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Scuolaslow è una piazza nella quale incontrarsi, discutere, raccontare le riflessioni, le esperienze, le pratiche intrecciate con l'idea di una scuola slow, vale a dire sottratta...

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MARSILIOdi Scott Stambach, Marsilio, Venezia, 2019, pp. 302, € 17,50.                       
Ivan ha diciassette anni ed è uno degli ospiti dell’Ospedale per i bambini gravemente ammalati di Mazyr, in Bielorussia. Le radiazioni liberate nell’atmosfera dall’esplosione di uno dei reattori nucleari della centrale di Cˇernobyl’ il 26 aprile 1986 gli hanno provocato gravi malformazioni, ma non ne hanno intaccato lo spirito acuto, l’intelletto straordinario e il vorace appetito per i libri. Ogni giorno sarebbe uguale all’altro, nella vita di Ivan, ma il ragazzo riesce a trasformare tutto in un gioco, al servizio del proprio divertimento. A scuotere la sua routine arriva, però, una nuova residente dell’ospedale, Polina. Ivan all’inizio non la sopporta. La ragazzina gli ruba i libri, sfida le regole del suo universo magico, si fa amare da tutte le infermiere. Ma in breve anche Ivan ne è attratto in modo irresistibile. Comincia così una storia d’amore tenera e coraggiosa, che consente ai due ragazzi di scoprire il mondo come mai avevano fatto prima. Fino all’incontro con Polina, Ivan si limitava a sopravvivere, in uno stato di orgogliosa distanza dalle cose e dalle persone. Ora vuole qualcosa di più: vuole che Polina resti viva.

[…] scorrendo le pagine è impossibile non immedesimarsi nel giovane protagonista, nei suoi tormenti e nella sua storia, che si intreccia con quelle degli altri pazienti e che diventa una testimonianza per ricordare ed esorcizzare in qualche modo il dolore della perdita l'angoscia, regalare al “Lettore” cui Ivan si rivolge la storia di una vita, anzi di tante vite, piegate dalla malattia, dalla sofferenza e dalla morte. Da quella che nel volume viene definita la "maledizione sovietica", un errore commesso da decenni e del quale si cerca ancora di arginare la potenza distruttiva: è infatti dello scorso luglio la notizia dell'inaugurazione del New Safe Confinement, un nuovo scudo protettivo del reattore numero 4 di Chernobyl, che dovrebbe limitare le fughe radioattive per circa un secolo e garantire maggiormente la sicurezza della zona. Ma nella "Vita invisibile' si legge molto di più: la passione per la letteratura come evasione da una realtà monotona e insopportabile, l'ironia nera di un personaggio profondamente devoto alla vita, la storia di un amore giovane e assoluto, che il protagonista sperimenta nei confronti di Polina (finché la leucemia della ragazza non li separa definitivamente) e l'amore materno dell'infermiera Natal'ja. […]
Con un linguaggio semplice e incisivo, l'opera costringe alla riflessione su concetti elementari e allo stesso tempo profondi e terribili, ma anche sull'importanza di affrontare la realtà, con i suoi drammi, perché “la vita è insopportabile, ma ha il vantaggio di essere vera”.
(
Valentina Di Paolo, http://www.marsilioeditori.it/media/rassegna_stampa/ams198082970026.pdf)

