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La scuola serve a vivere meglio, non a produrre di più
(Nando Cianci)

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Scuolaslow è una piazza nella quale incontrarsi, discutere, raccontare le riflessioni, le esperienze, le pratiche intrecciate con l'idea di una scuola slow, vale a dire sottratta...

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 child_free                                                

Si chiama “child free” ed è la formula vacanze per chi desidera soggiornare in luoghi non "infestati" dalla presenza dei  bambini.  Ce ne dà notizia Vera Schiavazzi, su Repubblica del 5 giugno.  La notizia, per quanto sgradevole, non rappresenta una novità. Già nei primi anni ottanta del secolo scorso, ad esempio,  si potevano leggere, negli Stati Uniti, annunci pubblicitari di appartamenti da affittare sui quali campeggiava uno “spiacenti, non sono ammessi i bambini”.
    Ma, ci dice Repubblica,  adesso la tendenza si diffonde al punto che coloro i quali decidono di fare vacanze in luoghi dai quali sono esclusi i bambini  «rappresentano ormai quasi la metà del pubblico dei villaggi e resort».
     Naturale che la prima reazione a questa notizia sia di sdegno: viene subito in mente l’equiparazione al divieto di ingresso per animali presente in tanti locali pubblici. Così
come viene in mente l’ipocrisia di una società che, crudele con i giovani –per i quali si sforza di creare quello che Pennac chiama il “divieto di avvenire”- lo è in modo altrettanto odioso verso i bambini, per i

quali, parafrasando, vorrebbe istituire una sorta di “divieto di presente”.
Sforzandosi di dominare la sacrosanta reazione emotiva, occorre però riflettere più a fondo sul problema.
Da un lato questa odiosa discriminazione rappresenta un ennesimo aspetto di quell’ “adultismo” che vorrebbe costringere i bambini a non essere più tali se vogliono stare con gli adulti. A questo proposito vi suggeriamo la lettura  di due capitolo del libro Gioventù scippata di Nando Cianci: Fragilità e La notte di Halloween.
   Ma, se vogliano avere un atteggiamento educativo, tanto verso i bambini che verso gli adulti, dobbiamo anche sforzarci di cercare una qualche ragione anche negli atteggiamenti –come quello dell’esclusione dei bambini- che non condividiamo. Nell’interesse proprio dei bambini.  Paradossalmente potremmo scoprire,  cercando questa ragione, che a spingere tanti a cercare vacanze “Adults only” siano proprio atteggiamenti, carenze ed omissioni degli stessi adulti. Come contributo a questa riflessione pubblichiamo, qui sotto il capitolo Le smanie della villeggiatura tratto dal già citato Gioventù scippata. Se volete dire la vostra sull’argomento, vi preghiamo di scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

    ........

 E come i piacevoli modi e gentili hanno  forza di eccitare

 la benivolenza di  coloro co’ quali noi viviamo, così per

 lo contrario i zotichi e rozzi incitano  altrui ad odio ed a

disprezzo di noi. 

                   

 

 

 

LE SMANIE DELLA  VILLEGGIATURA

 

<<I bambini italiani in vacanza sono i più odiati e temuti al mondo, il vero terrore dei villeggianti. Schiamazzano e giocano nei luoghi meno adatti, fanno impazzire bagnini, camerieri e hostess, diventano un veri e proprio incubo per operatori e turisti: quattro su dieci li eviterebbero volentieri. Sono malvisti soprattutto in Grecia. Emerge da uno studio condotto in Francia, Stati Uniti, Grecia, Inghilterra e Spagna (…) su un campione di 2500 tra operatori turistici e villeggianti>>[2].  

.........

