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CERVELLO BILINGUEdi Maria Garraffa, Antonella Sorace, Maria Vender, Carocci, Roma, 2020, pp. 144, € 12,00.

 Il libro: Che cosa succede nel cervello di chi impara più lingue? Parlare più di una lingua può procurare dei vantaggi cognitivi nell'arco della vita? Esistono lingue più importanti di altre? È possibile imparare una lingua da adulti? Il bilinguismo può essere di ostacolo a chi soffre di patologie o disturbi specifici del linguaggio o dell’apprendimento? Che implicazioni ha per la società l’aumento della popolazione bilingue? E quali sono i fattori che possono favorire e sostenere il bilinguismo in bambini e adulti? Questi sono alcuni degli interrogativi cui il libro intende rispondere in questo viaggio nel cervello bilingue, a partire dai risultati dei più recenti studi condotti a livello internazionale.

Le recensioni:
Il saggio esplora un'abilità sempre più diffusa (oggi si stima che più del 50 per cento dell'umanità sia bilingue) su cui stanno emergendo importanti novità. Per esempio, che per imparare bene una lingua non è necessario cominciare da bambini. «Per anni» spiega Garraffa «abbiamo pensato che il periodo cruciale per imparare una lingua fosse l'infanzia, per via della maggiore plasticità cerebrale dei bambini. Non è così. Nel 2018, per esempio, uno studio del Mit ha mostrato che fino ai diciotto anni si può imparare una seconda lingua ad altissimi livelli. Perché il fattore fondamentale non è l'età di acquisizione, ma la pratica».
[…] A partire da studi [condotti in diverse Università] alcuni scienziati, tra cui appunto Maria Garraffa, immaginano un futuro in cui l'apprendimento delle lingue farà parte delle linee guida per un invecchiamento sano: «Le prove sono ancora poche, quindi non è possibile proporre raccomandazioni su larga scala. Magari, così come oggi si raccomanda uno stile di vita attivo dopo la pensione, un giorno si raccomanderà lo studio di una lingua». Il cervello, poi, ovviamente non fa differenze tra lingue ufficiali e no: Garraffa ha trovato che anche parlare lingue minoritarie e regionali, come il sardo, il gaelico e l'irlandese, porta vantaggi cognitivi. «In ogni caso, per produrre benefici, l'esposizione alla lingua deve essere costante, intensa e stimolante, cioè deve continuamente sfidare il cervello a imparare nuovi aspetti del linguaggio». […] Un bilingue ben bilanciato non solo avrà una maggiore riserva cognitiva, ma una maggiore conoscenza dei meccanismi e delle finezze del linguaggio (un effetto riscontrato anche nella risonanza magnetica, osservando Io sviluppo delle aree cerebrali preposte al linguaggio), con grandi vantaggi per l'apprendimento di una terza o quarta lingua. «Tutte le lingue sono una grande opportunità per mantenerci sani e culturalmente ricchi. Nei prossimi anni», si augura Garraffa, «la ricerca potrà dimostrarlo più nel dettaglio».
(Giulia Villoresi, Il Venerdì di Repubblica, 24/4/2020)

[…] Attraverso vari studi, le autrici ci fanno notare come certe categorie linguistichequali la fonologia, risultino strettamente dipendenti dall’età di esposizione, mentre altre, come la grammatica (fatte salve alcune parti del discorso) e il vocabolario, restino aperte all’apprendimento durante tutto l’arco della vita. Si analizzano anche gli esiti degli studi sui bambini a riprova della tanto teorizzata – quanto dai più incompresa – duttilità del cervello bilingue rispetto al monolingue.

Tutte queste ed altre considerazioni sono ben prese in conto da questo libello condensato, in cui la ricerca va a braccetto con esempi empirici che ne rendono i concetti chiari ed accessibili anche ai non addetti ai lavori.

[…]

Un capitolo a parte è riservato al rapporto tra bilinguismo e disturbi del linguaggio, in particolare i più comuni ovvero DSL (disturbi specifici del linguaggio) e dislessia, ma anche disturbi dello spettro autistico, ipoacusia, sindrome di Down e afasia. Con estrema chiarezza vengono esposte evidenze scientifiche che scagionano il bilinguismo da qualsiasi accusa di causare o di peggiorare tali disturbi. Nessuna differenza è stata rilevata dagli studi tra bambini bilingui e monolingui affetti da deficit evolutivi come dislessia o DSL. Al contrario, in alcuni casi, i vantaggi cognitivi attribuibili al bilinguismo già evidenziati in soggetti a sviluppo tipico si riscontrano anche nei bambini affetti da disturbi del linguaggio, creando le condizioni favorevoli per attingere ad una risorsa in più.

In definitiva, questi studi dimostrano che il timore che il bilinguismo possa aggravare le difficoltà dei dislessici è infondato: al contrario, la pratica di utilizzo delle due lingue può apportare benefici significativi sia a livello linguistico che cognitivo.

[…]

(Giovanna Pandolfelli, https://donnecheemigranoallestero.com/cervello-bilingue/)

 

[...] Il libro delle linguiste Antonella Sorace e Maria Garaffa dell'Università di Edimburgo e di Maria Vender dell'Università di Verona, è un eccellente aggiornamento sugli aspetti educativi, sociali e neurofisiologici, del polilinguismo. […] Che implicazioni ha per la società l'aumento della popolazione bilingue? E quali sono i fattori che possono favorire e sostenere il bilinguismo in bambini e adulti? Il libro demolisce il pregiudizio che imparare due o più lingue contemporaneamente sia impossibile o dannoso: il cervello di neonati e bambini è in grado di gestire due e più lingue, sviluppando sistemi indipendenti con strutture grammaticali connesse fra loro. E questo ancor prima di iniziare a parlare. Tutti viviamo, più o meno, in ambienti bi- e polilinguistici. Il libro ne è un ottimo studio.
(Arnaldo Benini, Corriere Ticino, 9/3/2021)

Le autrici:
Maria Garraffa insegna neurolinguistica alla Heriot_Watt University a Edimburgo. Dirige il laboratorio di ricerca LangLifeLab.

Antonella Sorace insegna Linguistica acquisizionale all’Università di Edimburgo. Ha fondato e dirige il centro di ricerca e divulgazione scientifica Bilingualism Matters.

Maria Vender insegna Apprendimento e Didattica delle lingue all’Università di Verona. È membro del laboratorio di ricerca LaTec.

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