La frase
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Terracarne
Viaggio nei paesi invisibili e nei paesi giganti del Sud Italia
di Franco Arminio, Mondadori, Milano, pp.360, € 18,00
Il libro: La paesologia è la scienza di Franco Arminio. Una scienza inafferrabile eppure concretissima, umorale ma a modo suo esatta. Una disciplina in cui si fondono poesia e geografia: la poesia di una scrittura limpida e visionaria, lavorata col puntiglio e la cura propri della grande letteratura; la geografia del nostro Sud. Arminio gira per i paesi della sua Irpinia, per quelli della Lucania e della Daunia (i paesi invisibili) e della cintura napoletana (i paesi giganti), sconfina in Molise, in Abruzzo, in Salento, si allontana fino alle Marche e al Trentino, e ovunque applica il suo metodo, mette in pratica il suo particolare modo di attraversare i territori e di raccontarli. Il suo sguardo non trascura nulla: le piazze, le strade, i bar, i cimiteri, i paesaggi più sublimi e gli scempi della modernità, lo sfinimento e la desolazione, i lampi e gli slanci. Ne viene fuori un referto preciso e accorato della situazione del Mezzogiorno d'Italia. n referto che prevede annotazioni
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Il Libro: Dopo lo spettacolo Ausmerzen e il suo successo, anche per rispondere alle domande che lo spettacolo stesso aveva creato, Marco Paolini si è immerso per un anno nella scrittura, rielaborando e tessendo in narrazione una mole enorme di dati. Ausmerzen: "eliminare". In questo racconto lungo - sorta di cantata in prosa di un poeta civile, frutto di due anni di ricerche e incontri con testimoni e specialisti - Paolini narra una storia che molti ignorano. Riguarda il programma di eugenetica nazista, una sorta di "prova generale" dello sterminio messo poi in atto con la "soluzione finale". Il nazismo ha prima sterilizzato poi ucciso con la complicità di medici, infermieri, burocrati, ostetrici e psichiatri almeno 400mila disabili, ritardati mentali e pazzi allo scopo di "purificare il sangue della nazione", e soprattutto di risparmiare nel bilancio della sanità, sulla pelle di persone considerate improduttive, considerate vite indegne di essere vissute. Nella postfazione un consistente saggio di Mario Paolini documenta l'origine medica, psichiatrica e storica di Ausmerzen. Se questi sono uomini Lo speciale rapporto dei veneti con la psichiatria dipenderà forse dal fatto che sono un po' tutti matti, da quelle parti? Città e campagne che il capitalismo non ha mai irreggimentato del tutto nella sua regola tayloristica. Modernità imbevuta di strapaese. Fatto gli è che da Zanzotto a Rigoni Stern, fino alla generazione irregolare dei Diamanti, Stella, Bettin cui è lecito accostare un maestro del teatro italiano contemporaneo qual è Marco Paolini, il Nord-Est si configura come il laboratorio intellettuale critico più sensibile ai temi della diversità. Forse per contrasto alla cultura retriva di chi governa su quel territorio. Sarà un caso che pure la misconosciuta (da noi) riforma della psichiatria - valorizzata invece come esemplare in tutto il mondo - sia stata intrapresa da Franco Basaglia lassù fra Gorizia e Trieste? Antiretorica eppure grave, intima e solenne come solo lui è capace di modularla riempiendo la scena, la voce di Marco Paolini ha saputo così riformulare per noi il dubbio progressista più scabroso del Novecento: vale la pena dissipare risorse, in tempo di penuria, per mantenere in vita dei "mangiatori inutili"? Il computo indecente dei risparmi di cui beneficia una società "sana" praticando la sua igiene, cioè eliminando le "vite indegne di essere vissute", è stato recuperato in un foglietto sfuggito alla distruzione degli archivi nazisti. Lista ritrovata in un armadio a Hartheim: «È calcolato che fino al 1° settembre 1941 sono
Il vasto fenomeno comunemente riassunto con l’abusato termine di “globalizzazione” e la connessa omologazione di popoli e culture portano con sé il rischio, per ogni individuo, dello spaesamento, del sentirsi parte di un fenomeno incontrollabile dal quale si viene sballottati senza punti di riferimento cui ancorare la propria esistenza. Il vedersi sotto casa la globalizzazione, con i volti, le lingue e i costumi degli immigrati acuisce, in tanti, questa sensazione, creando una sorta di timore di vedere “scalzata” la propria cultura da quella dei sopravvenuti. Di qui la comprensibile spinta ad attaccarsi sempre di più alle proprie radici, un po’ per reagire alla omologazione, un po’ per affermare e “difendere” la nostra tradizione dalle supposte minacce rappresentate dalle identità di chi viene a vivere da noi.
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