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MISS ISLANDAdi Auður Ava Ólafsdóttir, Einaudi, Torino, 2020, pp. 208. € 18,50.

Nell’Islanda degli anni Sessanta una donna dovrebbe solo gestire la casa e occuparsi dei figli. O, al massimo, ambire al titolo di Miss Islanda. E questo vale anche per Hekla, la splendida ragazza che è appena arrivata a Reykjavík da un angolo remoto dell’isola. In tanti le suggeriscono di partecipare al prestigioso concorso di bellezza, ma i suoi sogni non prevedono fornelli, pannolini o coroncine: Hekla vuole diventare una scrittrice. Non basteranno un buon impiego, un gatto o l’amore di un poeta a farle cambiare idea. Perché Hekla, che porta il nome di un vulcano, ha un cuore inquieto e in sé la forza di un fiume di lava incandescente.

Cielo in fiamme, pioggia di cenere, macigni di lava: Hekla è solo una bambina quando suo padre la conduce lontano da casa, fino alle pendici del vulcano di cui porta il nome. È un’eruzione spettacolare che interrompe un secolo di quiete, quella del 1947. Un evento eccezionale per l’Islanda, ma anche per Hekla, che da allora ha negli occhi la meraviglia di chi ha scoperto il mondo e guarda sempre in alto, sperando di scorgere altri cieli. Con quello stesso sguardo sognante, a ventun anni Hekla decide di lasciare i prati di Dalir, tanto vasti quanto sterili per un desiderio come il suo. Perché Hekla vuole diventare una scrittrice, e solo nella capitale potrà frequentare gli ambienti letterari e avere contatti con le case editrici. Hekla ha talento, ma c’è un ostacolo insormontabile: è una donna, e «i poeti sono maschi». Come tutte, Hekla dovrebbe sposarsi e occuparsi dei figli. E soffocare ogni ambizione, come ha fatto Ísey, l’amica d’infanzia sua coetanea, che si è trasferita a Reykjavík per il marito ed è già madre. Quando arriva in città, Hekla va a vivere da DJ Johnsson, il suo piú caro amico, con cui condivide la fame di sogni e libertà. DJ è omosessuale, e sente di non avere un posto in quell’Islanda ottusa degli anni Sessanta, che lo disprezza e lo respinge. Mentre lui lavora come marinaio, la ragazza trova un impiego all’Hotel Borg. Qui la sua bellezza non passa inosservata: uno dei clienti recluta candidate per Miss Islanda e le offre a piú riprese di partecipare al concorso; un altro è il poeta Starkaður, che di lei si è innamorato perdutamente. Ma Hekla ha il coraggio che serve a rifiutare una fascia da Miss o un destino imposto. Perché sa che solo attraverso la scrittura può essere libera, e trovare finalmente una «stanza tutta per sé».

Da alcune recensioni: Con Miss Islanda, la scrittrice islandese Auður Ava Ólafsdóttir racconta una nuova storia di rinascita e di crescita personale.
La protagonista è Hekla, giovane donna che ha voglia di mettersi in gioco, di cavarsela da sola, di scrivere e di mantenersi come può mentre cerca di far pubblicare i suoi scritti. A Reykjavik la vita è una giunga per chi non segue le regole ed Hekla, che porta il nome di un vulcano, ha l’indole di chi non ci sta ad essere domata. Siamo negli anni Sessanta e benché nel mondo si inizi a parlare di uguaglianza tra bianchi e neri, tra etero e omosessuali, tra uomini e donne, l’Islanda è lontana anni luce da questi focolai di modernità e la discriminazione è ancora all’ordine del giorno.
È così per Hekla, che di diventare moglie e mamma sottomessa al marito non ne vuole sapere, ma è così, in modo ancor più marcatamente drammatico per il suo amico Jón John, ragazzo gay continuamente vessato dagli altri.
Hekla e Jón John sono uguali, condividono lo stesso bisogno di esprimere la propria natura liberamente e custodiscono l’uno il segreto dell’altro. Segreto sì. Perché non è benvista una donna che, superata la ventina, non pensa ancora a mettere al mondo dei marmocchi; non è benvisto un ragazzo omosessuale, un invertito, con la passione per la moda e la macchina da cucire. Quello che li unisce è il coraggio di andare oltre alle convenzioni, di abbattere le barriere imposte dalla società e tentare il grande salto: per Jón John è lasciare l’Islanda e cercare un lavoro in teatro; per Hekla è scrivere, solo scrivere (e ogni tanto avere un corpo maschile accanto).[…]
Hekla è l’eroina di questa storia, perché non si lascia tentare dalle facili lusinghe. Lusinghe che la vogliono partecipante (e probabile vincitrice) del concorso di Miss Islanda. Un bel corpo da esporre in passerella: questa è l’alternativa che la società offre a chi vuole svicolare dal sistema donna-moglie-madre. […]
(http://www.apiedipagina.it/miss-islanda/)

