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SOCIETÀ AUTOMATICA1. Il futuro del lavoro, di Bernard Stiegler, Meltemi, Milano, 2019, pp. 450, €  24,00.

 

La società automatica risponde politicamente e teoreticamente alle previsioni di un’eclissi dell’impiego salariato in Europa causata dall’automatizzazione generalizzata della produzione. La sua risposta, tuttavia, si estende anche alla crisi finanziaria, alla decadenza dei saperi, al potere dei big data, allo sfruttamento 24/7 delle facoltà cognitive e alle innovazioni dell’intelligenza artificiale, così come all’emergenza ecologica relativa al cambiamento climatico. Di fronte a questo scenario, Stiegler invita a concepire una società automatica degna di tali sfide, ossia in grado di adottare criticamente l’automatizzazione con il fine di salvaguardare e potenziare quel che non è calcolabile e non deve essere automatizzato: i saperi, gli affetti, il desiderio e le relazioni, vale a dire ciò che fa sì che la vita valga la pena di essere vissuta.

Le recensioni


La società automatica (pp. 350, euro 24), primo capitolo di una serie che ha come obiettivo l'analisi del capitalismo contemporaneo e la rifondazione del sapere in una realtà ad alto tasso tecnologico. Il saggio inaugura la collana della casa editrice Meltemi curata dal gruppo di ricerca militante Ippolita (…). Stiegler ha scritto più di trenta libri sulla tecnologia come centro pulsante della filosofia, che, però, lui intende non come una disciplina teorica che riguarda solo gli addetti ai lavori, ma come una prassi per la trasformazione rivoluzionaria delsocietà. Lo studioso progetta un'economia contributiva in collaborazione con un gruppo di più di novanta esperti interdisciplinari con cui lavora all'lnstitut de recherche et d'innovation, che dirige. Pensa che la tecnologia possa essere considerato un pharmakon nel senso socratico, cioè che possa essere sia un veleno, sia un rimedio. È convinto che non sia possibile pensare l'antropologia umana senza gli strumenti che l'uomo ha progettato, che sono parte integrante della sua identità, in contrasto con i filosofi di matrice heideggeriana che ritengono che la tecnologia sia esterna ed estranea all'essenza dell'umano. In particolare gli strumenti che hanno prodotto l'esternalizzazione della memoria - che vanno dalle immagini rupestri, alla scrittura, alla stampa, alla fotografia, alla radio, alla televisione fino ad arrivare alle tecnologie digitali - sono cruciali per la riorganizzazione dell'identità umana.
(T. Numerico, B, Vecchi, il Manifesto, 9 ottobre 2019)  

L'era dell’Antropocene in cui viviamo, secondo Stiegler, è “quella del capitalismo industriale, un'epoca in cui il calcolo prevale su ogni altro criterio di decisione, e in cui il divenire algoritmico e meccanico si concretizza e si materializza come automatismo, costituendo così l'avvento del nichilismo, in quanto la società computazionale diventa una società automatica e controllata a distanza”. La nostra vita quotidiana “è completamente sovradeterminata dall'automazione, per esempio attraverso lo smartphone". 

Secondo Stiegler, noi esseri sociali sottomessi al capitalismo digitale siamo ormai ridotti a una condizione di automi sovradeterminati da meccanismi algoritmici che canalizzano i nostri comportamenti sociali. 
(Tiziano Bonini, https://www.doppiozero.com/materiali/lautomazione-della-societa-e-i-suoi-limiti)

Come affrontare la crisi del lavoro in seguito allo sviluppo della robotizzazione nell'industria 4.0? In che modo volgere a favore dell'umano l'enorme trasformazione introdotta dall'automatizzazione resa possibile dai dispositivi di calcolo intensivo? E possibile un futuro che si sottragga al processo di automazione predittiva e generalizzata assicurato dalla Rete? Di tale portata sono le domande poste da Bernard Stiegler nel suo nuovo libro, La società automatica. L'avvenire del lavoro edito da Meltemi. Il filosofo francese ha un grande merito. Accantonare il pensiero critico volto a un passato nostalgico e cercare la via d'uscita da un processo che alla lunga rischia di intrappolare l'uomo. «Anticipare, qualificare, allertare, ma anche proporre» sono l'obiettivo delle sue dense pagine. La posta in gioco è alta ma vale la pena provarci per mettere «il tempo liberato dalla fine del lavoro - si prefigge Stiegler - al servizio di una cultura capace di produrre un nuovo valore e di reinventare il lavoro». […]

