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ipercubodi Tommaso Castellani, Dedalo, Bari, 2020, pp. 160, € 15,00.

Dopo Il professor Z e l’infinito un altro romanzo matematico intelligente, ironico e appassionante, per ragazzi e non solo, per chi odia la matematica e per chi già la ama.

Anni Ottanta. Alla fine della seconda media, Giulio e Ivano passano una vacanza insieme in campeggio. I due ragazzi, accomunati dalla grande passione per la matematica, partono all'esplorazione del mondo che li circonda. Il mondo fisico: una spiaggia tra due fiumi, una pineta, una misteriosa Zona Oscura. E il mondo della geometria: una retta, un piano, uno spazio e anche oltre, tra ipercubi quadridimensionali e oggetti frattali. Ma l'esplorazione più difficile per Giulio, alla soglia dei 13 anni, è quella della propria crescita, tra la non sempre semplice convivenza con i coetanei e la scoperta e l'accettazione delle proprie emozioni. E i segreti del campeggio lo condurranno a confrontarsi con la più temibile di tutte: la Paura. Un po' giallo un po' romanzo d'avventura, con un misterioso Giustiziere di cui i protagonisti cercano di svelare l'identità, la narrazione passa fluidamente dal racconto alla spiegazione dei concetti matematici, accompagnando il lettore in un viaggio nella geometria multidimensionale. Età di lettura: da 11 anni.

L’incipit: Avevano preso a chiamarmi Senza quando avevo chiesto la pizza margherita senza mozzarella.
«Ah, ah, ah! La margherita senza mozzarella!».
«Vuoi pure la pasta al sugo senza pomodoro?!».
Era così: dicevi una cosa sbagliata e la pagavi per sempre. Ma io che la margherita fosse per forza con la mozzarella mica lo sapevo. In tutto il campeggio presero a chiamarmi Senza; dopo due giorni avevo già dimenticato il dispiacere ed ero orgoglioso di avere finalmente anch’io un soprannome.
Ancora non si era visto, in quei primi giorni di vacanza, il Giustiziere. Io ero lì con il mio migliore amico Ivano, insieme alle nostre nonne e alla mia sorellina Maddalena. Ivano era stato in quel campeggio l’anno prima, e conosceva già sia Autan che Scatolè. Autan lo chiamavano così da sempre, perché la mamma lo riempiva di spray contro le Zanzare, e puzzava così tanto che certe sere non gli si poteva stare vicino. Del resto, le Zanzare erano il nemico numero uno anche delle nostre nonne. Pure la mia mi riempiva di spray antizanzare, però io mi andavo a lavare di nascosto. La nonna di Ivano era meno insistente e a un certo punto se ne dimenticava. Ma gli diceva:
«Portati il giacchetto, che c’è Umido!».
All’Umido mia nonna non aveva pensato, e quando la sentì cominciò anche lei a dirmi lo stesso. Arrivavamo al bar con i giacchetti legati alla vita e aspettavamo i ritardatari. Autan puzzava come al solito, Scatolè armeggiava con le sue scatolette. Aveva sempre due o tre scatolette nelle tasche dei pantaloncini, dentro ci teneva biglie e palline di tutti i tipi, tappi o minuscoli cacciavitini.
«Manca Dino».
Dino mancava sempre, perché era lento in tutto, e per questo avevano preso a chiamarlo Dinosauro, che poi era diventato Dino. Quando alla fine entravamo nel bar puntavamo subito al biliardino. Alcune volte era occupato, c’era il Toscano con i suoi amici. Il Toscano aveva un anno più di noi, ma si atteggiava come se ne avesse molti di più, forse perché era alto w aveva un’ombra di baffi sotto al naso (che in realtà gli stavano malissimo). A me del Toscano piaceva l’accento, ma ogni volta che c’era qualche discussione non ero mai d’accordo con lui.
Vivevo la presenza degli altri ragazzi come un fastidio necessario. Era necessario che ci fossero per poter giocare le partite a pallone – che Ivano detestava – e per questo li sopportavo, ma calcio a parte avrei preferito di gran lunga che in tutto il campeggio ci fossimo stati solo io e il mio migliore amico.

L’autore: Tommaso Castellani, dopo un dottorato in fisica teorica alla Sapienza Università di Roma, si è dedicato alla didattica e alla comunicazione della scienza. È stato per tre anni ricercatore presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, ora è insegnante a tempo pieno. È autore di due libri di divulgazione scientifica e scrive di scienza regolarmente sulla rivista «Sapere», di cui è anche editor.

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