[…] L’atmosfera può sembrare malinconica, quasi triste, ma quella islandese non è reale tristezza: è delicatezza, è lentezza, è sogno, è vento freddo sulla superficie ghiacciata, ma con il magma che ribolle sotto la crosta e preme per uscire. Questo è riflesso nello stile di scrittura di Audur Ava Ólafsdóttir, essenziale, asciutto, senza orpelli. Il finale lascia l’amaro in bocca, con Hekla che prende due importanti decisioni che molte donne di oggi troverebbero sicuramente inconcepibili. Il vulcano, per il momento, non è esploso, ma forse ha aperto la strada ai vulcani del prossimo futuro…
Se la lettura è un viaggio, Miss Islanda è uno di quelli che permettono di immergersi completamente in una realtà lontana dalla nostra non solo dal punto di vista logistico, ma anche nel tempo. Non mancano, però, i punti di contatto con la nostra realtà attuale e forse anche da questo potrà scaturire una riflessione e magari la voglia di aiutare quel vulcano, che si è addormentato sotto la crosta terrestre, a risvegliarsi e, finalmente, a esplodere.
(Cristina Giuntini, https://www.sololibri.net/Miss-Islanda.html)

Hekla è bellissima e porta il nome di un vulcano. Si trasferisce a Reykjavík dalla campagna portando con sé solo l’Ulisse di Joyce, che legge col dizionario accanto. Fatica, ma non si dà per vinta. Le parole la avvincono e, anche se non capisce tutto quello che l’autore vuole comunicare, il suono le piace. Ad attenderla nella capitale, in un’Islanda degli anni Sessanta fredda e povera, come lasciata ai margini della modernità, ci sono l’amico di sempre DJ Johnsson – l’unico uomo possibile e al tempo stesso impossibile da avere –, l’amica d’infanzia Ísey, la cui vitalità è chiusa nella malinconia di un seminterrato nel quale gli unici panorami da ammirare sono i quadri appesi alla parete, e un poeta che insegue l’ispirazione vivendo la vita degli artisti. Ma ad aspettarla c’è anche una strana proposta: quella di partecipare al concorso di Miss Islanda. Hekla è la quintessenza della bellezza islandese, quando passa per strada tutti la notano, i datori di lavoro le perdonano mancanze e scortesie e uno dei membri del comitato che organizza il concorso di Miss Islanda non fa che cercare di accaparrarsi la sua attenzione. Ma lei non ha tempo per le distrazioni, perché Hekla, come un vulcano, ha un cuore segreto che ribolle: è una scrittrice abile e talentuosa, che pubblica sotto pseudonimo per riuscire a farsi leggere. Così passano le promesse di fama, passano le dichiarazioni d’amore, passano i lavori e le amicizie. Hekla rimane libera, con la sua fedele macchina da scrivere e lo sguardo puntato sul futuro davanti a sé…
(https://www.mangialibri.com/libri/miss-islanda)