[.] Sono le 5.55 del sesto giorno di dicembre, l’anno è il 2005 e Ivan Isaenko ha scritto per settantasette ore. Ha diciassette anni e da quando è nato vive nell’Ospedale per i bambini gravemente ammalati di Mazyr, dal quale non è mai uscito e dove viene curato come gli altri piccoli pazienti ricoverati a causa delle radiazioni liberate nell’atmosfera dopo l’esplosione di un reattore nucleare nei pressi della città di Pryp’jat’, in Ucraina. Il suo corpo è spaventosamente incompleto. […] Non ha genitori, dei quali non sa nulla se non quanto le infermiere gli hanno raccontato nel corso degli anni. Il suo primo ricordo è una medicina ingoiata a forza. Ma Ivan ha anche un cervello potentissimo, che è la sua sola arma di difesa per evadere dalla realtà, divorare libri e sognare tutte le vite che non potrà mai vivere. [… ]
Zuppa di cavolo a colazione e la compagnia della cara infermiera Natal’ja, l’unica tra tutte ad aiutarlo a vivere come si deve, regalandogli libri di nascosto dal dottor Mikhail Kruk, direttore dell’ospedale e che approfitta della sua posizione per concupire le giovani infermiere nel suo ufficio. La vera vita di Ivan è dunque invisibile, nascosta sotto al finto stato comatoso che usa per ascoltare ciò che le infermiere dicono e così imparare, o si cela tra le parole dei grandi autori della letteratura e tra i trattati di qualsiasi materia, che Ivan divora e dai quali impara, imbevendo il cervello di un mare di parole, le sole a salvarlo da un’esistenza condannata a non uscire dall’ospedale di Mazyr. L’arrivo di Polina è un’interferenza che entra nel tempo di Ivan come una scossa elettrica. La bellezza della giovane sfiorisce nel giro di pochissimo tempo, sotto ai colpi di una chemioterapia che non la guarirà. Perciò, è importante ricostruirla nei ricordi, nelle pagine di un diario che non dovrà mai essere chiuso fino al ricongiungimento del tempo narrato con il tempo reale. Ecco, in estrema e sacrificata sintesi, il succo di questo meraviglioso romanzo, commovente e appassionante, opera prima dello scrittore statunitense Scott Stambach, insegnante di matematica e fisica a San Diego. La storia di Ivan ci riempie di pietà, di sgomento e orrore e poi ci fa provare un amore smisurato e, infine, sentire gratitudine per il solo fatto di essere come siamo. […]
(Renzo Brollo,
http://www.mangialibri.com/libri/la-vita-invisibile-di-ivan-isaenko)

 

L’incipit: Caro Lettore che non conosco e che forse non esisterai mai, non scrivo per te ma per me. Scrivo perché non riesco a dormire. Scrivo perché Polina è morta.

In questo momento sono ubriaco per colpa di tre tappi di vodka in uno stomaco vuoto da tre giorni. Di questo devo ringraziare l’infermiera Natal’ja. È l’unica che sa cos’ho perduto. È la persona più simile a una madre che abbia mai avuto e so che mi considera un figlio. Come tutte le buone madri, mi tiene d’occhio. Negli ultimi due giorni è venuta a controllarmi ogni quindici minuti. Stanotte è venuta sette volte e io ero sempre sveglissimo. L’ottava è entrata nella mia stanza con aria circospetta e una bottiglia di Stoli.

«Ivan, apri la bocca» ha detto. «Ti aiuterà a dormire». Ci ha versato dentro un tappo pieno, io ho tossito e ansimato. Mentre stava per alzarsi, le ho afferrato il braccio e ne ho chiesto un altro. Con una certa esitazione, lei ha riempito il tappo e me l’ha svuotato in gola.

«Ancora» ho preteso.

Lei mi ha guardato minacciosa come se volesse diffidarmi dal ripetere la richiesta, ma poi, comprensiva, me ne ha versata una terza dose. Ora mi sento bene. Non basta a farmi addormentare, ma basta ad aiutarmi a scrivere.

Devo condividere questo luogo con te, Lettore. Devo condividere i miei amici, la cui amicizia non avrei mai ammesso di avere. Devo condividere con te la mia amata, che non avrei mai ammesso di avere amato. Perché se non documento il nostro mondo proprio ora, su questo foglio coperto di macchie equivoche, con la penna ormai scarica e la mia delirante calligrafia da mancino, rischieremmo di svanire tutti nella schiuma della storia senza essere mai stati nominati. Lettore, dopo tutto questo spero tu capisca che ci meritiamo molto di più.


L’autore: Scott Stambach insegna matematica e fisica al City College di San Diego. I suoi racconti sono apparsi su numerose riviste letterarie americane. La vita invisibile di Ivan Isaenko è il suo primo romanzo.

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