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cerchi di capireUn dialogo fra generazioni, di Giovanna Cosenza, Enrico Damiani Editore, pp. 272, € 16,00. 

In Cerchi di capire, prof Giovanna Cosenza, attingendo ai canali sempre aperti con i suoi studenti, dal blog alle conversazioni al supermercato, racconta incontri e storie che attraversano i grandi temi dell’esistenza: genitori, amicizie, amore, sogni, lavoro. Ne emerge la fotografia non di una, ma di più generazioni di ventenni cresciuti tra ripetute crisi economiche e ora una pandemia

Eppure, dice Cosenza, tutto dipende da come guardi il mondo. Se è vero che molto è cambiato negli ultimi quarant’anni, i vissuti della giovinezza e le sfide della vita restano molto più simili, nelle diverse generazioni, di quanto siamo abituati a pensareUn contagioso senso di “vecchiaia” ci pervade tutti, dai ventenni ai quaranta, cinquanta, sessantenni. Un senso di impotenza che gli adulti continuano a subire e coltivare, e che spesso i ragazzi si ritrovano addosso loro malgrado.

Oggi sui ventenni circolano molti luoghi comuni: “bamboccioni”, “sdraiati”, “apatici”, “choosy”. Sono stereotipi falsi e dannosi, perché tendono a dividere chi è giovane da chi non lo è. Al contrario, dice Cosenza, le sfide della vita sono state molto più simili, negli ultimi cinquant’anni, di quanto siamo abituati a pensare.

Questo libro si rivolge a studenti e docenti, madri e padri, figlie e figli, nonni e nipoti. E lancia un appello: in un’Italia sempre più anziana e stanca, solo un dialogo tra generazioni ci può salvare.

  

La recensione: Nelle pagine di questo libro passano le vite, i problemi, i sogni di tanti giovani impegnati nel tragitto della formazione, delle relazioni, delle prime esperienze professionali. Giovani di ogni tempo, in un certo senso, poiché attraversano il mondo con i pesi e le speranze che altre generazioni hanno conosciuto prima di loro. Ma, al contempo, profondamente radicati nell’oggi, poiché quei pesi e quelle speranze sono vivi, palpitanti e non sfumati in una dimensione temporale indistinta. Sfilano, nel libro vari “tipi umani”: la ragazza dall’animo vagabondo, refrattaria alla stabilità del “posto fisso” e sempre in viaggio con la mente e con il corpo, che scopre, con il Coronavirus, come l’ignoto e l’imprevisto possano annidarsi anche tra le pareti di casa; ragazzi che hanno trovato un lavoro corrispondente agli studi fatti, ma in condizioni che generano angosce e frustrazioni; giovani che, abituati ad un paesaggio umano caratterizzato da scarsa presenza dei bambini, scoprono, viaggiando, che in altri paesi ci si sposa e si hanno figli già a 25-26 anni. Il che dà l’occasione di riflettere su come tutto ciò, un tempo realtà anche da noi, sia diventata una condizione inimmaginabile per una generazione sulla quale pende lo stereotipo dei “bamboccioni” creato da chi ha preparato per loro questo mondo. E tanti altri “tipi umani” – desunti dall’esperienza di insegnante dell’autrice e che tutti, in forme e modi diverse, incontriamo nella vita – che si stagliano in una società anagraficamente invecchiata, come quella italiana, a ricordarci come un dialogo tra le generazioni sia necessario e possa essere fecondo, se si accetta di confrontarsi e all’occorrenza anche di scontrarsi, ma senza chiudersi ognuna in se stessa quasi a negare l’esistenza dell’altra. Perché, altrimenti, il rischio è che l’unificazione avvenga su un terreno nefasto che sembra preludere alla calata del sipario: quello in cui anche i giovani si sentono vecchi. Uno scenario che questo libro aiuta a dissipare, se lo si legge con lo stesso animo aperto con cui l’autrice l’ha scritto, rendendoci, con la trama di racconti di vita, la sua esperienza di docente sostenuta dal suo cammino di studiosa.

 

L’incipit: Dal 2000 insegno all’Università di Bologna, dove tengo corsi di laurea triennali in Scienze della comunicazione, molto frequentata, per la magistrale in Semiotica e per un paio di master. Perciò ogni anno ho a che fare, complessivamente, con sei o settecento studenti e studentesse fra i 18 e i 30 anni, e ogni giorno ne incontro decine. Mi contattano di persona nel mio studio, nei corridoi dell’università. Per strada: ma anche si Internet. Attraverso le mail e i commenti sul mio blog, che ho aperto nel 2008 per creare un’ulteriore possibilità di dialogo con loro, oltre che per divulgare alcuni risultati del mio lavoro accademico. Ogni giorno i giovani mi chiedono aiuto per lo studio, per gli esami, la laurea, ma non solo: si confidano, parlano di sé, dei loro affetti e delle loro relazioni, mi chiedono consigli per il futuro e la loro vita. Ogni giorno mi regalano forza, idee, emozioni. Insieme pensiamo, dubitiamo, decidiamo. Spesso ridiamo, e a volte scappa pure qualche lacrima.

In queste pagine ho deciso di raccontare alcuni di questi incontri, mescolando finzione e realtà. Userò sempre nomi fittizi e combinerò frammenti di storie vere con invenzioni narrativa, per fare in modo che niente e nessuno sia riconoscibile. Metterò in scena solo le storie che considero più rappresentative, quelle cioè che non riguardano solo i singoli individui. Ma propongono situazioni ricorrenti, esperienze comuni e condivise, temi che si ripetono: genitori, amicizie, stage, lavoro, amore e così via. […]

Ma c’è di più: le storie che ho costruito, rielaborando i mille stimoli che tutti i giorni mi arrivano dagli studenti, mostrano che quello che i ventenni di oggi raccontano a una prof non è poi così diverso – un po’ lo è, ma non come alcuni stereotipi sulle generazioni vorrebbero – da quello che i loro genitori e zii, i loro fratelli e le loro sorelle maggiori avrebbero raccontato a una prof dei tempi loro, se ne avessero avuto l’occasione. O racconterebbero anche oggi a un’amica o a un confidente, se mai trovassero il tempo per farlo, pressati come sono – e come siamo tutti – dal lavoro e dalle incombenze quotidiane.

 

L’autrice: Giovanna Cosenza è professoressa ordinaria di Filosofia e Teoria dei linguaggi all’Università di Bologna, dove insegna Semiotica e storytelling, Semiotica dei nuovi media e Semiotica dei consumi. Fra le sue aree di ricerca, ci sono i media digitali, la comunicazione politica e quella commerciale. I suoi ultimi libri, entrambi per Laterza, sono Introduzione alla semiotica dei nuovi media (2014) e Semiotica e comunicazione politica (2018).

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