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NOSTALGIA DEGLI DEIUna visione del mondo in dieci idee, di Marcello Veneziani, Marsilio, Venezia, pp. 304, € 18,00.

Le recensioni«Intorno al diecimila avanti Cristo i nostri antenati cacciatori/raccoglitori incominciarono a stanziarsi in villaggi di pescatori, allevare animali, coltivare il grano e difendere il territorio circoscritto da una recinzione avviando un’idea di organizzazione perfezionatasi con lo sviluppo della scrittura, che tramandò su pietre o rotoli i nomi degli dei, i miti e le leggi della comunità. Gli dei — ogni civiltà ebbe i propri, ma sono comparabili — possono essere interpretati come archetipi che sintetizzano identità, leggi, usi, costumi di queste società stanziali e che indicano i limiti invalicabili della conoscenza e delle applicazioni tecniche, oltre i quali c’è la hybris, ovvero la tracotante sfida degli uomini all’infinito. La domanda che l’ultimo libro di Marcello Veneziani innesca è questa: con quale allegra inconsapevolezza la società contemporanea ha abbandonato questo tipo di sviluppo umano iniziato 12 mila anni fa? [...]

Tutto è stato destrutturato: la storia è andata fuori servizio, il vecchio è solo una oscenità da nascondere, si allontana il vicino ma si vuole avvicinare il lontano, si moltiplicano «i domini senza domus», non c’è più la casa ma c’è l’account, trionfa una cultura che ha puntato su finanza, comunicazione globale e sistema rete smaterializzando la Terra e i rapporti umani.
[…]
"Ormai soltanto un dio ci può salvare" (come scrisse, metaforicamente, Martin Heidegger) dall’infotainment, dalla tecnoscienza, dai deliri paralleli del digitale, dal biologismo estetico per cui tutti credono interessante ciò che è imposto dai grandi operatori della comunicazione? Se ciò accadesse, conoscenza e contemplazione tornerebbero a prevalere sulla trasformazione, l’educazione sulla ricerca, il Cosmo — ovvero una civiltà con confini e connessioni — sul Caos. Muterebbe la predilezione per tutto ciò che è nuovo e globale e il disinteresse verso ciò che tradizionale e locale.
Per alcuni critici, lo scenario di Veneziani è solo espressione nostalgica e reazionaria per il ritorno a una civiltà chiusa (da qui le ripetute citazioni di Platone) rispetto a una aperta, a-fondazionale e determinata solo dall’efficacia cogente delle sue trasformazioni. Il saggio erudito e ben scritto di Veneziani inocula, tuttavia, il dubbio che con la morte degli dei e della storia si stia proprio tornando alla preistoria, quella dei cacciatori/raccoglitori senza lavoro, senza casa, senza tradizione, esposti al caso e capaci solo di condividere cibo d’occasione in micro-comunità instabili: un cupio dissolvi, insomma! Una civiltà, infatti, e questo è il richiamo del libro, "non si esprime nell’evoluzione della tecnica e dell’economia ma nello sviluppo di tecnica ed economia in rapporto alla cultura e alla vita dei popoli singoli"».
da Pierluigi Panza, Corriere della sera, 22 gennaio 2019)

«Esiste un pensiero all’altezza della crisi che stiamo vivendo? Un pensiero che, partendo dalla situazione dell’uomo d’oggi “provvisorio, vagante e occasionale”, senza radici, ci dia un orientamento, ci indichi una via d’uscita e non si arrenda al mercato e alla tecnica, ad una vita ricca di mezzi e povera di senso? A queste domande cerca di rispondere Marcello Veneziani in Nostalgia degli dei. Una visione del mondo in dieci idee (Marsilio), che è un po’ la sintesi del suo pensiero, della sua appassionata e quarantennale ricerca. I lettori più avveduti certamente riconosceranno in questo testo pagine e brani tratti dalle sue opere precedenti; così pure i temi, le dieci idee che hanno formato oggetto costante della sua riflessione e che l’autore denomina dei, quasi a voler indicare “nel tempo della labilità” la durata di ciò che sfida il tempo, le stelle polari che possono guidare gli uomini nella loro vita: Civiltà, Patria, Famiglia, Comunità, Tradizione, Mito, Destino, Anima, Dio, Ritorno. Tutte queste idee, queste “aperture oltre la caducità dell’esistenza”, che compongono insieme una visione del mondo, vanno però ripensate (è infatti solo il pensiero “che illumina la notte e ordina il caos, per quel che è possibile davanti al mistero”) e sono legate da un filo rosso, che è insieme un sentire e un pensare. Un sentire che è costituito dalla nostalgia, intesa non come un sentimento romantico di rimpianto per il mondo perduto, ma come “amore per la luce, per l’inizio e per ciò che va oltre la morte”. Ed un pensare che non è mera riproposizione di ciò che è stato, di ciò che è storicamente trascorso, ma ritorno a quel che è essenziale. […] 
Contro il nichilismo che nega la verità, facendo sua la lezione di Ortega y Gasset, Veneziani sostiene che esiste una verità, ma che nessuno la possiede per intero: “ciascuno può e deve amare la verità, ricercarla; ma non può pretendere di averla in pugno. Ciascuno della verità conosce solo un aspetto, uno scorcio, un lato”. Ma tradiamo la verità, quando la subordiniamo alla volontà di potenza, al mercato, al partito, all’io. Il pensare nostalgico invece si caratterizza per l’umiltà, per il senso della misura e del limite, per l’amor fati (…). È un pensare che non rifiuta la tecnica, il confronto: la tecnica certo allevia il dolore, distrae dal tempo che passa, dalla vecchiaia, dalla morte, soffoca la solitudine, ma alla fine non cancella i limiti della nostra vita. 
[…] Certo, preliminare al pensare nostalgico è una scommessa che richiama quella di Pascal (ed anche il “Dio è un rischio” di Prezzolini):”tra il sacro e il nulla, tra il fato e il caso, tra il senso e l’insensato, decido di scommettere…siamo dentro al nichilismo… ma possiamo decidere se starci convinti che sia il migliore dei mondi possibili o l’unico, e che la nostra condizione sia inevitabile e insuperabile… o se disporci in vista di qualcosa che non sia il deserto… persuasi che ci possa essere qualcosa di diverso dentro, dopo e oltre il nichilismo.”
Il pensare nostalgico, che è intuitivo piuttosto che analitico, allusivo piuttosto che deduttivo, è per sua natura contiguo alla poesia».
(da www.barbadillo.it)