La banda, nella piazza del paese, è impegnata in una volenterosa esecuzione della Traviata. Intorno alla cassa armonica, tavolini con gente che ascolta, sgranocchia noccioline, degusta bevande. E’ l’atmosfera della festa di paese nella quale, avventore fra altri, mi trovo immerso in una tiepida serata di questa incerta estate. All’improvviso, dalla giungla dei tavolini circostanti, emerge uno sconosciuto bambinetto di tre o quattro anni. Mi si piazza di fronte, mi fulmina con uno sguardo alla Gengis Khan impegnato in battaglia, afferra il mio sacchetto di lupini appena aperto e lo rovescia con vigore sul tavolino. Lo spreme poi accuratamente, in modo che anche l’acqua venga tutta fuori insieme ai lupini. Sparpaglia infine il tutto sulla superficie del tavolino, che è di quelli apribili, fatti a liste di legno. L’acqua trova, perciò, la strada per giungere sui miei pantaloni. Un’ultima occhiata da guerriero conquistatore e il bimbo si allontana. Restano fermi ed imperturbabili gli adulti a cui va a ricongiungersi, presumibilmente i genitori, nessuno dei quali si avvicina per abbozzare una qualche parola di scuse (ignoro se poi, a casa, abbiano gratificato con esplicita approvazione il bimbo, magnificandone la innegabile intelligenza esplorativa). Nel frattempo alcuni adulti chiacchierano ad alta voce e nugoli di ragazzini ululanti sono scatenati in una sorta di danza selvaggia intorno alla cassa armonica, con evidente giubilo di bandisti ed ascoltatori.

Qualche giorno dopo leggo sui giornali di uno studio condotto da una équipe dell’Ipsa (Istituto internazionale di studi transdisciplinari) in Francia, Stati Uniti, Grecia, Inghilterra e Spagna. Risulta da esso che il 39 per cento degli operatori turistici e dei villeggianti intervistati considera i bambini italiani come quelli da evitare più di tutti quando si è in vacanza. Segue l’elenco delle imprese nelle quali eccellono: scorazzamenti rumorosi nel corridoio dell’aereo,  scorribande chiassose nell’albergo, manomissione di condizionatori d’aria e attrezzature varie, tendenza a sporcare spazi comuni, dispensa di pallonate in faccia e di sabbia negli occhi a chi prende il sole sulla spiaggia, irrefrenabilità a tavola.

Raffrontando le esperienze che ognuno di noi vive con le statistiche risultanti dall’inchiesta i conti, dunque, tornano. Ma dire che i bambini italiani sono –almeno fuori di casa- considerati i più maleducati è solo un eufemismo. I risultati dello studio, in realtà, vogliono dire che sono gli adulti italiani ad essere, in una certa preoccupante percentuale, maleducati ed arroganti. Perché? Semplice: i bambini si formano soprattutto attraverso l’esempio dei genitori e delle altre figure di riferimento (comprese quelle che parlano nelle case attraverso le immagini e i suoni). Facciamo un esempio. A scuola i bambini e i ragazzi partecipano, per anni, a progetti di educazione stradale. Ma, in alcuni casi, in macchina viaggiano con genitori che, regolarmente, per portarli a scuola, attraversano le strade e le stradine di paesi e città a velocità pericolosa, di molto superiore a quella consentita. Per quei bambini e ragazzi il costante esempio dei genitori che negano, con il loro comportamento, quanto essi apprendono a scuola, vale, di fatto, più di anni di educazione stradale. Risultato: durante gli esami di terza media, per mostrarmi quanto il genitore ci tenesse alla sua buona educazione, un ragazzo mi raccontava che in macchina suo padre soleva istruirlo sul fatto che, prima di buttare rifiuti per strada, doveva accuratamente controllare che nessuno stesse sopraggiungendo. Dopo di che poteva tranquillamente lanciare dal finestrino ciò di cui doveva disfarsi.

Certo, è un passo avanti rispetto a quanti addestrano i figli a scorazzare sulla spiaggia come se fossero gli unici abitatori del pianeta. Ma è l’ennesima riprova di quanto sia urgente rifondare e ricostruire, pazientemente, alcuni valori minimi di convivenza quotidiana accettati da tutti. Cosa possibile a patto che non si cada nell’illusione che si tratti solo di bon ton o di imparare regole di galateo. Si tratta, molto di più, di rivedere stili di vita e di relazioni umane più complessive: i bambini e i ragazzi che neanche si accorgono dell’esistenza e dei diritti degli altri sono, in realtà, figli del rampantismo arrogante che molti adulti continuano a scambiare per la modernità.

 (11 agosto 2002)

 

 



[1] Galateo, Einaudi, Torino, 1994, p. 7

[2] il Centro, 7 agosto 2002

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   (Giovanni Della Casa[1])
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