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SAGGEZZAdi Eugenio Borgna, il Mulino, Bologna, 2019, pp. 136, € 12,00

Parola antiquata, astratta, scomparsa o quasi dal linguaggio della vita privata e, ciò che è ancora più grave nelle sue fatali conseguenze, dalla vita pubblica. E allora che cosa può significare oggi vivere in modo saggio? Non solo ascolto dell’intelligenza, razionalità nei giudizi e nel comportamento, ma anche capacità di scendere negli abissi della nostra interiorità, lì dove si intrecciano immagini e inclinazioni impensate, passini ed emozioni.

                                           

Eugenio Borgna è uno degli intellettuali più preziosi di questo Paese, prezioso perché ha sempre avuto la modestia, la saggezza (è proprio il caso di dirlo) di non giudicare autosufficiente il suo ramo del sapere (la psichiatria). Come un esploratore nel deserto molto spesso inconoscibile del nostro “Io” più profondo, ha cercato in altre discipline del sapere l’aiuto, l’ausilio in grado di comporre un quadro il più possibile esauriente della sfera clinica dei pazienti.
[…] In questo piccolo ma prezioso libro l’autore tenta di delimitare il campo della saggezza, attingendo, come suo solito, alle parole di alcuni “illuminati” che lui ha incontrato nella sua fame onnivora di conoscenza. Innanzitutto il medico piemontese parte dall’esistente, cioè dalle definizioni che si possono trovare nei dizionari, come quello di filosofia di Nicola Abbagnano, dove per saggezza si intende «la disciplina delle faccende umane; cioè il comportamento razionale in ogni campo o la virtù che determina ciò che è bene o male per l’uomo». La componente razionale, secondo Borgna, è comunque monca senza quella emozionale, costituita dall’intuizione e dall’immaginazione. 
[…] La saggezza è innanzitutto approfondimento di noi stessi, conoscenza del nostro Io più nascosto, più oscuro. Soltanto conoscendo se stessi, si riesce a entrare in empatia, in contatto con gli altri, a capirne, a comprenderne le debolezze. Certo sono argomenti non facili in un tempo come il nostro, dominato dalla rabbia e dall’odio verso l’altro.
[…] Per un medico come Borgna le parole sono fondamentali, ma occorre utilizzarle con cura, facendo ben attenzione a quelle da non dire, correndo anche il rischio di fallire, naturalmente; «le parole della cura sono alla ricerca di schegge, di frammenti di saggezza che non inaridiscano la speranza: non dimentichiamoci mai che siamo responsabili delle nostre parole e dei nostri silenzi, e che la saggezza ci dice quando parlare e quando tacere».
[…] La grande sapienza conoscitiva e la straordinaria curiosità di Borgna ci permettono di entrare in una specie di museo della saggezza dove possiamo attingere alle citazioni di scrittori e filosofi, che permettono di illuminare i nostri passi su un aspetto della vita oggi così sottovalutato, quasi disprezzato. Sottovalutato perché è l’immagine, il selfie che domina incontrastato il nostro tempo, mentre quello che indica Borgna è un percorso non semplice, faticoso certo e che richiede attenzione per sé e gli altri, un percorso che deve dar spazio al coraggio, il coraggio di aprirsi al mondo.
(Fabio Cozzi, http://www.sulromanzo.it/blog/le-parole-in-direzione-ostinata-e-contraria-saggezza-di-eugenio-borgna, 26 novembre 2019)

L’incipit: Le parole sono creature viventi. Ci sono parole che resistono al passare del tempo, si rinnovano senza fine nei loro significati, non stancando mai, e ci sono parole dimenticate, ignorate, anche se portatrici di significati, parole che aprono orizzonti di senso sconfinati; e come non sapere che un termine come «saggezza» può essere considerato antiquato e astratto, stravolto dal dilagare di forme di vita sempre più contrassegnate dall’esteriorità, dalla tecnica, da Homo faber, da Homo robot che sono i noi, e tendono a fare a meno dell’interiorità, della meditazione e della riflessione? La saggezza, la prudenza e la sapienza sono modi di vivere che sembrano ormai superati, e anzi temuti, perché estranei ai modelli oggi dominanti: la fretta, l’accelerazione, la tendenza a mettere fra parentesi i valori, il sacrificio, l’interiorità, la gentilezza, la generosità, la fragilità, la diversità, la solitudine, l’immedesimazione nelle attese e nelle speranze degli altri e, in fondo, le fondazioni etiche della vita e dell’agire. Ma, se le cose stanno così, perché dedicare un libro, per quanto piccolo alla saggezza. A questa dimensione nascosta e incenerita della vita, scomparsa, o quasi, dal linguaggio e dallo spirito della vita privata e, cosa ancora più grave nelle sue fatali conseguenze, da quelli della vita pubblica? È possibile vivere senza saggezza, senza una continua riflessione sulle risonanze emozionali e relazionali delle nostre azioni, e senza ciò che a essa è immediatamente collegato: un ascolto gentile delle voci esili e stremate della stanchezza di vivere e della malinconia, della nostalgia, della contemplazione, della solitudine, dell’alienazione umana e sociale? Sì, questo è possibile, la saggezza i particolare non è considerata se non un inutile fantasma, e per alcuni filosofi e sociologi si vivrebbe molto meglio senza emozioni, senza passioni, affidandosi alla guida sterile e astratta della ragione, che guarda solo alla valutazione razionale delle cose che si pensano e si fanno. Sono scelte di vita alle quali ciascuno di noi è chiamato a dare una risposta sulla scia dei suoi ideali, delle sue attese e delle sue speranze, della sua Weltanschauung, e questo libro vorrebbe essere la fragile testimonianza di quanto la saggezza sia ancora oggi necessaria (anche) alla conoscenza e alla cura di ogni umana sofferenza nelle sue diverse forme di espressione

L'autore: Eugenio Borgna, psichiatra, è primario emerito di Psichiatria dell’Ospedale Maggiore di Novara. Tra i suoi libri recenti: per Einaudi, Le parole che salvano (2017), La nostalgia ferita (2018) e La follia che è anche in noi (2019); per Feltrinelli, Il tempo e la vita (2016), L’indicibile tenerezza. In cammino con Simone Weil (2016) e Le passioni fragili (2017).

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