza conoscere quelle precedenti.
Di certo questo con accade a Balzano che, invece, afferra le parole come steli di piante, scendendo a districarne i significati radicati nel terreno del linguaggio quotidiano.
Lo fa con amore e per amore di condivisione. Perché conoscere perché conoscere l’etimo delle parole significa conoscere un po’ meglio anche noi.
[…]
Questo non è un saggio per “addetti ai lavori”, si tratta di una lettura adatta al più vasto pubblico. Chiunque sia attratto dalla parola (specialmente in forma scritta!), ma che non abbia avuto occasione di approfondire questo tema in altri contesti, troverà questo libro di Balzano una vera carezza per l’intelletto.
(da Francesca Petroni, https://thrillernord.it/le-parole-sono-importanti-dove-nascono-cosa-raccontano/)

Che sia una faccenda politica quella di occuparsi di parole, quindi di etimologia, ne è di sicuro consapevole Marco Balzano. Scrittore, insegnate e poeta, che con le parole lavora, Balzano è uno che sul significato opera di cesello. Del resto, che lo scrittore milanese avesse a cuore nella sua letteratura la ricerca di un messaggio politico o sociale, seppure in modo assolutamente originale, non era una novità: i suoi libri hanno trattato importanti argomenti quali l’immigrazione (italiana), la difesa del proprio territorio, la scoperta delle origini, il lavoro e altri temi urgenti per la nostra epoca.
Le parole sono importanti, però, ci regalano uno scrittore diverso o almeno con un profilo più complesso di quello che si sarebbe potuto immaginare leggendo i suoi romanzi. Marco Balzano, con grande leggerezza, ci regala un volume piacevole e profondo che, in punta di fioretto, apre scenari inaspettati e prismatici, ribaltando il carrozzone mediatico che tutti i giorni abbiamo davanti agli occhi.
[…]
Le parole sono importanti è un libro che, con le sue nemmeno cento pagine, risulta facile da afferrare, offre la possibilità di essere riletto e ripreso più volte e, soprattutto, come fanno i grandi saggi, ci lascia addosso la sensazione di avere arricchito la nostra architettura mentale di nuove e ariose finestre.
(da Andrea Labanca, https://www.estetica-mente.com/recensioni/libri/disordine/le-parole-sono-importanti-marco-balzano/79167/, 11 marzo 2019)

Scoprire l’etimologia di una parola conduce sempre a una sensazione di meraviglia: riconosciamo qualcosa che non sapevamo di sapere, un universo di elementi che era sotto i nostri occhi ma che non avevamo mai notato.

Nel suo nuovo libro, il cui titolo è ispirato al film di Nanni Moretti Palombella Rossa, Marco Balzano, classe ’78, che con Resto qui(Einaudi) è stato finalista all’ultimo Premio Strega, si interroga sul perché l’etimologia, nonostante eserciti fascino, sia una scienza che non riceve la considerazione che merita.

[…]02.03.2018

Balzano,  allora, paragona l’etimologia alla poesia, perché entrambe sanno offrire sempre un’immagine o un gesto che danno tridimensionalità alla parola. E ci rende inoltre archeologi, perché possiamo chiederci se l’uso odierno dei vocaboli conservi ancora qualcosa del significato originale e, nel caso non sia così, indagarne le ragioni, scavando nel passato di quella determinata parola.
(da https://www.illibraio.it/parole-sono-importanti-saggio-marco-balzano-950943/,17 febbraio 2019)

Il risvoltoQuando ci raccontano l’etimologia di una parola proviamo spesso una sensazione di meraviglia, perché riconosciamo qualcosa che non sapevamo di sapere, un universo di elementi che era sotto i nostri occhi ma che non avevamo mai notato. Allora come è possibile che l’etimologia, cosí carica di fascino, non riceva la considerazione che merita? Eppure padroneggiare le parole nella loro storicità e non possederne solamente la scorza ha dei vantaggi. Per esempio, chi acquisisce una forma mentis etimologica sa che attribuire a qualsiasi vocabolo un solo significato è limitativo. Da questo punto di vista l’etimologia è come la poesia, perché sa offrire sempre un’immagine o un gesto che danno tridimensionalità alla parola. Inoltre, quando ne conosciamo l’archeologia, possiamo chiederci se l’uso odierno dei vocaboli conservi ancora qualcosa del significato originale e, nel caso non sia cosí, indagarne le ragioni. Attraverso dieci appassionanti scavi etimologici, Balzano ci dice non solo che ogni parola ha un corpo da rispettare, ma anche che non è un contenitore da riempire a piacimento. Perché ogni parola ha una sua indipendenza e una sua vita.

L’incipit: Al liceo, durante l’ora di latino, mentre contavamo i minuti che mancavano al suono della campanella, il prof falchetti puntualizzò che homo ha la stessa radice di humus. Questo succede, ci spiegò, perché l’uomo sta sulla terra, mentre i morti stanno sotto e gli dèi sopra. Questione di piani. A quelle parole iniziammo a darci di gomito e a recuperare attenzione. Nel resto del tempo lo tempestammo di domande su quali altre parole derivassero da homo. Qualcuno fece proposte plausibili, qualcun altro completamente sballate. Ricordo che il prof aggiunse che nemo, «nessuno», è la sintesi di ne-homo. Insomma ne era nata una discussione vivace, tanto che sulle scale della scuola avevamo continuato a parlarne.
Anche Hans-George Gadamer racconta un aneddoto simile. Il filosofo stava tenendo una lezione in un’università sudafricana davanti a una platea di giovani particolarmente distratti. A un certo punto, parlando di Parmenide, Gadamer ricorda che la parola
nothing altro non è che no-thing. La platea assorta si ridesta perché di colpo capisce che l’essere non è una cosa, proprio come noi liceali avevamo sentito di cogliere dei concetti che fino a qualche minuto prima ci sfuggivano.
Perché accade questo? Che cosa genera un simile cambio di attenzione? Evidentemente siamo di fronte a una rivelazione. Quando ci raccontano un’etimologia, qualcuno ci svela cosa c’è dentro la parola e da semplice referente la trasforma in un mondo da esplorare, un mondo pieno di elementi che erano sotto i nostri occhi ma che non avevamo mai notato. Proviamo un entusiasmo immediato perché riconosciamo qualcosa che non sapevamo di sapere. Dentro l’uomo c’è la terra, dentro il niente la mancanza della cosa, se non c’è nessuno non vi è presenza umana… Tutto questo lo avremmo potuto cogliere se avessimo osservato di più, se avessimo messo la parola in controluce per vederne la filigrana. Invece ci siamo accontentati del guscio e abbiamo avuto accesso al solo significato di base. L’emozione è doppia, perché la rivelazione del senso nascosto spesso è anche la prova della superficialità con cui ascoltiamo e parliamo.

L’autore: Marco Balzano è nato a Milano nel 1978, dove vive e lavora come insegnante. Oltre a raccolte di poesie e saggi ha pubblicato tre romanzi: Il figlio del figlio (Avagliano 2010; Sellerio 2016, Premio Corrado Alvaro Opera prima), Pronti a tutte le partenze (Sellerio 2013, Premio Flaiano) e L'ultimo arrivato (Sellerio 2014, Premio Volponi, Premio Biblioteche di Roma, Premio Fenice Europa e Premio Campiello 2015). Per Einaudi ha pubblicato Resto qui (2018), romanzo finalista al Premio Strega 2018, vincitore del premio Asti d'Appello 2018 e vincitore del Premio Bagutta 2019 e Le parole sono importanti (2019). I suoi libri sono tradotti in diversi Paesi.

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