Novità
Scuola Slow è anche su Twitter (https://twitter.com/Scuolaslow) e su Facebook (https://www.facebook.com/scuola.slow)
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La scuola serve a vivere meglio, non a produrre di più
(Nando Cianci)
Cos'è Scuolaslow
Scuolaslow è una piazza nella quale incontrarsi, discutere, raccontare le riflessioni, le esperienze, le pratiche intrecciate con l'idea di una scuola slow, vale a dire sottratta...
Da add editore riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Nell'attenzione che add pone al rapporto con i lettori, dedichiamo una cura particolare alle scuole e agli studenti cui offriamo percorsi che non solo facciano incontrare studenti e autori, occasioni che di per sé lasciano un segno vivo nell'immaginario dei ragazzi, ma che consentano anche attività di approfondimento, di produzione creativa, di crescita (Francesca Mancini, editrice)
L’estate piò essere il tempo del relax, della riflessione, del ritrovato piacere di un tempo rallentato in cui la lettura trovi la sua dimensione naturale. Per favorire e stimolare questo piacere, Scuola Slow ha allestito una piccola vetrina di libri. Che potrà essere arricchita da nuovi titoli che dovessero pervenirci.
Per aprire la scheda di ogni singolo libro in vetrina, cliccate sulla relativa immagine della copertina. Buona lettura a tutti!
È opportuno che docenti ed alunni stringano "amicizia" sui social? E, al contrario, l'assenza dei docenti dai luoghi virtuali non rischia di lasciare libero campo al cyberbullismo? È un problema di regole? E si può essere educatori anche stando sui social?
Ce ne occupamo nell'articolo Il clic educativo.
Per leggerlo cliccare qui.
Attraverso una vicenda autobiografica, la disseminazione dei germi della "Buona scuola". Scoperti dopo un buon piatto di spaghetti con le vongole e un bicchiere di Trebbiano.
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«Che valenza educativa può avere un muro così alto?», si chiese, più di trent’anni fa Mario Tagliani, davanti al muro che separava il carcere minorile “Ferrante Aporti” dal resto del mondo. Cosa c’era dietro lo vide quando lo varcò, per fare da insegnante ai giovani reclusi. Visto da fuori, dietro il muro c’è il carcere. Ma il muro può essere visto anche dall’altra parte. E in quel caso dietro il muro c’è tutta la società. È per questo che una rubrica del blog www.apassoduomo.it si chiama Dietro il muro. E si chiama così anche pensando ai tanti muri -non solo materiali- che si vanno costruendo nel mondo d’oggi, in aggiunta a quelli già esistenti. Perché dobbiamo sapere che i muri servono anche per non farci vedere cosa c’è dietro. È bene, invece, andare a vedere.
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