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Scuolaslow è una piazza nella quale incontrarsi, discutere, raccontare le riflessioni, le esperienze, le pratiche intrecciate con l'idea di una scuola slow, vale a dire sottratta...

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I LUOGHI DEL PENSIERODove sono nate le idee che hanno cambiato il mondo, di Paolo Pagani,  Neri Pozza, Vicenza, pp. 368, € 13,50.

Aristotele avrebbe composto i suoi Trattati se, invece che nella quiete peripatetica dei giardini ateniesi dedicati ad Apollo Licio, si fosse trovato ad insegnare nella turbolenta Roma repubblicana del secolo della ricostruzione dell’Urbe dopo l’invasione gallica? E Karl Marx avrebbe partorito Il Capitale se, invece di fare la spola fra le malandate stanzette dell’abitazione londinese di Soho e la Biblioteca del British Museum avesse espresso la sua intelligenza al riparo della tranquilla e agiata esistenza borghese che pur avrebbe potuto costruirsi in Germania? Non lo sapremo mai, ma questo libro di Paolo Pagani ci dice che, comunque, esiste una connessione tra i pensieri e i luoghi dove essi sono venuti alla luce, perché i luoghi hanno anche una vita propria, parlano, cantano, ispirano: coglierli è una delle abilità del genio.

Così come, aggiungiamo noi, lo è il non lasciarsi dominare da essi. Su lavori di questo genere, per la verità, incombe sempre il rischio di indulgere a bizzarri o forzati accostamenti tra la geografia dei luoghi e la struttura dei pensieri e delle opere artistiche, letterarie, filosofiche. Ma è un rischio al quale sfugge brillantemente questo libro che ci accompagna, con lo stile di un colto ed elegante reportage, in un viaggio attraverso luoghi dai quali le idee dei filosofi che li abitarono emergono con discrezione, senza risultarne un meccanico prodotto. Anche perché si tratta di una indagine che, pur svolgendosi sulle tracce di alcuni degli uomini illustri che hanno segnato la cultura del nostro continente dal ‘600 al ‘900, o forse proprio per questo, è al contempo la ricerca di un’Europa che esiste e resiste al di là delle ombre gettate su di essa dal contrasto degli interessi economici, dalle tensioni sovraniste, dall’affievolirsi della consapevolezza del grande giacimento culturale di cui è depositaria e che rappresenta un sostrato unitario sul quale costruire e ricostruire. 
Introducendoci alla narrazione, l’autore espone così i suoi propositi iniziali: cercare, riguardo ai pensatori presi in esame, «dove hanno speso la loro esistenza e come, cosa ci hanno detto, dove giacciono, perché ricordarli». Di qui muove, alla ricerca di quel che i luoghi hanno da raccontarci, un viaggio che è, al contempo, geografico, storico e spirituale. Che coinvolge spazi ed epoche. Si inizia con il ‘600, nell’Olanda di Cartesio e di Spinoza. E con l’evocazione della galleria di grandi menti che il secolo vide scorrere: Leibniz, Pascal, Newton, Locke, Hobbes, Grozio, Rembrandt, Bacone, Cervantes, Gassendi, Keplero, Huygens: «Uno spaventoso concentrato europeo di innovazione radicale e talento trasversale». Un secolo al quale la modernità deve molto. E si prosegue tra Francia, Germania, Inghilterra e Austria, con puntate in vari altri paesi europei e persino in California, sempre sulle tracce di filosofi e scrittori. Come sotto l’obiettivo di una cinepresa che ci porta indietro nel tempo, vediamo Spinoza seduto nella casa di Rijnsburg al mattino allo scrittoio del suo studiolo, a meditare e scrivere, e nel pomeriggio passare nella stanzetta attigua «a strofinare e lustrare e incurvare lenti» per sbarcare il lunario. Seguiamo Cartesio che, tra il 1629 e il 1649, «si spostava di continuo, come una trottola peripatetica senza pace che, paradossalmente, nel nomadismo cercava solitudine e tranquillità in piccole case sperdute tra i campi» di quella parte dei Paesi Bassi allora denominata Province Unite. Passeggiamo con Darwin a Down House lungo il sentiero sabbioso che egli usava per le sue quotidiane meditazioni e che oggi è ancora lì. Ci rinserriamo con Newton, impegnato a costruire un «cielo nuovo», a Cambridge, «nella quiete ermetica, chiusa al mondo, della sua stanza dalla quale non uscì per più di trent’anni». Seguiamo Leibniz «in Germania e poi a Parigi e poi a zonzo per molte corti europee», con il sogno di fondare «una scienza universale da edificare con il contributo delle migliori menti d’Europa». Ci immergiamo in foreste e città, a scrutare gli umori, le relazioni, le meditazioni, le scoperte, le stesure di capolavori di Marx, Wittgenstein, Keynes, Heidegger, Arendt, Thomas Mann.  Concludiamo il nostro peregrinare in una «fredda serata autunnale di Berlino», il 15 ottobre 1922, nella Sala Beethoven, con Thomas Mann che avvertiva i suoi connazionali sulle nubi che si profilavano all’orizzonte e convocava di fronte alla coscienza europea le parole di Novalis: «L’idea della moralità non ha rivale più pericoloso che l’ideale della forza suprema, della vita più forte, definito anche ideale della forza estetica». Parole di cui il ventennio successivo farà capire la tragica attualità.
Alleggerendoci l’impegno del percorso con una prosa gradevole, Pagani ricostruisce il clima nel quale maturarono le opere di filosofi e scrittori tramite lo scorrere delle giornate, la quotidianità, lo stile di vita adottato da ognuno. Ne sorte un mosaico di città, case, stanze, frequentazioni, abitudini di vita all’interno del quale luccicano mattoncini di idee che ci introducono al pensiero dell’autore. Un mosaico costruito al riparo da tentazioni agiografiche e del quale, anzi, l’autore non rifugge dal mostrare i tasselli dissacranti che ci dicono di ristrettezze economiche, della scarsa igiene delle abitazioni di qualcuno di essi, di aspetti poco simpatici del carattere di personaggi di grosso calibro intellettuale. Qualche volta anche in modo impietoso.
Il viaggio è, comunque, sempre godibile, per il modo vivace ed insieme garbato con cui l’autore, forte anche di una cospicua ricchezza lessicale, ce lo espone.  E che fa sì che i luoghi raccontati, dopo aver parlato ai filosofi che vi hanno vissuto, parlino anche a noi, mostrandoci un’anima che li fa uscire da una condizione solamente fisica, e qualche volta anonima, che per noi conserverebbero se non vi cercassimo l’eco dei pensieri che hanno visto nascere e le orme dei pensatori di cui sono stati compagni. E, visti dall’angolo visuale che ci prospetta Pagani, ci fanno stare a nostro agio tanto nella quiete dei villaggi olandesi, come nell’austera atmosfera colta di Cambridge; così nella baita della Foresta Nera, come nelle stanzette londinesi di Soho.
Al termine del viaggio, così, ci sentiamo parte di un’unica civiltà, ci sentiamo riconciliati con un’Europa che non esibisce i muscoli felpati dei banchieri né le nebbiosità del populismo risentito, un continente dove spira un’aria vitale che unisce e che ci fa sentire ovunque a casa nostra. Una casa alla quale ci sentiamo ancor più affezionati e che davvero non vorremmo perdere.               

