Novità
Scuola Slow è anche su Twitter (https://twitter.com/Scuolaslow) e su Facebook (https://www.facebook.com/scuola.slow)
![]()
La scuola serve a vivere meglio, non a produrre di più
(Nando Cianci)
Cos'è Scuolaslow
Scuolaslow è una piazza nella quale incontrarsi, discutere, raccontare le riflessioni, le esperienze, le pratiche intrecciate con l'idea di una scuola slow, vale a dire sottratta...
Atlante dei, paesi invisibili, di Franco Arminio, Rizzoli, Milano, 2025, € 18,00.
Il libro: La realtà non ha confini. Ci sono vie di fuga ovunque: la via del cielo, la via di un bacio, la via che segue il volo di una mosca. La via misteriosa che conduce agli universi intorno al nostro. I paesi invisibili di questo Atlante nascono ai confini del mondo che conosciamo, impercettibili strappi che raccontano la letizia e la bontà dell’immaginazione, e che rispondono a un bisogno profondo, una fame di spazi dove sentirsi attraversati dalla scossa della fantasia. Accade, in queste pagine, di trovarsi in un paese dove si accendono sigarette con i lampi oppure in un paese poggiato su una mandria di cavalli o in uno sbadiglio. Non c’è un solo paese in cui non vorremmo abitare almeno un giorno, contenti di dimenticare per un attimo la mestizia del tempo presente, delle cose inchiodate a un realismo malato, che relega l’immaginazione tra i giochi senza conseguenze. È lo scatto nell’impensato, invece, a darci lo slancio per andare avanti.
Andiamo a cercare paesi e paesaggi, quelli che ci sono e quelli che solo lo stupore può trovare.
In queste pagine pervase da una luce che cura, Franco Arminio ha disegnato una mappa di luoghi che appartengono a tutti proprio perché nessuno li ha mai abitati. E con la voce di chi sa inventare mondi provvisori e cangianti ha composto un libro che è un importante esito letterario del suo originale lavoro di poeta e paesologo.
L’incipit: Credo di avere una fede geografica. L’avevo già da bambino quando non andavo a scuola e me ne stavo nel letto in compagnia dell’atlante di mio fratello. Dopo molti anni, ecco che riappare nella mia vita un nuovo atlante. Un libro che si presenta come una mappa dei paesi invisibili subito fa pensare a Italo Calvino. Nel mio caso, però, la più forte ispirazione è venuta dai libri di Henri Michaux, da quelli di Gianni Celati e da una lieve stanchezza arrivata dopo aver visto migliaia di paesi veri.I paesi di questo Atlante li ho scritti con una ragione bambina, una ragione a saltelli, a zampilli. Scrivere è un gesto avventuroso, è sottrarsi alle dogane dei nostri giorni che non ci fanno più immaginare altri mondi. Forse essere vivi è solo tenere aperta la frontiera fra il dentro e il fuori. Per me la letteratura comincia proprio dall’infedeltà ai perimetri. Ogni luogo, ogni corpo è una scrittura che dobbiamo imparare a leggere senza il setaccio del verosimile, ma aprendoci all’impensato, all’invisibile. Ognuno di noi è la mappa dei suoi giri intorno a una terra che non c’è.
Dalle recensioni:
« […] Arminio (… ) qui si stacca del tutto dal realismo di molti suoi lavori per entrare in una dimensione pienamente fantastica e filosofica, quasi fiabesca, dove ogni paese visitato ha una sua “morale” da proporre. A Donnadina, per esempio, “cammini per le strade e senti più che altrove la forza delle cose, la loro presenza serena. Le cose non sono mai in pericolo, il pericolo è il nostro fiato, la nostra firma”. In passaggi del genere è facile ritrovare temi arminiani ben conosciuti: la necessità di prestare cura e attenzione al mondo, anche nelle sue manifestazioni più banali; la desolazione come soglia per un’epifania; l’incombenza della morte nella vita; l’amore fisico come terapia delle anime (e viceversa). Ma se Caraluce non aggiunge molto a riflessioni che l’autore ha fatto spesso nelle sue poesie, è proprio la forma a rappresentare la sorpresa più interessante di questo libro. La scelta della prosa, infatti, è una salutare ventata di freschezza in una produzione poetica che, al netto della generosità creativa dell’autore, talvolta avrebbe bisogno di maggior controllo e selezione. Questi brevi ritratti di luoghi immaginari, invece, conservano la grazia del miglior Arminio, quello che sa dire cose emozionanti con fraseggiare semplice. In questo senso, se identifichiamo il poeta con “colui che ci parla”, Arminio da anni svolge – spesso controcorrente – la funzione del narratore come la intendeva storicamente Walter Benjamin: quella dell’”uomo di consiglio”, ascoltando le cui storie si condivide un’esperienza che verrà poi utile nella vita dell’ascoltatore. [..]».
(Davide Ferrario, doppiozero.com, 28 Aprile 2025)
« […]il fatto importante è che Arminio ha “fame di luoghi” e, come se non bastassero quelli esistenti, ha pensato bene di inventarsi un suo Atlante dei paesi invisibili.
«Un uomo che si sentiva spaesato si è rivolto a un famoso neurochirurgo per farsi mettere un paese in testa. Il neurochirurgo ha accettato l’impresa e per prima cosa ha dato un nome al paese. Lo ha chiamato Marenza: voleva un posto in cui c’è sempre aria di mare.» (pag. 83).