L’incipit: Mi sono imbattuta in un nido d’aquila quando ero incinta di te di cinque mesi, in un arruffato spiazzo di due metri con l’erba blu delle dune tutta abbattuta, sul limitare delle rocce giú al fiume. Ci stavano pigiati due aquilotti paffutelli, io ero sola e l’aquila volteggiava sopra me e il nido, aveva un’ala lacerata, un battito d’ali pesante, ma non sferrava l’attacco. Presumevo che fosse la femmina. Mi aveva seguito lungo tutta la via fin sull’aia di casa, un’ombra nera su di me come quando una nuvola oscura il sole. Sentivo che sarebbe stato un maschio e avevo deciso di chiamarlo Örn, aquila. Il giorno in cui sei venuta al mondo, tre settimane prima del tempo, l’aquila era passata di nuovo in volo sulla fattoria. Il vecchio veterinario si trovava da noi per inseminare la vacca e ti aveva fatta nascere lui, era stato il suo ultimo impegno ufficiale prima della pensione, far nascere una bimba. Uscito dalle stalle, si è tolto gli stivaloni di gomma e si è lavato le mani con una barretta nuova di sapone Lux. Poi ti ha sollevato in alto e ha detto:
– Lux mundi.
Luce del mondo.
Seppure abituato alle vacche, che senza bisogno d’aiuto nettavano i loro piccoli leccandoli, aveva riempito d’acqua la tinozza del sanguinaccio per farti il bagnetto, io lo seguivo con gli occhi mentre si rimboccava le maniche della camicia di flanella e metteva il gomito nell’acqua. Li vedevo indaffarati intorno a te, tuo padre e il veterinario, mi davano le spalle.
– È la figlia di suo padre, – dice tuo padre. Poi aggiunge, e io lo sento chiaramente:
– Benvenuta, Hekla mia.
Aveva deciso il nome senza consultarmi.
– Non un vulcano, non la porta dell’inferno, – dico io dal letto.
– Da qualche parte sulla terra ci dovranno pur essere, quelle porte, – sento dire dal veterinario.
Poi i due uomini chini sulla tinozza si erano trincerati schiena contro schiena sfruttando a loro vantaggio il fatto che io ero senza difese, ero una ferita aperta. Non lo sapevo, quando mi sono sposata, che tuo padre avesse i vulcani nel cervello, sprofondava fra libri che presentavano descrizioni di vulcani, era in corrispondenza con tre geologi, sognava di eruzioni, viveva nella speranza di scorgere colonne di fumo nel cielo e di sentir tremare il terreno sotto i piedi.
– Vuoi forse che la terra si apra ai margini del prato? – domandavo. – Che si spacchi in due come una donna quando partorisce?
Io odiavo la lava. Tutto intorno al prato della fattoria c’era lava vecchia di mille anni su cui bisognava inerpicarsi, per arrivare dall’altra parte e poter raccogliere i mirtilli, non si
poteva conficcare un forcone nell’orto delle patate senza urtare contro la roccia.

L’autrice: Auður Ava Ólafsdóttir, nata a Reykjavík nel 1958, è una delle più importanti scrittrici islandesi viventi. Ha insegnato Storia dell’arte ed è stata direttrice del Museo dell’Università d’Islanda. Per Einaudi ha pubblicato Rosa candida, tradotto in tutti i maggiori paesi europei e negli Stati Uniti, La donna è un’isola, L’eccezione, Il rosso vivo del rabarbaro e Hotel Silence, con cui è stata finalista al Premio Strega Europeo 2018.

Il traduttore:Stefano Rosatti è nato a Genova nel 1964 e vive a Reykjavík dal 1997. Insegna lingua e letteratura italiana all’Università d’Islanda e dal 2007 è responsabile della Sezione di italiano del Dipartimento di lingue e culture straniere. Tra le sue pubblicazioni si annoverano saggi su Galileo, Calvino, Pasolini, Rebora e letteratura di emigrazione. Per Einaudi ha tradotto dall’islandese tutti i romanzi di Ólafsdóttir.

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