                                                                                 N. C.                                          

Il risvolto: I luoghi del pensiero non è un libro di filosofia, ma parla soprattutto di filosofi, delle loro vite e dei luoghi che hanno abitato. È perciò una originale cartografia intellettuale che racconta la storia delle idee e la loro genesi. Un viaggio reportage alle radici della cultura europea: nomi, case, sepolcri degli uomini che hanno cambiato la nostra visione del mondo. Soprattutto: idee nate da quei nomi, in quelle dimore, interrate in quei sepolcri, ma ancora vive perché potenti, lungimiranti, preziose, eterne, fondative. Perché c'è un'aura in ogni luogo, un linguaggio non detto che si impara ad ascoltare.
Da Spinoza, nel Seicento olandese, Paolo Pagani risale il tempo e lo spazio fino a Thomas Mann, inseguendo e spiando nel loro lavoro quotidiano e nell'impegno di una vita grandi filosofi e scrittori, muovendosi fra stati, città, paesi, borghi, piccoli abitati, baite, stanze in affitto, monti e mari, dal Sud al Nord dell'Europa, sino agli Stati Uniti

 

L’incipit: I luoghi del pensiero non è un libro di filosofia, ma parla soprattutto di filosofi, delle loro vite e dei luoghi che hanno abitato. Questo libro è una personalissima cartografia intellettuale d’Europa. L’ho voluta disegnare con l’aiuto di mappe e di una bibliografia di testi. Ho cercato d’essere un cronista della (e, ovviamente, nella) Storia. Intendo per lo più la storia delle idee e della loro genesi. Per me ha significato indagare, riscoprire, ristudiare pensieri fondamentali, di ieri e di oggi, dei quali ritengo obbligatorio tenere viva la memoria. Case, tombe, luoghi geografici, nomi di persone sono i paesaggi che attraverso. Un viaggio-reportage sentimentale alle radici della cultura europea: nomi, case, sepolcri degli uomini che hanno cambiato la nostra visione del mondo. Soprattutto: idee nate da quei nomi, in quelle dimore, interrate in quei sepolcri, ma ancora vive perché potenti, lungimiranti, preziose, eterne, fondative. Pensieri che, secondo me, potevano essere concepiti solo lì dove sono materialmente nati. Perché c’è un’aura in ogni luogo, un linguaggio non detto che si impara ad ascoltare.
È importante capire cosa significhi un luogo. Bisogna affinare i sensi per afferrare quel che sta cercando di dirci. Ecco perché obbedisco al richiamo di qualcosa che non parla ma agisce, a un brillio irresistibilmente attraente, a una forza gravitazionale silenziosa e prepotente. Non succede dappertutto. Serve che il luogo racchiuda un dono segreto, sia abitato da un potere primitivo. Ci si va per questo motivo. Un’aura speciale che vibra e si capta con un radar interiore. Un alfabeto oscuro che, però, man mano, assume chiarezza.

  

L’autore: Paolo Pagani ha studiato filosofia. Giornalista professionista, ha lavorato in periodici e quotidiani, ha guidato redazioni web e ora è caporedattore a Sky a Milano. I luoghi del pensiero è il suo terzo libro.

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