Così, come per magia, da un lato guarisce dalla sua condizione di smarrimento, dall’altro soddisfa il suo desiderio di vivere in “un posto in cui c’è sempre aria di mare”. Un po’ come me. A me, però, piace anche molto l’aria di montagna. Soprattutto d’estate.
Come il neurochirurgo anche Arminio vuole compiere queste magie, cercando di contagiarci con la sua passione – tutta geografica – per i paesi visibili e invisibili e con la sua “ragione bambina”, pronta a stupirsi e a prestar credito alla fantasia e all’immaginazione. […]
Se anche noi siamo stanchi dei paesi esistenti, se come quell’uomo che s’affida al neurochirurgo siamo un po’ spaesati e abbiamo bisogni e desideri che soltanto l’immaginazione e la fantasia possono un po’ soddisfarci, leggere e rileggere quest’Atlante potrebbe tornarci utile. Del resto, creare “paesi invisibili” capaci di corrispondere alle nostre voglie sembra abbastanza facile. Come ha fatto il neurochirurgo, per prima cosa occorre dargli un nome. Un gesto adamitico, una passione creativa legata al desiderio.
[…] Se tutto è una leggenda e ciò che conta è la quotidiana intensità di un pomeriggio qualsiasi, quanto diventa prezioso attraversarla in compagnia di queste pagine?
I paesi invisibili sono in realtà come quelli visibili. Hanno attributi positivi o negativi, sono figli di un desiderio, di una massima o di una riflessione relativa alla condizione umana. Vengono resi invisibili solo per poter costruire un “modello” in cui questa o quell’altra caratteristica venga vissuta in maniera unica, persino unilaterale. Astratta.
L’attributo o la caratteristica può riguardare le vedove, l’aria, la gentilezza, la speculazione edilizia, il filosofare su una sola frase, la discussione permanente contro la morte, e via di seguito.
Immaginati così questi paesi un po’ ci rallegrano e un po’ ci aiutano a riflettere. […]
Ora che il pugno di Arminio si è aperto, sarebbe un vero peccato se si dissolvessero allo stesso modo questi piccoli gioielli verbali dell’immaginazione, sapientemente confezionati e illustrati con grande arte da Manuele Fior».
(Donato Salzarulo, poliscritture.it,15 marzo 2025)
« […] Centrale, ancora una volta, il tema dello spopolamento, della lenta morte dei paesi, se sono abbandonati a loro stessi, così leggiamo di luoghi in cui non va più nessuno, tanto che nessuno ha mai spostato il sasso che interrompe la strada che conduce a Morasugna. Sono talvolta paesi in cui nulla accade “L’ultima storia importante è una molletta caduta da un balcone”. Franco Arminio, aiutato dalle immagini di Manuele Fior, in cui si fondono metafisica e mondo onirico, surreale e reale, lascia che sia la fantasia a disegnare spazi e universi, ricordandoci che “Noi siamo geografia, siamo terra scritta e su questa terra passano i pensieri come passa l’ombra di una nuvola sul prato”. Sono paesi che palpitano di vita o rimasti immobili come Flautonno “Hanno trasformato il paese in un acquario e si sono messi dentro. Fanno la parte delle anfore, dei coralli finti”. O ancora Oniria che non è un paese ma “uno spettacolo teatrale dove non accade niente. Il regista che lo ha concepito da anni è in manicomio”. Fino ad Atracena che “scorre come in tutti gli altri paesi, ma c’è un fondo di resa, un disarmo che rende nobilissimo questo luogo”. Scorrendo le pagine, è possibile scoprire che c’è una grande buca in cui seppelliscono Bucagrande e tutti i suoi abitanti, senza che nessuno se ne accorga, un cimitero dei paesi, che passa inosservati, poichè “I drammi passano inosservati”. Sono luoghi sull’orlo di un precipizio spirituale e fisico come Topisarda “costruito sopra il fiume e scorre verso il mare. Lo sente che sta per annegare”».
(Floriana Guerriero, corriereirpinia.it, 25 febbraio 2025)
L’autore: Franco Arminio è nato e vive a Bisaccia, centro dell'Irpinia orientale in provincia di Avellino. Collabora con diverse testate locali e nazionali come "il manifesto", "Il Mattino" di Napoli, "Ottopagine", "Corriere del Mezzogiorno", ed è animatore del blog "Comunità Provvisoria". Paesologo, Arminio racconta i piccoli paesi d'Italia, e ha realizzato anche vari documentari. Nel 2009, con Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia (Laterza) ha vinto il Premio Stephen Dedalus per la sezione "Altre scritture". Nel luglio 2011, con Cartoline dai morti (Nottetempo) ha vinto per la seconda volta il Premio Stephen Dedalus per la sezione "Altre scritture".
Tra i suoi libri: Viaggio nel cratere (Sironi, 2003), Circo dell'Ipocondria (Le Lettere, 2006), Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia (Laterza, 2008), Poeta con famiglia (Edizioni d'If, 2009), Nevica e ho le prove. Cronache dal paese della cicuta (Laterza, 2009), Cartoline dai morti (Nottetempo, 2010), Oratorio bizantino (Ediesse, 2011, prefazione di Franco Cassano), Geografia commossa dell'Italia interna (Bruno Mondadori, 2013), La punta del cuore, una raccolta di poesie dedicate alla madre (Mephite, 2013), Nuove cartoline dai morti (Pellegrini, 2016), Lettera a chi non c'era (Bompiani, 2021), Studi sull'amore (Einaudi, 2022), Canti della gratitudine (Bompiani, 2024), Accorgersi di essere vivi. Un breviario per chi ha perso la via (Ponte alle Grazie, 2024).