  

Il risvolto: Per la prima volta collegati in una compiuta visione del mondo, Marcello Veneziani propone in Nostalgia degli dei i temi affrontati nell’arco di quarant’anni di studio e ricerca. Nel corso dei secoli, le divinità si sono fatte idee, principi fondamentali per la vita e per la morte, amore per ciò che è superiore, permanente e degno di venerazione. Oggi una società schiacciata su un presente assoluto, in cui nessuna differenza è accettata, sembra aver spazzato via anche gli ultimi limiti necessari alla loro sopravvivenza: il confine che protegge, il pudore che preserva, la fede che è amore per la Luce. Come in una galleria di gigantesche figure di marmo, l’autore osserva e racconta le dieci divinità che hanno fondato il pensiero e l’esistenza dell’uomo. E nel tracciarne i profili ne svela il senso recondito, la loro necessità fuor di metafora per ricominciare a «pensare anziché limitarci a funzionare» nella vita di tutti i giorni. Attingendo a una costellazione di pensatori che da Platone e Plotino passa per Vico e Nietzsche, fino ad arrivare a Florenskij ed Evola, nel suo lungo percorso di scrittore Veneziani conserva quella nostalgia del sacro che consente agli uomini di uscire dal loro mondo e dal loro tempo, di riconoscere i propri limiti e trascenderli, di trovare orizzonti, tutori e aperture oltre la caducità della nostra esistenza.

L’incipit: La nostalgia degli dei è l’amore per la luce, per l’inizio e per ciò che va oltre la morte. Che vuol dire nostalgia degli dei? Prima che figure, presenze, e potenze divine, gli dei designano stati e avvenimenti inconoscibili e imponderabili che avvertiamo come superiori. «Dei» vuol dire che accadono cose, si vedono, si pensano eventi e fenomeni che non dipendono da noi e non si possono spiegare, scoprire, calcolare, determinare in alcun modo. Ci sono cose che sfuggono alla fisica del mondo, presenti nella loro assenza, visibili nella loro invisibilità. E sono le cose essenziali, decisive, fatali, che destinano il corso della vita, della morte, del mondo. La nostalgia degli dei non è un sentimento romantico che rimpiange l’età dell’oro e il mondo perduto ma è un pensiero che torna all’origine e risale alle forme, alle fonti, agli archetipi della nostra mente. Liberiamo gli dei dal racconto mitologico e dalle raffigurazioni arcaiche in cui sono avvolti. Proviamo a risalire alla loro scaturigine. All’essenza del numinoso e al suo inevitabile, elementare richiamo che esercita sulla mente. Urge un pensiero vivente, in grado di trasformare la vita di coloro che lo accolgono.
Cosa sono le dieci parole chiave che animano queste pagine, quel decalogo di nomi: Civiltà, Destino, Patria, Famiglia, Comunità, tradizione, Mito, Anima, Dio, Ritorno? Sono gli dei di cui nutriamo nostalgia, i numi tutelari che sentiamo mancare o vacillare nella vita presente, gli stessi che danno senso, sostanza e lungimiranza alla vita, dalla nascita alla morte, e oltre. Come altro definirli se non dei?

L’autore: Marcello Veneziani è nato a Bisceglie nel 1955, dove ha vissuto fino alla laurea in filosofia all’università di Bari. Vive tra Roma e Talamone. Dopo aver fondato e diretto riviste, decide di cambiare vita e si ritira nella scrittura. Il simbolo della svolta fu un libro dedicato a Plotino, concepito all’alba del terzo millennio. Il suo pensiero è scandito da quattro temi cardinali: l’amore inquieto per la tradizione e la rivoluzione conservatrice che ne discende; la preferenza per la comunità rispetto all’individualismo; la filosofia del ritorno, come nostalgia delle origini e ricordo nella lontananza; l’amor fati, l’accettazione della vita nel segno del destino. Quel perimetro compone una visione spirituale della vita. Il suo è un pensiero intuitivo, lampeggiante, che gioca con la divina malleabilità della parola, anche con ironia. Pensiero sintetico più che analitico, oltre il nichilismo pervasivo e dissimulato della sua epoca. Ha scritto vari saggi di storia delle idee, filosofia civile e cultura politica, oltre a testi letterari e teatrali, tra i quali La sposa invisibile (2006), Rovesciare il ’68 (2008), Sud (2009), Amor fati (2010), Vivere non basta. Lettere a Seneca sulla felicità (2012), Dio, patria e famiglia. Dopo il declino (2013), Ritorno a sud (2014), Anima e corpo (2014). Per Marsilio di recente ha pubblicato Lettera agli italiani (2015), che ha ispirato un format teatrale portato in tour in tutta Italia, Alla luce del mito e Imperdonabili entrambi del 2017.

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