Dopo la perdita del "saper fare" dei lavoratori, provocata nel XIX secolo dalle macchine, e dopo la perdita del "saper vivere" dei consumatori, promossa nel XX secolo dal marketing, Stiegler sostiene che è la perdita del "saper concepire", vale a dire la conoscenza teorica, la vera minaccia. La "governamentalità algoritmica" indotta dalla manipolazione dei big data, anticipa i nostri desideri, le nostre azioni e le nostre scelte. E finisce con "automatizzare", e quindi determinare, le nostre aspettative imponendo la rinuncia al pensiero. Così facendo esautora l'uomo dall'esigenza di ragionare, di intuire, di concepire modi particolari, piuttosto che statisticamente "medi", di vivere. […]

Di fronte a questa situazione occorre uscire dall'organizzazione «taylorista, keynesiano e consumista» dell'economia. E inventare una «economia della contribuzione», cioè un'economia che ricostituisca dei «saper fare», dei «saper vivere» e dei «saper concepire» resi inutili dal processo di automatizzazione. Solo riabilitando la pratica dei saperi sarà possibile creare nuovo valore e dunque lavori non sostituibili dall'automazione. Per realizzare questa svolta occorre passare attraverso una ridistribuzione non dei redditi, ma del tempo libero consentito dall'automatizzazione dell'impiego».

(Simone Paliaga Avvenire, 6 dicembre 2019)

 

L’incipit: Che cos’è una società automatica? Una società che “si” ripete. In ciò, essa si definisce nella propria essenza funzionale, cioè in una relazione strutturale ai propri automatismi, forme disciplinari, regolarità assoggettanti. Nel libro di Stiegler La società automatica, uscito nel 2015e che reca come sottotitolo L’avvenire del lavoro, il motivo centrale è quello di una società attraversata – strutturata e destrutturata – dall’automazione, dalla qualità sempre più automatica delle pratiche, del controllo sociale, delle forme di vita, a partire dal tema del lavoro. Stiegler dipinge un ampio affresco dell’attuale situazione economico-sociale, annodando tra loro da un lato le fortissime accelerazioni del progresso tecnologico digitale, dall’altro la crisi dell’occupazione, anche quella “intellettuale”. In molte delle società cosiddette avanzate, l’automatizzazione integrale e globalizzata potrà condurre, nell’arco di dieci-quindici anni, alla perdita di oltre il 50 % degli attuali posti di lavoro per effetto della diffusione incontrastata dell’economia 4.0 e dell’IA, della robotizzazione di massa, della concessione di ampie quote delle nostre “decisioni” a procedure automatiche, dell’accorciamento della distanza tra producer e consumer, nella figura del prosumer. Uno scenario da softwerizzazione globale. In tale scenario, si innesca l’altro motivo dominante del testo, quello cioè che tende ad approfondire i nodi della profilazione, della tracciabilità dei nostri comportamenti, individuali e sociali, quindi del fantasma (piuttosto reale, secondo Stiegler) del controllo algoritmico generalizzato: assieme alla crisi del lavoro, è questa l’altra faccia della automatizzazione pervasiva che caratterizzerebbe la nostra società, negli incerti scenari del tardocapitalismo. Si tratta, evidentemente, di una conseguenza diretta di quel capitalismo cognitivo informazionale 24/7, tipicamente post-postmoderno, che in maniera sottile, quai inavvertita e soft, altera non solo l’apparato produttivo, ma anche il senso delle esistenza, gli stili di vita, la forma del tempo, le strutture politiche (Stiegler parla anche di governo automatico) e urbanistiche (la smartificazione degli spazi vitali), via via sino a scendere alla modificazione della sensibilità e della sfera emotiva: dal globale al corporeo.

 L’autore: Bernard Stiegler, filosofo francese, impegnato prevalentemente nell’ambito della filosofia della tecnica, è professore ospite presso l’Università di Nanjing (Cina), dirige l’IRI di Parigi, la scuola pharmakon.fr e l’associazione Ars Industrialis. Coordina la rete internazionale Digital Studies e l’evento annuale Les entretiens du nouveau monde industriel (Centre Pompidou, Parigi). Tra i suoi libri, oltre trenta e tradotti in varie lingue, le serie La technique et le temps (1994-2001), De la misère symbolique (2004-2005) e Mécréance et discrédit (2004-2006), nonché États de choc (2012), Reincantare il mondo (2012), Amare, amarsi, amarci (2014), Prendersi cura (2014), Platone digitale (2015), Dans la disruption (2016), The Neganthropocene (2018).

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